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Diario da Durban. La Cina dice si' a vincoli sul clima. Ma con gli Usa

 

[di Giuseppe De Marzo su l'Unità del 6 dicembre 2011] Questione di picco. Su questo c’è un consenso unanime, la data fissata per il picco di emissioni deve essere il 2015. Se l’anno successivo invece che diminuire aumenteranno non potremo tornare indietro. La febbre della Terra salirebbe di oltre 2 gradi centigradi, il famoso limite fissato da tutti nelle precedenti COP tenutesi a Copenaghen ed a Cancun. I meccanismi di adattamento, mitigazione e compensazione non basterebbero a contenere la catastrofe, piaccia o meno alle Banche Centrali, agli Spread, alle Agenzie di Rating o ai Governi dei grandi inquinatori.

 

 

E con questa scomoda verità dovranno fare i conti da oggi i 17 capi di Stato ed i 130 ministri attesi. Rispetto agli altri vertici un fallimento, visto che tra i capi di governo presenti nessuno è europeo, né rappresenta qualcuno dei grandi inquinatori planetari o dei paesi emergenti. Più che un segnale, la prova del disimpegno completo su una questione definita sino a due anni fa “la minaccia più grave per l’umanità”. La percezione anche all’interno delle stesse delegazioni governative qui a Durban è che il “business” e la geopolitica siano ormai il vero ostacolo per cambiare la rotta. Un deterrente così forte da lasciare a casa la politica ed impedire la costruzione di una strategia capace di dotarsi di una visione generale e di un piano d’azione immediato e vincolante per rispondere ai drammi del caos climatico.

Non c’è altra spiegazione che possa giustificare l’assenza dei principali capi di Stato, visto che la minaccia in questi due anni non è stata sconfitta anzi, è diventata molto più reale e miete oltre 350 mila vittime all’anno, senza parlare dei danni economici senza precedenti (ne sappiamo qualcosa ormai anche noi italiani). A questo punto diventa fondamentale salvare Kyoto, in scadenza nel 2012, cercando di prorogare l’unico accordo che fissa un limite vincolante alle emissioni di gas climalteranti. La Cina si è detta disponibile a patto che lo facciano anche gli USA, anche se appare quasi impossibile che questi ultimi decidano di farlo.

Per ora l’unica cosa decisa qui a Durban è il luogo della prossima COP18: sarà il Qatar, uno dei paesi con l’emissione procapite più alta al mondo e sicuramente tra quelli meno intenzionati ad abbandonare l’era del petrolio. A parlare invece dell’età del sole sono arrivate le delegazioni di Via Campesina da tutto il mondo per partecipare al “people space”, lo spazio dei popoli all’Università dove si riunisce la società civile. Albero Gomez, coordinatore internazione dell’organizzazione che raggruppa oltre 600 milioni di contadini denuncia come l’agricoltura industriale, le monoculture e l’accaparramento delle terre siano tra le principali cause dell’inquinamento planetario, degli sfollamenti e della perdita di decine e decine di milioni di posti di lavoro.

“Noi contadini del mondo vogliamo che l’agricoltura non sia oggetto dei tavoli di negoziazione. Abbiamo bisogno di agro ecologia per salvare il pianeta e non di agrobussiness”. Staremo a vedere, picco permettendo.


Giuseppe De Marzo, portavoce Associazione  A Sud

su l'Unità del 6 dicembre 2011

 

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