Intervista a Marek Józefiak, Greenpeace Polonia 13 novembre, 2018 | Redazione A Sud

“Servono soluzioni reali per la crisi climatica e non provvedimenti fake” 

 

[di Alessandro Coltrè per A Sud] Tra meno di un mese inizieranno i lavori della Cop24, il vertice sul clima delle Nazioni Unite. Ad ospitare quest’appuntamento sarà Katowice, cittadina del sud ovest della Polonia. Il Summit comprenderà il quattordicesimo convegno dei Membri del Protocollo di Kyoto (CMP 14) e la terza conferenza dei firmatari dell’accordo di Parigi (CMA 3). La Cop24 di Katowice sarà un’occasione importante per revisionare e valutare i contributi determinati nazionali, vale a dire i provvedimenti e i piani d’azione che ogni singolo stato si è dato per contrastare l’innalzamento delle temperatura globale e il cambiamento climatico. Ma che paese è la Polonia dal punto di vista energetico e ambientale? Lo abbiamo chiesto a Marek Józefiak di Greenpeace Polonia.

 

L’anno scorso, il viceministro dell’energia Grzegorz Tobiszowski, durante un’intervista a Business Insider Polska ha dichiarato che “l’industria estrattiva costituisce, e costituirà nei prossimi anni, la base del bilancio energetico del paese. Ciò consente di mantenere un alto grado di indipendenza energetica e di incrementare la concorrenza economica”. Il governo polacco vuole dunque continuare a puntare sul carbone?

 

Il carbone costituisce ancora la spina dorsale della produzione d’energia in Polonia. L’80 % dell’elettricità è prodotta dal carbone e il governo polacco in carica ne ha rivendicato la sua forte dipendenza. Questo tipo di politica ha avuto però degli effetti inaspettati: con l’energia rinnovabile ferma al palo da due anni e con la diminuzione dell’estrazione di carbone dalle miniere polacche, il paese sta vivendo un alta e crescente importazione di carbone, principalmente dalla Russia. Se questo trend persiste, la Polonia arriverà a importare circa 17 milioni di tonnellate di carbone nel 2018.

 

Qual è, al momento, il documento principale del governo riguardo le politiche energetiche del paese?

 

Non c’è nessun documento politico rilevante in questo campo. La mancanza di strategia e l’assenza di una visione sulla strada da intraprendere nel settore energetico sono criticità irrisolte e permanenti. Questi sono i grandi difetti della nostra politica.

 

In Polonia, nella città di Bełchatów c’è la più grande centrale elettrica a carbone in Europa. Dopo l’accordo di Parigi, l’Unione Europea ha preso l’impegno di abbandonare l’utilizzo del carbone. Qual è il piano del governo polacco per questa centrale?

 

Per ora non c’è un piano preciso. La PGE (Polska Grupa Energetyczna, l’azienda che gestisce la centrale N.d.T) punta a estendere la durata del sito di Bełchatów, creando una nuova miniera a cielo aperto a Złoczew (città a 50 km dall’attuale miniera N.d.T.). Anche a Katowice ci sono diverse miniere di carbone (Wujek, Murcki, Wieczorek). La città è anche il quartier generale delle principali compagnie: c’è la PGG (Polska Grupa Górnicza) che è la più grande compagnia d’estrazione di carbone in Europa, e poi anche la Tauron, la seconda utility più grande del paese e azienda che gestisce miniere di carbone.

 

Che tipo di azioni e richieste farà Greenpeace durante questo vertice?

 

Greenpeace pretende dal governo soluzioni reali per la crisi climatica e non provvedimenti fake. Abbiamo dimostrato che le iniziative attuali volte ad aumentare l’abbattimento di Co2, come così detto Forest Coal Farm, sono soltanto operazioni di marketing. La Polonia ha bisogno di una strategia energetica a lungo periodo, che mostri come sviluppare le energie rinnovabili e che riesca a far abbandonare il carbone, in linea con quanto riportato dai report dell’IPCC. Bisogna garantire una transizione efficace delle regioni del carbone, per esser sicuri che nessuno resti indietro durante questo difficile cambiamento.

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