La decisione del Tar del Lazio sullo Sblocca Italia 2 maggio, 2018 | Redazione A Sud

Lo scorso 25 aprile il Tar del Lazio ha rinviato alla Corte di Giustizia Europea il giudizio di merito sul ricorso dei Comitati contro il decreto Sblocca Italia, in particolare sulle norme relative all’incenerimento dei rifiuti.

 

 

Le considerazioni della Rete di Cittadinanza e Comunità:

 

E’ SEMPRE IL GRANELLO DI POLVERE A BLOCCARE GLI INGRANAGGI

 

Le Donne del 29 Agosto di Acerra e le Mamme di Venafro, congiuntamente al Movimento Legge Rifiuti Zero e grazie alla professionalità dell’Avv. Carmela Auriemma, hanno ottenuto che l’art. 35 dello Sblocca Italia, relativo all’incenerimento dei rifiuti, sia esaminato dalla Corte di Giustizia Europea perché in contrasto con la politica di smaltimento prevista dall’Unione. Una vittoria epocale dalla quale discendono importanti considerazioni:

  1. L’Italia è il fanalino di coda in tema di politiche ambientali se contempla ancora mezzi di smaltimento dei rifiuti obsoleti e fortemente inquinanti come gli inceneritori, all’ultimo posto nella relativa graduatoria europea
  2. I nostri Governi, centrali e regionali, hanno sempre imposto l’incenerimento dei rifiuti alle comunità territoriali – spesso con la violenza – in danno non solo della salute pubblica, ma del diritto dei popoli ad autodeterminarsi: si mostrano tuttora non solo sordi, ma – per interessi economici degli imprenditori “amici” – volutamente miopi in materia e incapaci di gettare le basi per un futuro diverso
  3. Le comunità in lotta hanno maturato nel tempo una grande conoscenza dell’avversario, hanno saputo aggregare tecnici di grande valore e, accanto alla protesta, hanno sviluppato strategie di pianificazione degli interventi e conoscenze specifiche che le pongono, ormai, sullo stesso piano di quelle statali
  4. Sono state le piccole comunità e non le grandi sigle ambientaliste a riportare una vittoria enorme sullo Stato Italiano. E’ stato un pugno di donne oneste e risolute a cambiare la storia della giurisprudenza in materia.

Pertanto, questo incredibile risultato ci rende fier* del percorso finora fatto e pien* di speranza per il futuro. La lotta paga, la vittoria finale arriverà. #stopbiocidio #jatevenne

 

 

 

 

IL COMUNICATO STAMPA DEL 25 APRILE

La prima importante vittoria al TAR Lazio sul nostro ricorso per annullare il Decreto attuativo Sblocca-Italia

 

Ieri il TAR Lazio ha pubblicato l’Ordinanza con cui, come da noi richiesto espressamente in subordine all’annullamento del Decreto attuativo, rimette alla Corte di Giustizia Europea il giudizio di merito sulle cinque questioni pregiudiziali da noi sollevate nel ricorso sulle evidenti difformità tra le norme europee (Direttive 2008/98/CE e 2001/42/CE) oltre che nazionali (D. Lgs. 152/2006) e la Legge 133/2014 ex Sblocca Italia in merito a:

  1. la corretta attuazione della gerarchia di trattamento dei rifiuti che prevede si debba provvedere in ordine prioritario alla Riduzione – al Riutilizzo – al Recupero e sono in ultimo allo Smaltimento, ed al momento i 40 impianti di incenerimento esistenti sono autorizzati in massima parte come impianti di smaltimento D10 senza alcun recupero di energia;
  2. la questione di compatibilità alla Corte di Giustizia UE nel caso che al collegio decidente fossero sorti dubbi in ordine alla diretta applicazione nella presente sede delle conclusioni in questione, sussistendone comunque tutti i presupposti, motivo accolto con Ordinanza del 24 aprile 2018;
  3. la mancata esecuzione della Valutazione Ambientale Strategica V.A.S., sempre prevista in caso di programmi o piani statali di gestione rifiuti che hanno impatto sull’ambiente e la salute ma del tutto ignorata dal Ministero dell’ambiente con motivazioni risibili;
  4. la carenza di istruttoria e l’errata base di calcolo del presunto “fabbisogno residuo” di incenerimento, basato su dati ISPRA male interpretati ed artificiosamente gonfiati;
  5. il contrasto tra la Legge 133/2014 ed il Regolamento europeo 850/2004 rispetto alla mancata prevenzione rispetto alla pericolosità degli inquinanti organici persistenti.

 

La Corte ha infatti rilevato tra l’altro che sull’art. 35 della Legge 133/2014 “sorge il dubbio di conformità euro-unitaria laddove qualificano solo gli impianti di incenerimento ivi considerati secondo l’illustrazione degli Allegati e delle Tabelle di cui al d.p.c.m. quali infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, che attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati e che garantiscono la sicurezza nazionale nell’autosufficienza, dato che una simile qualificazione non è stata parimenti riconosciuta dal legislatore interno agli impianti volti al trattamento dei rifiuti a fini di riciclo e riuso, pur essendo tali due modalità preminenti nella gerarchia dei rifiuti di cui alla richiamata Direttiva” .

 

Ora la battaglia si sposta a breve alla Corte Europea a Lussemburgo con la possibilità di un giudizio di merito che potrà finalmente “fare giurisprudenza” definitiva sull’incenerimento in Europa, obiettivo che non sarebbe stato conseguito con il solo annullamento del Decreto citato.

 

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