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Diario da Durban - Stanno per seppellire Kyoto

[di Giuseppe De Marzo su l'Unità del  9 dicembre 2011] “L’accordo vincolante è, oggi, fuori dalle nostre possibilità”, questa l’amara e drammatica affermazione del capo delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, intervenuto in conferenza stampa a Durban durante il vertice mondiale sul clima.

Le conseguenze politiche di questa affermazione dovrebbero far riflettere a lungo, scatenare talk show ed aprire immediatamente dibattiti politici sul presente ed il futuro della nostra governance globale. Nell’epoca della “crisi globale” tutto ciò passa invece in secondo piano, mostrando la debolezza della politica in questo passaggio storico.

Ora è ufficiale, a tre giorni dalla conclusione della COP17 le Nazioni Unite abdicano davanti alla più grave crisi dell’umanità. Così l’unico accordo legale vincolante in scadenza il prossimo anno, Kyoto, sta per essere seppellito qui in Africa. Per gli africani presenti uno schiaffo in faccia durissimo. Si parla di aspettare almeno il 2020 secondo alcuni, Cina inclusa, o invece provare a riproporre almeno un Kyoto2 per arrivare al 2015, l’anno del picco delle emissioni. E suonano ancora più preoccupanti le parole del segretario generale delle Nazioni Unite quando dice che “il tempo non è dalla nostra parte. Il mondo ed i suoi popoli non possono accettare “no” come risposta a Durban. La scienza è chiara”. Ed allora ci domandiamo, se non sono più le Nazioni Unite a guidare e rappresentare il mondo in un momento così urgente e drammatico, chi lo dovrebbe fare?

Ban Ki Moon ha poi esortato i governi a mantenere almeno la parola data a Cancun sulla creazione di un Fondo Verde per aiutare le nazioni più colpite dagli impatti climatici, quasi sempre le più povere, e consentire con le nuove tecnologie di adattarsi per puntare ad un futuro sostenibile. Anche su questo, per ora, solo parole. Dunque, liberi tutti. Il capo delegazione Stern ha già fatto sapere insieme al ministro canadese di non essere disponibili alle riduzione delle emissioni sino al 2020.

A nulla evidentemente vale la scienza nel sostenere unanimemente che non abbiamo altri 10 anni. L’UE sta muovendo la sua diplomazia nell’estremo tentativo di mettere in campo una coalizione di “volenterosi” che possa da subito ed autonomamente riuscire a far fronte al caos climatico. Si pensa ai paesi dell’AOSIS, la coalizione dei piccoli stati insulari che rischiano di scomparire a causa dell’innalzamento dei mari, gli LDC, i paesi meno sviluppati e magari addirittura la Cina.

A questo punto non resta che sperare nella pressione internazionale e nella partecipazione della società civile globale per riuscire a supportare un accordo che sia vincolante, anche se diventa difficile davanti al silenzio di una stampa troppo legata ormai alle stesse lobby dell’inquinamento. Mancano tre giorni, facciamo presto.



Giuseppe De Marzo, portavoce Associazione A Sud


 

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