La Corte Penale Internazionale riconosce il diritto al risarcimento per danni ambientali 23 febbraio, 2018 | Redazione A Sud

???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????[di Tosca Ballerini per A Sud]

Con una sentenza emessa il 2 febbraio 2018 che obbliga il Nicaragua a risarcire il Costa Rica per i danni derivanti dall’abbattimento di 300 alberi e la deforestazione di 6,19 ettari di vegetazione, la Corte Penale Internazionale (CPI) riconosce, per la prima volta, il diritto al risarcimento per danni ambientali. Secondo quanto si legge nella decisione della CPIè coerente con i principi del diritto internazionale che regolano le conseguenze di atti illeciti a livello internazionale, incluso il diritto della riparazione integrale, di considerare che i danni ambientali diano luogo al diritto di risarcimento danni.” Nel caso specifico, la CPI ha condannato il Nicaragua a risarcire i danni ambientali derivanti dallo scavo, nel 2010 e nel 2011, di due canali su territorio del Costa Rica al confine tra i due stati e all’interno di una zona umida protetta facente parte della Convenzione Ramsar, un trattato internazionale per la conservazione e l’uso sostenibile delle zone umide e delle loro risorse.

Secondo il Costa Rica le attività di scavo e deforestamento hanno ridotto la capacità di questa zona di fornire beni e servizi ecosistemici e il paese ha chiesto il risarcimento per 6 tipi di danni: perdita di legname degli alberi abbattuti; perdita di altri materiali grezzi utilizzabili per la produzione di fibre vegetali ed energia; riduzione della capacità di regolazione dei gas e qualità dell’aria (inclusa la capacità di sequestrazione del carbonio); perdita di biodiversità (habitat e zone di nursery); riduzione della capacità di mitigazione dei rischi naturali; riduzione della capacità di controllo della formazione del suolo e dell’erosione. La CPI ha riconosciuto l’esistenza dei primi 4 tipi di danno (perdita di legname, di materiali grezzi, del servizio di regolazione dei gas, e di biodiversità) e obbligato il Nicaragua al loro risarcimento.

Risarcimento per distruzione di beni ambientali e perdita di servizi ecosistemici

Nella sua decisione, la Corte nota che “la mancanza di certezza sull’entità del danno non preclude la possibilità di ordinare un risarcimento che approssimativamente rifletta il valore del danno o la perdita dei beni e dei servizi ambientali”. Nel determinare l’importo del risarcimento dovuto da parte del Nicaragua, la Corte ha dunque considerato sia il valore da essere corrisposto per il ripristino dell’ambiente danneggiato, sia il danneggiamento e la perdita dei beni ambientali e dei servizi ecosistemici dal momento dell’azione di distruzione sino al momento del ripristino ambientale. Il Nicaragua deve quindi pagare al Costa Rica 2708 US$ per il ripristino della zona umida e 120 000 US$ per il danneggiamento e perdita di beni ambientali e servizi ecosistemici che erano ad essa associati. La sentenza della CPI obbliga inoltre il Nicaragua a risarcire costi e spese aggiuntive sostenute dal Costa Rica in seguito delle attività illegali condotte dal Nicaragua, per un totale di 378,890.59 US$ da pagare entro il 2 aprile, data dopo la quale dovranno essere corrisposti degli interessi del 6% annuo.

Precedente giuridico importante

Secondo le parole del presidente della Commissione sui diritti e le politiche ambientali dell’Unione per la Conservazione della Natura (IUCN), l’avvocato Sébastien Mabile, riportate dal giornale francese Actu Environnement, il risarcimento che dovrà pagare il Nicaragua è piuttosto elevato considerando la piccola estensione di superficie danneggiata. “Se future decisioni della corte implicheranno risarcimenti importanti, è probabile che questo abbia grandi conseguenze” nelle dispute tra stati confinanti. La CPI è stata istituita nel 2002 a seguito della ratifica dello Statuto di Roma, un trattato internazionale ratificato da 123 paesi (Cina, India, Russia e Stati Uniti esclusi), e ha giurisdizione sopra i crimini che sono stati compiuti sul territorio di uno stato membro o che sono stati compiuti da una persona con la nazionalità di uno stato membro. Essa si occupa dei crimini internazionali più gravi, come il genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini di aggressione e i crimini di guerra. È dagli anni ’70 che in varie occasioni e da più parti della società civile è stato chiesto all’ONU di includere anche il concetto di ecocidio, cioè “dei cambiamenti negativi e spesso irreparabili all’ambiente, determinati […] deliberatamente o per negligenza criminale”, tra i crimini contro l’umanità.

Il movimento cittadino internazionale End Ecocide on Earth ha anche presentato un progetto di modifica dello Statuto di Roma per includere il concetto di ecocidio come nuovo crimine contro la pace. La proposta di modifica dello Statuo deve però essere iniziata da uno Stato membro e deve essere approvata con maggioranza di due terzi degli Stati membri. In attesa di un’eventuale modifica dello Statuto, nel Settembre 2016, il prosecutore della CPI aveva annunciato che la corte dell’Aia avrebbe cominciato ad occuparsi in maniera prioritaria di crimini ambientali, perseguendo i governi e le persone fisiche che hanno compiuto dei crimini definiti dallo Statuto di Roma che “sono commessi per mezzo di, o che risultino, in particolare, nella distruzione dell’ambiente, lo sfruttamento illegale delle risorse naturali o l’espropriazione illegale di terre”. La decisione presa dalla CPI nel caso tra Costa Rica e Nicaragua costituisce un precedente giuridico importante per le dispute future che riguarderanno i crimini ambientali.

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