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Fosse comuni in Colombia

[Fonte Carta.org - Giuseppe De Marzo] Il periodico spagnolo El Publico lo scorso 26 gennaio ha dato l'ennesima notizia shock sul paese andino amazzonico: trovata una fossa comune con almeno 2.000 cadaveri. La fossa comune è stata scoperta nella regione del Meta, in località Macarena.

Il periodico spagnolo El Publico lo scorso 26 gennaio ha dato l’ennesima notizia shock sul paese andino amazzonico: trovata una fossa comune con almeno 2.000 cadaveri. La fossa comune è stata scoperta nella regione del Meta, in località Macarena. Dopo i forni crematori utilizzati dai paramilitari nella regione del Norte de Santander, la scoperta di un’altra fossa comune pesa come un macigno sulle teste dei cittadini e delle cittadine colombiane impegnate a difendere i diritti umani e rappresenta l’ennesima costante minaccia verso i movimenti sociali. Ma quello che preoccupa maggiormente è che dal ritrovamento dei cadaveri è venuto fuori che si tratta di una fossa utilizzata solo dal 2005 ad oggi. Come dire che le decine di migliaia di scomparsi degli anni ’80 e ’90 devono ancora saltar fuori.
 
Quante saranno dunque le fosse della morte da scoprire ancora? E dove sono? Quando avrà fine questo lungo e violento stillicidio di emozioni a cui sono sottoposti i familiari delle vittime? Nessuno può rispondere a questa domanda, tanto meno il governo in carica, direttamente responsabile e complice, nella migliore delle ipotesi, di quanto avviene in Colombia.

Ormai nessuno più si scandalizza delle giornaliere sparizioni forzate. Una parte della popolazione ha sviluppato una sorta di distacco inconscio verso le barbarie che si ripetono giornalmente, quasi a volerle esorcizzare non riconoscendole.
 
Un problema questo destinato a perdurare come spettro di una psiche collettiva che dovrà comunque prima o poi fare i conti con il proprio passato. Sino ad allora l’apparente indifferenza di una parte della società colombiana risulta essere molto utile all’azione autoritaria e fascistizzante del governo di Uribe, amico dei paramilitari e delle corporations.
 
Una paura sociale così diffusa che tiene in scacco i sentimenti di molti, ghiacciati da 50 anni di guerra contro la popolazione colombiana, serviti a riempire le casse dei narcos, dei militari, dei governanti di turno che si sono alternati al potere e soprattutto delle grandi multinazionali statunitensi ed europee. Il crescente numero di casi di «falsi positivi» ed esecuzioni extragiudiziali, le politiche di sicurezza democratica, le segnalazioni e uccisioni dei leader indigeni, contadini e dei movimenti sociali, le concessioni per le basi militari statunitensi e le privatizzazioni di tutti i beni comuni, sono il modus operandi ordinario del governo Uribe.

Mentre i precedenti governi tentavano in maniera velata almeno di dissociarsi o di essere più cauti in certe azioni, la novità dell’attuale governo stanno proprio nella semplificazione del campo nemico prodotta dall’uomo che ha fondato la prima cellula paramilitare nel 1994 da governatore della regione di Antioquia.
 
Il fatto è semplice: o sei con Uribe o sei un nemico del popolo e stai con i terroristi delle Farc, sempre e comunque. Non importa se tu sia un esponente del sindacato, del movimento indigeno o contadino, se tu sia un avvocato o un difensore dei diritti umani, un giudice o persino un parlamentare di opposizione. Se sei contrario a Uribe, sei un terrorista. Questa è la visione tranchant portata a palazzo Narino dall’uomo dalla mano ferma, come ama definirsi.

Allo stesso tempo si continuano a scoprire le fosse comuni, mentre le famiglie degli scomparsi vengono torturate due volte: la prima per la sparizione forzata dei loro cari e la seconda per la vergognosa risposta dello Stato davanti al loro dramma. Giornalmente riceviamo segnalazioni dalle organizzazioni colombiane per i diritti umani di vessazioni, di insulti, di umiliazioni, davanti alle denunce dei familiari. «Se ne è andato con un’altra donna. Torni più tardi», oppure «Si è arruolato nelle Farc», «Aspetti qualche altro giorno e poi apparirà». Meglio accettare che in alcuni casi si sia trattato di omicidio e non di una scomparsa forzata, così da ricevere qualche spicciolo di riparazione.

Proprio il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza che sospende la direttiva del governo denominata Appoggio alla Giustizia Penale, l’ennesimo tentativo da parte di Uribe di insabbiare le atrocità commesse dai propri commensali. Infatti questa direttiva, fermata almeno per ora dal Consiglio di Stato, aveva il merito di far si che i crimini di lesa umanità commessi dalla forza pubblica venissero giudicati da tribunali penali militari e non dalla magistratura. Allo stesso tempo Uribe ha presentato una mozione per bloccare persino un progetto di legge presentato dalle opposizioni per rendere omaggio alle vittime scomparse forzatamente in decine di migliaia. Anche questo distingue dagli altri il miglior alleato di Bush prima e di Obama adesso. Forse anche per questo gli USA hanno da poco siglato l’accordo per creare sette basi militari statunitensi in suolo colombiano?

E’ molto probabile che siano ancora tante le fosse comuni da scoprire. I familiari delle vittime non hanno nessuna fiducia nelle istituzioni colombiane. Un caso del genere dovrebbe trovare immediatamente l’attenzione della comunità internazionale, troppo spesso impegnata a stabilire al Pentagono quali siano i paesi buoni e quali quelli cattivi dove portare «aiuto». Davanti a una ecatombe tanto vasta, che rende poca cosa in termini numerici i massacri pinochettiani e della dittatura argentina, abbiamo tutti il dovere di fare di più. A partire dalla società civile italiana e dalla molte organizzazioni impegnate al fianco della popolazione colombiana, bisogna far sentire la nostra voce e soprattutto la nostra vicinanza ai familiari ed a quanti lottano in un paese ancora così martoriato.
 
carta
 
Giuseppe De Marzo
 
 

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