Italia cementificata. Agricoltura e Turismo “perdono terreno” 27 agosto, 2012 | Redazione A Sud

suolo-300x222Negli ultimi 40 anni abbiamo perso 5 milioni di ettari agricoli e siamo passati da una superficie coltivata di 18 milioni di ettari a meno di 13, un trend gravissimo che dobbiamo interrompere assolutamente. A risentirne, oltre al settore agro-alimentare, anche quello turistico. Cementificazione e abusivismo dilaganti le calamità da contrastare.

LA’ DOVE C’ERA L’ERBA… – Quello della cementificazione è un annoso problema che si sta abbattendo sulle zone agricole di maggior concentrazione. Pianura padana, ma anche terreni di montagna e aree marginali, sono soggette al problema dell’abbandono da parte degli agricoltori, causata dai pochi guadagni e da un che schiaccia i coltivatori. In merito è intervenuto Mario Catania, Ministro per le Politiche Agricole, evidenziando una triste realtà: «La cementificazione è irreversibile e rischiamo di lasciare un Paese compromesso alle generazioni future».

IMPORTAZIONI E ABUSIVISMO – All’interno di questo scenario si inseriscono due questioni che potrebbero sembrare scontate, ma sono invece preoccupanti. La prima è quella inerente alla crescente diminuzione di prodotti nostrani e la conseguente necessità di importare generi di consumo che fino a mezzo secolo fa caratterizzavano l’eccellenza del Made in Italy. L’altra, e più diffusa, è quella dell’abusivismo edilizio che negli ultimi sessant’anni è diventato un “vanto” per lo stivale; quasi un marchio di fabbrica. Dal 1948 a oggi sono stati 4,5 milioni gli abusi. 75mila all’anno e 207 al giorno, a fronte di tre condoni negli ultimi 16 anni (1985, 1994 e 2003).

ALTRI DATI, ALTRI ALLARMI – Nei prossimi vent’anni, la superficie di territorio occupata dalle aree urbane, in Italia, crescerà di circa 600mila ettari, pari a 75 ettari al giorno. E’ la stima che Fai e Wwf forniscono nel dossier Terra rubata, viaggio nell’Italia che scompare. Emerge, inoltre, che negli ultimi 50 anni, l’area urbana in Italia si sia moltiplicata di 3,5 volte e, anche in questo caso, è aumentata di quasi 600mila ettari. Paradossalmente, ci calcola che anche quei Comuni svuotati a causa dell’emigrazione sono cresciuti di oltre 800 mq per ogni abitante perso.

TURISMO A RISCHIO – A causa di questa cementificazione compulsiva, la punta di diamante dell’Italia, il turismo, rischia di veder spuntate le proprie armi di attrazione di massa. Se infatti il panorama della penisola è il più bello del mondo, l’idea di seppellirlo sotto una colata di cemento non è delle più esaltanti. Queste non sono vuote affermazioni campanilistiche. Lo stesso New York Times scriveva alcuni giorni fa: Ogni mille metri di spazio, in Italia, costituisce un museo all’ aperto più importante o altrettanto importante di ogni altro museo del mondo. È facile rendersi conto della vastità della perdita.

COSA NE DERIVA? – I progetti delle grandi infrastrutture mettono a rischio 84 aree protette, 192 siti di interesse comunitario e 64 international bird area. La conseguenza più immediata è quella di un territorio meno protetto e più fragile. In Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6.439 vittime tra morti, feriti e dispersi. Allarmante anche il rischio desertificazione: il 4,3% del territorio italiano è considerato soggetto a fenomeni di desertificazione e il 12,7% come “vulnerabile”.

CONTROMISURE PER AGRICOLTURA E TERRITORIO – E’ necessario intervenire al più presto ed è lo stesso Ministro Catania ad indicare la rotta con un disegno di legge ambizioso che prevede l’introduzione di regole che limitino le quantità di terreno agricolo che possono essere sottratte alla cementificazione. Tali normative sono state individuate nei seguenti tre punti: un tetto massimo nazionale alla superficie agricola edificabile; divieto di mutamento di destinazione, ovvero il congelamento, per almeno 10 anni, del cambiamento nella destinazione d’uso per i terreni agricoli per i quali sono stati erogati finanziamenti europei o aiuti di Stato; abrogazione della norma che consente agli enti locali di utilizzare una quota dei proventi dei titoli edili per il finanziamento delle spese correnti. Diventerà realtà?

Infine, è necessario un censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio su scala comunale per contrastare più efficacemente il fenomeno, dando la priorità al riutilizzo dei suoli, anche attraverso la leva fiscale, per penalizzare l’uso di nuove risorse territoriali. Bisognerebbe tenere sempre più conto delle scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità prima di procedere ai cambi di destinazione d’uso dei terreni, senza dimenticare l’impatto devastante che tutto questo ha sulle nostre produzioni agricole e sul fabbisogno alimentare su scala locale.

Daniele Rocca



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