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Assemblea RIGAS a Genova. Per un nuovo paradigma

RIGAS a Genova, nel decennale dal G8 dal 2001. Giovedì 21 luglio si è tenuta l’assemblea “Giustizia ambientale e sociale. Dai referendum a Durban, verso un nuovo paradigma” presso lo spazio “Uniti contro la crisi”.


Sul palco il portavoce di A Sud Giuseppe De Marzo e Vilma Mazza di Ya Basta, tra i fondatori di RIGAS, si sono confrontati con padre Alex Zanotelli e Don Gallo, Corrado Oddi del comitato referendario per l’acqua bene comune e Gianni Rinaldini, ex presidente della FIOM.


De Marzo ha dato avvio al dibattito affermando che “devono smetterla di farci credere che il clima sia una questione lontana, esclusivamente economica. I cambiamenti climatici sono prima di tutto una questione sociale”. De Marzo ha denunciato un sistema che risponde alle crisi limitando i diritti dei cittadini e riservandosi privilegi. A Cancun solo la Bolivia si è opposta alla mercificazione delle risorse naturali (con meccanismi come il REDD+), ai prossimi appuntamenti di Durban e Rio+20 i paesi ricchi cercheranno la santificazione del loro diritto a inquinare, mentre le condizioni di vita nel pianeta diventeranno talmente insostenibili da costringere, entro il 2050, quasi 1 miliardo di persone a emigrare. La cittadinanza deve rispondere organizzandosi; per questo De Marzo chiude il suo intervento lanciando due appuntamenti: il primo a settembre, per la costituzione di un forum italiano per l’energia che cercherà di arrivare all’elaborazione partecipata di un bilancio energetico nazionale, assente da 25 anni. Il secondo a novembre, in cui si convocherà una conferenza internazionale sul clima in preparazione del vertice di Durban.


Oddi riprende il discorso sottolineando come “la vittoria referendaria dia un nuovo slancio, che non va perso. Se il 57% degli italiani ha voluto impedire la privatizzazione dell’acqua, significa che la tematica dei beni comuni è percepita dalla maggioranza del paese. Tocca adesso fare insieme un lavoro di pratica sociale ed elaborazione collettiva che conduca a un piano energetico nazionale e serva da guida per le vertenze territoriali”.


Sui beni comuni ha insistito anche Rinaldini, definendoli “vincoli sociali, spazi pubblici sottratti al mercato adesso consacrati dalla vittoria referendaria”. Esiste un deficit democratico, secondo il sindacalista, a livello europeo che si può sanare soltanto ripensando la partecipazione. Garantendo il diritto dei lavoratori a decidere i termini del loro contratto, ad esempio, e garantendo servizi pubblici essenziali come la sanità.


Sulle stesse note batte Vilma Mazza, affermando che “un altro mondo non è più soltanto possibile, è necessario. Rispetto a dieci anni fa, mi sento molto più vicina ai movimenti del Sud del mondo perché adesso lottiamo davvero contro lo stesso modello, per lo stesso cambiamento”. Facendo rete, i cittadini possono rompere le compatibilità, passando dal rifiuto dell’esistente alla realizzazione dell’alternativa.


Alternativa che, secondo Don Gallo, deve basarsi sulla resistenza. Termine da non dimenticare e che ripete Alex Zanotelli, ricordando che “nel 2001 ci hanno schiacciato. Anche se adesso loro sono ancora al potere, non siamo qui per leccarci le ferite. Siamo qui perché abbiamo ripreso fiato e ora vogliamo riprenderci la parola”. Chiedendo una tassa sulle transazioni finanziarie, denunciando l’ingente3297 problema delle armi (per la difesa il governo italiano ha appena stanziato 27 miliardi di euro), unendo il grido dei poveri al grido della terra.


Queste sono le proposte di RIGAS, che verranno approfondite nel cammino verso la conferenza sul clima di Durban a fine novembre. Forti del risultato referendario, ma consapevoli che potrà essere chiamato vittoria solo se porterà a una nuova democrazia, energetica e partecipata.

 

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