Intervista a Renato Di Nicola del Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua 24 aprile, 2018 | Redazione A Sud

[di Laura Boschetto per Redazione A Sud]

 

Dal 17 al 22 marzo 2018 si è svolto a Brasilia il Forum Alternativo Mondiale dell’acqua (FAMA) organizzato dai movimenti sociali e dalle reti della società civile che sono impegnati da anni nella difesa dell’acqua come diritto umano, ribadendo che l’acqua è un diritto e non una merce.

 

Sin dalla sua nascita nel 2003 il FAMA, che si realizza ogni 3 anni, si caratterizza per essere un evento internazionale e democratico che raccoglie organizzazioni e movimenti sociali, provenienti da tutto il mondo, che lottano per difendere l’acqua come diritto umano fondamentale, bene comune dell’umanità e di tutti gli esseri viventi.

 

In contemporanea al FAMA, sempre a Brasilia, si è svolto al World Water Forum (WWF), organizzato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, che vede coinvolte le grandi multinazionali e i governi nel confronto sulle politiche inerenti la sicurezza idrica globale.

 

Il FAMA si oppone al WWF sottolineando la mancanza di indipendenza del Consiglio organizzatore, che sotto l’influenza delle grandi aziende multinazionali di fatto cerca di indirizzare i processi decisionali dei governi e influenzare l’opinione pubblica verso un’ottica privatistica della gestione delle risorse idriche.

 

Intervista a Renato Di Nicola del Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua

 

Quali sono stati gli obbiettivi di questa ottava edizione del FAMA che sii è da poco conclusa in Brasile?

 

Innanzitutto, fare da contrappeso alla narrazione del WWF e quindi offrire un’altra chiave di lettura della realtà che aiutasse persone, movimenti ed organizzazioni ad avere maggiore conoscenza e chiarezza anche sul piano simbolico ed organizzativo. E far nascere, anche in Brasile, una rete organizzata in difesa dell’acqua finora inesistente. Oltre che capire meglio come costruire campagne e strutture globali che aiutino a lottare non solo dai territori ma anche a livello planetario sull’acqua ed i beni comuni.

 

Questi obiettivi sono stati tutti presenti durante il Forum ma non sempre hanno avuto modo di essere all’altezza della sfida ed a darsi gambe organizzative e proposte adeguate. Bisogna capire che il FAMA si è tenuto in Brasile, un Paese attraversato da una crisi politica e sociale spaventosa che vede i poteri forti direttamente al comando coadiuvati dalla rete informativa egemone della catena O’ Globo e dalla maggioranza della struttura militare del Paese.  Sicuramente il tema politico principale e attuale del Brasile (Fora Temer/Viva Lula) è stato presente nelle giornate del FAMA in modo forte ed anche il tema acqua è stato utilizzato nella battaglia politica interna al Brasile. Era inevitabile. Tra l’altro Temer* il giorno dopo la defenestrazione della Presidente Dilama Russell si è incontrato con Nestlé e Coca-Cola per parlare della gestione dell’Acquifero Guaranì.

 

Inoltre, i locali dove poter accogliere la seconda fase del FAMA sono stati concessi solo 15 giorni prima dell’inizio del Forum e solo paventando un’occupazione. Per queste ragioni lo stesso fatto che il FAMA si sia tenuto con la partecipazione di 7 mila persone e 35 paesi rappresenta un vero miracolo frutto dell’impegno e della caparbia volontà di noi tutti di continuare a costruire un futuro differente per l’acqua.

 

Nella dichiarazione finale del FAMA si parla molto delle politiche di privatizzazione e finanziarizzazione della natura e delle risorse, in primis quella idrica, ci puoi dire meglio quali sono gli impatti di queste politiche che più preoccupano a livello globale?

 

Tenuto conto che più del 95% dei partecipanti era del Continente indi-latino, le tematiche più sentite sono state quelle che riguardavano l’impatto delle politiche estrattive, delle grandi dighe per l’idroelettrico, dell’accaparramento degli acquiferi.

 

All’interno del FAMA si è parlato anche molto delle conseguenze dell’agroindustria rispetto alla risorsa idrica, quali sono gli effetti più preoccupanti che emergono da questo confronto internazionale?  

 

Alla feroce devastazione e saccheggio della natura del capitalismo attuale e dell’agroindustria, che depaupera i territori e le possibilità di una agricoltura sostenibile e sana, corrisponde l’inquinamento di bacini idrici. Immense quantità di acqua che venendo a mancare o non più utilizzabili, spesso rapidamente e senza alcuna possibilità di bonifica, danno vita a fughe verso l’ignoto di intere popolazioni senza più nulla e senza alcun punto di riferimento sociale e politico dal quale ripartire. Popolazioni spesso soggiogate, attraverso il terrore e lo shock, agli stessi interessi consolidati anche politici che hanno provocato le devastazioni.

 

A tutto questo si aggiunge la distruzione dell’agricoltura contadina e l’espulsione continua di questa popolazione dai suoi territori. Una perdita economica, sociale, ambientale culturale incommensurabile. Un fenomeno purtroppo di portata mondiale collegato strettamente alle conseguenze del cambiamento climatico. Fenomeni enormemente sentiti in Brasile ed in America Latina e che fortunatamente trova nel MST-Via Campesina una coraggiosa e forte opposizione.

 

Quali sono le alternative che il FAMA ha proposto per contrastare le violazioni del diritto umano all’acqua?

 

Tante e diverse sono le battaglie da fare. Ovviamente la prima lotta che si porta avanti è quella di far tornare pubbliche le gestioni del ciclo integrato dell’acqua. Cosa che abbiamo sempre ritenuto fondamentale come precondizione per la partecipazione popolare e per la preservazione del bene. Nelle pratiche di gestione pubblica dell’acqua di alternative fortunatamente ce ne sono di vario tipo e grandezza: dalle ripubblicizzazioni regionali o statali, da quelle municipalistiche e tante anche di tipo comunitario presenti soprattutto nelle realtà indigene ed in Colombia.

 

Il problema è semmai, anche nei paesi progressisti come la Bolivia e nelle stesse discussioni nella sinistra latina, su come le diverse forme di gestione pubblica possano integrarsi senza scontri “sovranistici” a partire dalle differenti articolazioni geografiche.

 

Un esempio: in molti ambiti, anche di movimento, la parola pubblico viene assimilata o equiparata a quella di “statale”. Questo ingenera confusioni, differenze, conflitti per nulla accademici circa la reale possibilità che al centro di una dimensione pubblica ci sia la decisionalità dei popoli e delle cittadinanze ed il rispetto integrale dell’ecosistema.

 

Direi che nel mentre si ritorna alla gestione pubblica vanno attuate politiche di attacco contro la commercializzazione dell’acqua (p.es. quella in bottiglia o il cattivo uso in agricoltura, nella catena alimentare, etc.) e di conflitto immediato e determinato contro l’accaparramento degli acquiferi.

 

Negli stessi giorni si è svolto a Brasilia anche il WWF, qual è stata la posizione più significativa emersa nelle Dichiarazioni ministeriali finali?

 

Il “forum delle aziende” nella Dichiarazione ministeriale ha affermato che stanno cercando azioni sull’acqua ma la loro pratica non va nella direzione del riconoscimento e dell’attuazione del diritto umano all’acqua.

 

La deforestazione, l’agroindustria e lo sfruttamento idroelettrico non sono nemmeno menzionati mentre l’impatto dell’agroindustria e dell’accaparramento delle fonti idriche sono una delle preoccupazioni fondamentali per le popolazioni indigene, i piccoli agricoltori e i movimenti di base.

 

Il forum delle imprese parla di “rispettare il diritto di ogni essere umano, indipendentemente dalla condizione e luogo di vita, alla sicurezza dell’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari come diritti umani fondamentali”, ma mirano a farlo solo attraverso una privatizzazione di fatto coperta dal cosiddetto Partenariato Pubblico-Privato che ha già dimostrato in tutto il mondo quanto sia pubblico negli investimenti e privato nella distribuzione di potere ed utili.

 

Quali sono gli obiettivi in difesa dell’acqua che come movimento italiano (FIMA) ed europeo (EWM) sono stati condivisi durante questo importante appuntamento internazionale?

 

Più che gli obiettivi specifici abbiamo condiviso le lotte che stiamo portando avanti ed il come lo facciamo. È stato molto importante far sapere ai militanti delle Americhe che non siamo solo dei buoni internazionalisti che solidarizzano con le loro lotte ma anche militanti che, in diverse condizioni socio-economiche ed a vario titolo, lottano in difesa dell’acqua e dei servizi idrici pubblici. Militanti e popoli che combattono lo stesso nemico (le multinazionali, i governi asserviti o compiacenti ed i nazionalismi) con le armi della democrazia dal basso, con risultati alterni ma coscienti della necessità di costruire ponti e connessioni tra tutti noi a livello planetario.

 

Quali sono gli stimoli e le sollecitazioni che si possono riportare nei nostri territori dopo questo importante incontro internazionale?

 

Penso che si debba aumentare, e di molto, l’informazione e la comunicazione su tutti questi temi per dare maggiori possibilità di prendere coscienza di quanto questi fenomeni mondiali siano in realtà dentro ogni territorio. E di quanto nel globale siano presenti le realtà che dai nostri territori emergono. Allo stesso tempo, partendo da questo, fare un salto di livello nella lotta per cambiare le nostre vite, di fare rete e di organizzare a livelli necessari la contrapposizione al modello imperante, con diversità qualitative e quantitative, in tutto il mondo. Oggi questa dimensione globale è più leggibile ed è tremendamente evidente. Forse potrebbe essere un elemento positivo per l’oggi e per il futuro.

 

* Michel Miguel Elias Temer Lulia – Presidente del Brasile dal 31 agosto 2016, già Vice Presidente dal 1º gennaio 2011, facente funzione di Presidente dal 12 maggio 2016 fino a fine agosto, quando a seguito della votazione 62-20 del Senato Dilma Rousseff è stata dichiarata decaduta da tale carica.

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