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La COP17 soccombe all'apartheid climatico!

[Durban, Sudafrica – 10 Dicembre 2011] L'antidoto è l'Accordo dei Popoli di Cochabamba! - Le decisioni scaturite dalla COP17 delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico costituiscono un crimine contro l'umanità, secondo la coalizione dei movimenti e organizzazioni della società civile, Justicia Climática Ahora! (CJN!).

Qui in Sudafrica, luogo che ha ispirato il mondo attraverso la lotta e la liberazione della maggioranza nera del paese, le nazioni ricche hanno cinicamente creato un nuovo regime di apartheid climatico.

“Rimandare un'azione concreta fino al 2020 è un crimine di proporzioni globali” dichiara Nnimmo Bassey, Presidente di “Amigos de la Tierra Internacional”. “Un aumento della temperatura globale di 4 gradi centigradi, permesso da questo piano, costituirà una sentenza di morte per l’Africa, per  i piccoli stati insulari e quelli più poveri e vulnerabili del mondo. Questo vertice ha amplificato l'apartheid climatico, poiché il ricco 1% ha deciso che è accettabile sacrificare il restante 99%”.

Secondo Pablo Solón, ex capo negoziatore dello Stato Plurinazionale di Bolivia “è falso dire che a Durban è stato adottato un secondo periodo di obblighi derivanti da Kyoto. La decisione reale è stata semplicemente rimandata alla successiva COP, senza obblighi di riduzione di emissioni da parte dei paesi ricchi. Questo significa che il Protocollo di Kyoto vivrà di vita artificiale finché non verrà rimpiazzato da un nuovo accordo, che sarà tra l'altro più debole. Gli inquinatori del mondo hanno ostacolato le azioni concrete e nuovamente hanno scelto di “tirar fuori dai guai” investitori e banche, espandendo il già accidentato mercato del carbonio che, come avviene con tutte le attività dei mercati finanziari attuali, arricchisce principalmente poche persone.

“Quello che alcuni vedono come inazione, in realtà è la dimostrazione di una falla tangibile del sistema attuale, che ha causato le crisi economiche, sociali ed ambientali”, ha dichiarato Janet Redman dell' Institute for Policy Studies di Washington. “Le banche che hanno causato la crisi finanziaria stanno traendo profitto, speculando e lucrando sul futuro del pianeta. Il settore finanziario sta cercando una maniera per uscire dalla crisi, creando nuove  merci per cercare di salvare questo sistema fallito”. Nonostante si parli di una mappa proposta dall'Unione Europea, il fallimento di Durban dimostra si siamo arrivati ad un vicolo cieco.

I portavoce di Climate Justice Now! hanno invitato la Comunità Internazionale a ricordare che un programma per affrontare realmente il cambiamento climatico, deve basarsi tanto sulle necessità del pianeta, identificate dagli scienziati, quanto sul mandato dei movimenti popolari emerso dalla Conferenza Mondiale dei Popoli sul Cambiamento Climatico e la Madre Terra, realizzata in Bolivia nel 2010. L'Accordo di Cochabamba è stato presentato in seguito alla sua discussione alla UNFCCC, ma successivamente il testo della negoziazione venne cancellato.

Informazioni addizionali

Tecnologia

“Le discussioni sulla tecnologia sono state monopolizzate/sequestrate dai paesi industrializzati che parlano a nome delle loro corporazioni transnazionali”, afferma Silvia Ribeiro dell'organizzazione internazionale ETG Group. “La critica al monopolio delle patenti, o la valutazione ambientale, sociale e culturale delle tecnologie, è stata eliminata dai risultati di Durban. Senza affrontare queste preoccupazioni fondamentali, i nuovi meccanismi tecnologici saranno meramente un trampolino verso il mercato globale a beneficio delle corporazioni transnazionali, che vendono tecnologie pericolose ai paesi del Sud, come la nanotecnologia, la biologia sintetica o la geo-ingegneria.”

Agricoltura

“L'unico modo di avanzare in materia di agricoltura è appoggiare le soluzioni agro-ecologiche, e tenere l'agricoltura fuori dal mercato del carbonio”afferma Alberto Gómez, coordinatore della Via Campesina per il Nord-America, il movimento contadino più grande del mondo. “Le attività agroindustriali, attraverso il loro modello sociale, economico e culturale di produzione, costituiscono una delle cause principali del cambiamento climatico e incrementano la fame nel mondo. Per questo rifiutiamo i Trattati di Libero Commercio, gli Accordi di Associazione e tutte le forme di applicazione di diritti di proprietà intellettuale sulla vita; gli attuali pacchetti tecnologici (agro chimico, modificazione genetica) e tutti quelli che offrono false soluzioni (agrocombustibili, nanotecnologia o agricoltura climatica “intelligente”) e non fanno altro che esacerbare la crisi attuale”.

Redd+ e progetti di carbonio forestale

“REDD+ minaccia la sopravvivenza dei popoli  indigeni e delle comunità che dipendono dai boschi. Numerose e crescenti evidenze mostrano che i popoli indigeni sono soggetti alle violazioni dei propri diritti come risultato dell'applicazione delle politiche e dei programmi come il REDD”  dichiara la Alleanza Globale dei Popoli Indigeni e Comunità Locali contro il REDD e per la Vita. Nel suo comunicato, diffuso durante la prima settimana del COP17, dichiarano che “REDD+ e il Meccanismo di Sviluppo Pulito (MDL) promuovono la privatizzazione e mercatizzazione dei boschi, degli alberi e dell'aria attraverso il commercio e la compensazione dei carbonio dei boschi, suolo, agricoltura, vi si potrebbero includere addirittura gli oceani. Denunciamo che i mercati di carbonio sono un ipocrisia e che non arresteranno il riscaldamento globale”.

Sulla Banca Mondiale e il fondo cliamatico globale

“La Banca Mondiale è un canaglia nella fallita economia neoliberale”, ha segnalato Teresa Almaguer di Grassroots Global Justice Alliance degli Stati Uniti. “Abbiamo bisogno di un fondo climatico gestito attraverso una governance partecipativa, non tramite un'istituzione antidemocratica che è in gran parte responsabile delle alterazioni climatiche e della povertà nel mondo”. Il fondo Climatico Mondiale si è convertito nel Fondo Avido Climatico” dichiara Lidy Nacpil, di Jubileo Sur. “ Il fondo è stato monopolizzato dai paesi ricchi, in base ai loro termini, e fondato per dare più garanzie al settore privato”.

Sull' economia verde

Le politiche climatiche hanno preso una svolta in direzione dell' “economia verde”; pericolosamente riducono il compromesso etico e le responsabilità storiche verso un'economia del calcolo di efficienza, del costo-beneficio, commercio e opportunità di investimento. La mitigazione e l'adattamento non devono essere trattate come un affare commerciale, né devono essere condizionate dall'intervento del settore privato, né orientate verso una logica di profitto. La vita non è in vendita!

Sul debito climatico

“I paesi industrializzati del Nord sono moralmente e legalmente obbligati a risanare il debito climatico” afferma Janet Redman, Co-direttrice di SEEN presso l'Institute for Policy Studies. “I paesi sviluppati sono diventati ricchi a spese del pianeta e del futuro dei popoli, sfruttando il carbone ed il petrolio. Essi devono pagare per le perdite e per i danni derivati da tali azioni, riducendo drasticamente le proprie emissioni, e appoggiando finanziariamente i paesi del Sud verso un cammino di energia pulita. I paesi sviluppati, assumendosi la propria responsabilità storica, devono onorare il debito climatico in tutte le sue dimensioni come base di una soluzione scientifica giusta ed effettiva, che non deve essere solo compensazione economica, ma giustizia riparatrice, intesa come una restituzione integrale alla Madre Terra e a tutti i suoi esseri viventi. Chiediamo ai paesi sviluppati di impegnarsi nel compiere azioni in questo senso. Solamente questo potrebbe ricostruire la confidenza che si è perduta e iniziare un cammino migliore.

Sulle  soluzioni reali

“ L’unica soluzione reale al cambiamento climatico è lasciare il petrolio, il carbone e le sabbie bituminose nel sottosuolo”, Ivonne Yanez, Acción Ecológica, Ecuador.


Per maggiori informazioni si contatti:
Mike Dorsey – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , telefono:  +27 (0)79 863 8756 o +1-734-945-6424
Nick Buxton – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. telefono: +27(0)81 589 8564

Link al testo in lingua originale


Comunicato stampa della rete Justicia Climatica Ahora! (CJN!)

Traduzione di Rossella Palma

 

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