La goccia 26 gennaio, 2015 | Redazione A Sud

irlanda[di Tracy Ryan e Laura Fano su Comune Info]

 

Il racconto di una giornata speciale in una piccola nazione di quattro milioni di abitanti, poco avvezza alle grandi mobilitazioni di piazza. La crisi e le politiche di austerità sembravano esser state stoicamente accettate dalla popolazione, in nome di un presunto interesse nazionale. Ora, una nuova tassa sull’acqua e una possibile privatizzazione hanno risvegliato gli animi in un’ isola piovosa dove questo bene è anche un simbolo fondamentale che ha definito il rapporto della gente con il territorio.

 

 

In un freddo mercoledì di dicembre, 100.000 persone hanno riempito le strade di Dublino per protestare contro le nuove tariffe sull’utilizzo dell’acqua, tariffe che potrebbero arrivare a 500 euro annuali per una famiglia numerosa. RTE, il canale televisivo pubblico, ha riportato che i partecipanti erano solo 30.000, ma anche altri media sono stati riluttanti nel fornire i giusti dati e nell’ammettere cosa stava realmente accadendo: la gente si stava finalmente ribellando. Questa era la terza manifestazione da ottobre organizzata da Right2Water Ireland. Nella prima protesta dell’11 ottobre, 250.000 persone avevano occupato le strade del centro di Dublino spingendosi fino al Parlamento. Nella protesta successiva del 1 novembre, diffusa in molti centri minori in tutta l’isola, si stima che abbiano partecipato più di un milione di persone, un numero enorme in un paese di soli quattro milioni di abitanti. Qualcosa stava cambiando. E a poco valevano le concessioni che il governo era pronto a fare in seguito alla prima manifestazione, quali ridurre le tariffe, o un sussidio di cento euro per chi le avesse accettate. La gente appariva irremovibile.

 

 

Nel 2008 quando l’economia irlandese crollò a picco, la domanda era: perché la gente non si ribella? Nel dicembre 2009 c’era stata una manifestazione iniziale contro le misure di austerità, seguita dalle elezioni del 2011 in cui Fianna Fail, il partito di centro destra che aveva guidato il paese durante il periodo del boom e gli anni in cui la Tigre Celtica era considerata l’esempio più riuscito delle politiche neoliberiste, era stato duramente sconfitto. Da allora però, a differenza degli altri PIIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), non si erano viste grandi proteste nelle strade, …fino ad oggi. Le politiche di austerità hanno colpito severamente la maggior parte della popolazione, schiacciata dal peso di un debito contratto dallo stato per salvare le banche pari a 64 miliardi di euro. Si tratta di un debito enorme e odioso per un paese così piccolo, che però non è mai stato messo in discussione né dal governo attuale, né dal precedente, che addirittura varò le misure di salvataggio delle banche senza un voto parlamentare. Dopo sei anni di austerità, le tariffe sull’uso dell’acqua sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

 

 

La popolazione irlandese già paga l’acqua attraverso la tassa automobilistica e l’IVA, 1,2 miliardi di euro all’anno per un servizio carente, con acqua non potabile in alcune parti del paese e perdite pari al 42 per cento della rete idrica nazionale. La giustificazione del governo che le tariffe sarebbero servite per migliorare il sistema idrico è apparsa poco credibile, in particolare di fronte alle modalità tutt’altro che trasparenti con cui è stata creata Irish Water, la società mista che avrebbe gestito il sistema. Soprattutto, le tariffe sono state viste come il primo passo verso la privatizzazione dell’acqua. Ancora una volta, le nostre risorse erano in vendita.

 

 

La grande differenza tra campagne precedenti e quella di Right2Water è che lamobilitazione è avvenuta quasi interamente dal basso: piccole riunioni in centri comunitari, sopra i pub, in case private e nelle strade. Ci sono stati anche gruppi di quartiere che si occupavano di bloccare l’installazione dei contatori a livello locale- Siteserv, la compagnia incaricata di installarli, non è riuscita ad entrare in alcune zone, tanto forte è stata la resistenza popolare.

 

 

La sinistra, quasi inesistente per tutto il periodo repubblicano, si è unita dietro questo slogan e ha acquistato numeri e forze insperate. La mobilitazione sui social media è stata molto forte. ‘Right2Water Ireland’ ha 23.800 likes  e ‘Call for a Revolution Ireland’ (una pagina che diffonde informazioni su questa e altre campagne) ha 57.700 likes. La prospettiva internazionale ha inoltre rafforzato la mobilitazione. La data del 10 dicembre è stata scelta perché è la giornata internazionale dei diritti umani e l’essenza della campagna è proprio che l’acqua è un diritto umano e che non deve essere mai privatizzata, né in Irlanda, né altrove. Quel giorno la Detroit Water Brigade era presente e ha parlato con emozione della privatizzazione del sistema idrico nella città americana e di come oggi 25.000 famiglie si trovino senza acqua e servizi igienici. Shamayin, uno dei guerrieri dell’acqua, ha detto ‘Detroit rappresenta il fantasma del vostro futuro se l’Irlanda continuerà su questa strada’.

 

 

Il 10 dicembre si respirava un’incredibile sensazione di unità, mentre cantavamo, ballavamo e salutavamo quei politici che la pensavano come noi e spingevano per l’abolizione totale delle tariffe idriche. Dietro al palco il Parlamento era ancora in seduta e speravamo che i parlamentari si affacciassero alle finestre, ascoltando le voci accalorate e tremando un po’ al suono delle parole di James Larkin, noto leader sindacalista ormai deceduto, che si levavano dal palco ‘I potenti appaiono potenti perché noi siamo in ginocchio. Solleviamoci!’

 

 

Nonostante la grande mobilitazione, la legge è stata approvata e firmata dal Presidente della Repubblica durante le feste natalizie. La lotta però non è finita. Il prossimo passo sembra essere un rifiuto di massa a pagare le nuove tariffe, che probabilmente coinvolgerà un ‘enorme parte della popolazione. Le elezioni di quest’anno poi saranno sicuramente interessanti.

 

 

 

*Articolo pubblicato su comune-info.net, 11 gennaio 2015

 

 

 

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