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Partita a Durban con poche speranze la Conferenza mondiale sul clima


[Marica Di Pierri* su ilmanifesto.it]  E' iniziata lunedì nella città sudafricana la 17° Conferenza Onu sul clima, ultima chance per decidere come superare la prima fase di Kyoto e invertire la rotta del riscaldamento globale prima che sia troppo tardi. Ha preso il via ieri a Durban, in Sud Africa, la 17° Conferenza delle Parti dell'ONU sul clima, ultima occasione utile per decidere come andare oltre la prima fase di vigenza del protocollo di Kyoto e contemporaneamente ultima spiaggia - secondo gli scienziati - per invertire la rotta del riscaldamento globale prima che sia troppo tardi. L'obiettivo di Kyoto, firmato nel '97 durante la 3° Cop sul clima dell'Onu, era moderatamente ambizioso: ridurre le emissioni di gas clima alteranti del 5,2 % entro la fine del 2012, data di scadenza del protocollo.

Le ultime rilevazioni parlano invece di un aumento delle emissioni di oltre il 30% negli ultimi 20 anni. Un livello, secondo la comunità sicientifica, tale da causare un aumento della temperatura di 4°c nei prossimi decenni. Un aumento di questa entità, spiegano gli scienziati, sarebbe catastrofico: significherebbe una accelerazione sensibile dei processi di desertificazione e dello scioglimento dei ghiacciai (con conseguente innalzamento dei mari e rischio scomparsa per centinaia di isole e ampie zone costiere), l'aumento della frequenza e della violenza dei fenomeni climatici estremi e l'intensificarsi dei flussi migratori per causa legate al clima. E' per questo che la scienza guarda a Durban come all'ultima occasione, a countdown non solo iniziato, ma prossimo allo zero.

Nonostante i reiterati allarmi degli scienziati, di pochi giorni fa l'ultimo rapporto in tal senso dell'IPCC – l'International Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, il 2010 è stato un anno record per le emissioni di gas serra. In tutto 33,5 miliardi di tonnellate di Co2 riversate in atmosfera, con un aumento di quasi il 6% rispetto al 2009. Dati che rimandano alla responsabilità dei governi e all'urgenza di adottare misure idonee a far fronte a una minaccia globale della massima gravità.  Eppure è chiaro che Durban sarà, come le precedenti conferenze, un fallimento annunciato. Lo preannunciano il disinteresse della stampa e della comunità internazionale; l'irremovibile contrarietà di Usa e Cina; le dichiarazioni di molti paesi (tra cui Canada, Giappone e Russia) che negano anch'essi il loro impegno per una strategia post Kyoto; i risultati già visti negli ultimi due appuntamenti di Copenaghen 2009 e Cancun 2010 durante i quali le uniche misure varate dai governi sono andate nella direzione di finanziarizzare la crisi climatica, attraverso soluzioni come il carbon trade e i Redd+.

“False soluzioni”, tali le qualificano le reti internazionali di movimenti sociali che della giustizia ambientale e climatica hanno fatto la loro bandiera. Reti che negli ultimi anni hanno denunciato in più occasioni la mancanza di volontà politica dimostrata dai governi e che si ritroveranno nuovamente in questi giorni in Sud Africa per opporre all'incapacità della governance le proposte della società civile: proposte alle quali si è lavorato nel 2010 in Bolivia, durante la Conferenza Mondiale dei Popoli sui Cambiamenti Climatici e i Diritti della Madre Terra, e che si uniscono a quelle formulate, declinate e praticate da tempo nei diversi paesi. Riconversione industriale, agricoltura organica, efficienza e transizione energetica verso un futuro post-carbon, difesa dei beni comuni, sostegno alle economie locali sono alla base della visione dei movimenti, secondo cui per non cambiare il clima occorre cambiare il modello.


Sui tavoli di negoziazione, allestiti presso il Centro Conferenze della città, cui si siederanno le rappresentanze di oltre 190 paesi, la questione centrale sarà la ricerca di un accordo condiviso per definire una road map post-Kyoto, che ad oggi rappresenta l'unico seppur insufficiente accordo vincolante e che rischia di scadere lasciando il passo ad un pericoloso vuoto. Altro tema riguarderà la costituzione e la gestione del Fondo verde per il clima pattuito a Cancun per la definizione e gestione del quale un ruolo di primo piano sarebbe svolto dalla Banca Mondiale. Lo scetticismo degli osservatori internazionali sulle possibilità di successo del summit sono note da mesi. Il vertice durerà in tutto due settimane, e si chiuderà il prossimo 10 dicembre. L'arrivo della maggioranza delle delegazioni governative è prevista a partire da martedì 6. Il 1 dicembre inizieranno invece i fori di discussione organizzati dalla società civile, dal Campus dei Rifugiati climatici all'assemblea africana delle donne contadine, dalle carovane transafricane in arrivo Durban attraverso diversi paesi del continente, al forum su sovranità alimentare e agroecologia. Confluiranno tutti nella mobilitazione di piazza, prevista per sabato 3 dicembre e che prenderà il via proprio dal Centro Conferenze in cui si portano avanti le negoziazioni.  Molte saranno le mobilitazioni parallele in altre città di tutto il mondo: non a caso il 3 dicembre è stata scelta dai movimenti sociali come Giornata Mondiale di Azione sul Clima.

 

* Associazione A Sud


su ilmanifesto.it

http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/5943/

 

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