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La giustizia climatica può partire da qui. In nome di Madre Terra

[di Giuseppe De Marzo su L'Unità 21 Aprile 2010] diario da Cochabamba. Qui si è combattuta e vinta la guerra dell'acqua. Di qui può partire la proposta di istituire un Tribunale Internazionale per i crimini ambientali.

Cochabamba è un caleidoscopio di colori e suoni che riflettono i volti e le parole di decine di migliaia di persone provenienti da più di centotrenta paesi del mondo.

Dieci anni fa questa città aveva vissuto la prima guerra per l'acqua, dopo le privatizzazioni imposte dalla Bm a vantaggio della multinazionale Bechtel, quella dell'ex vice presidente degli Stati Uniti Cheney.

Una guerra che vide un intero popolo ribellarsi per riappropiarsi di un diritto umano fondamentale. Il 10 aprile de 2000, dopo mesi di assedio in città e diversi morti – tra cui un ragazzo di 17 anni, Victor Hugo Daza – la Bechtel venne cacciata ed il governo dell'ex dittatore Banzar costretto a stracciare il contratto per paura di un'insurrezione.

Da quel giorno la “Guerra dell'acqua” di Cochabamba ha ispirato decine di milioni di persone e dato speranza alle migliaia di lotte per la difesa dei beni comuni diffuse in tutto il mondo. Non è un caso che la prima conferenza mondiale dei popoli sui cambiamenti climatici e i diritti della Madre Terra si stia svolgendo proprio qui.

È da questo luogo che prende sostanza politica un nuovo approccio alla crisi ecologica ed economica. Cochabamba risponde al fallimento di Copenaghen ed alla incapacità della governance globale di trovare le risposte e le misure urgenti di cui abbiamo tutti bisogno.

Sono centinaia i gruppi di lavoro autogestiti dove si incontrano attivisti, scienziati, volontari, premi Nobel, intellettuali e politici di tutto il mondo.

La diagnosi per la “nostra malattia”, come dicono i popoli delle Ande, è la stessa ovunque: cambiare il sistema, non il clima. Sono i ghiacciai della Bolivia lo specchio di questa necessità. La mitica montagna Illimani che domina La Paz ha ridotto a vista d'occhio il proprio manto gelato.

Non esiste ancora un reato che sanzioni i crimini ed i delitti climatici che attentano ai diritti della Terra e degli umani. Anche per questo uno dei temi centrali nella discussione di questi giorni è legato alla istituzione di un Tribunale Internazionale sulla Giustizia Climatica, che risponde sia all'esigenza di tipizzazione internazionale dei crimini ambientali che a quella di rafforzare gli impegni dei governi nella riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

Giuseppe De Marzo – portavoce associazione A Sud -


 

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