Energia, infrastrutture e conflitti: Non solo TAP, arriva Eastmed 10 aprile, 2017 | Redazione A Sud

Schermata 2017-04-10 alle 14.09.00[di Maura Peca per A Sud] Le politiche energetiche non restano confinate nella statica forma di grandi risme di carta, documenti strategici, iter concessori, lunghe valutazioni di impatti, ricorsi, rinnovi. Esse prendono nel concreto la forma nera di spesso lugubri poli estrattivi, campi di raffinazione, infrastrutture impattanti e, sempre più spesso,  di conseguenza, si plasmano anche nella forma dei corpi, delle voci, della folla di cittadini che si attiva dal basso per difendere territorio e diritti: salute, partecipazione, autodeterminazione.

 

Accade contro le centrali a carbone, contro i progetti di estrazione di petrolio e gas, contro le mega infrastrutture energetiche che da nord a sud, da est a ovest del paese, producono impatti devastanti sull’ambiente, sulla salute delle comunità residenti, sulle economie locali. In questi giorni, tardivamente, sulle prime pagine dei giornali, nelle cronache dei tg, è arrivata la battaglia dei No Tap: nome collettivo attraverso cui la gran parte dei cittadini del Salento e praticamente tutte le amministrazioni comunali della provincia si oppongono all’approdo del Tran Adriatic Pipeline nella meravigliosa zona marina di San Foca, Lecce.

 

Ma un secondo fronte di battaglia si affaccia già per la popolazione pugliese, proprio nei giorni di massima tensione in Salento. Mentre i riflettori sono tutti rivolti a San Foca dove comitati, associazioni e cittadini presidiano giorno e notte l’area di cantiere del Tap nelle campagne di Melendugno, il Ministero dello Sviluppo Economico il 4 Aprile 2017 ha reso noto l’impegno, da parte dell’Italia, per la realizzazione di un nuovo gasdotto, l’East-Med, con approdo in Puglia. I sorrisi dei ministri di Italia, Israele, Cipro, Grecia e Unione Europea durante la firma sono uno smacco morale verso tutti quei cittadini che nello stesso giorno, a Melendugno, erano radunati nella sala consiliare del Comune, insieme a differenti realtà territoriali accorse in loro sostegno – dai No Tav agli attivisti campani contro il biocidio – per confrontarsi e ragionare sugli strumenti di opposizione ai progetti energetici impattanti imposti dall’alto senza alcun reale coinvolgimento delle comunità residenti.

 

La nota del Ministero dello Sviluppo Economico parla chiaro: 2200 chilometri di lunghezza a tre metri di profondità passando per Cipro, Grecia, Israele ed Italia. ‘Il gasdotto più lungo del mondo’ proposto dalla Igi Poseidon, joint venture composta dalla italiana Edison S.p.A. e la greca Depa S.A. Arrivo previsto ad Otranto, a meno di 25 chilometri da San Foca. Non uno, quindi. Ben due gasdotti in un lembo di costa contraddistinto dalle più belle calette del tratto orientale adriatico che vive economicamente di turismo e di piccole attività locali: agricoltura, trasformazione, ricettività, pesca.

 

I lavori del tratto italiano dovrebbero partire alla fine di quest’anno, riportando a galla uno dei progetti autorizzati ma mai avviati della stessa Poseidon S.p.A, per entrare in funzione entro il 2025.

 

La realizzare un gasdotto ad Otranto infatti non è notizia nuova. La Poseidon S.p.A aveva avviato la procedura per la realizzazione di un metanodotto che connetteva Italia e Grecia (consentendo l’importazione in Italia del gas proveniente dal Mar Caspio) nel 2007, e nel 2011, con Decreto del Mise, veniva approvato il progetto definitivo con la retorica formula magica di opera “urgente, indifferibile e di pubblica utilità”. Secondo quanto descritto dal progetto, il metanodotto, di circa 205 km di lunghezza di cui, 41 km nel mare territoriale italiano e 2 km in terraferma (dal punto di approdo ad Otranto fino punto di collegamento con la Rete Nazionale dei Gasdotti esistente), rivestiva importanza strategica in quanto avrebbe permesso di avere una nuova via di approvvigionamento energetico. Nonostante tutte le autorizzazioni incassate e l’introduzione nel 2015, da parte dell’Unione Europea, dell’opera all’interno dei Progetti di Interesse Comune (PIC), il metanodotto è rimasto su carta, fino alla presentazione dell’Eastmed. L’idea infatti è quella di utilizzare il Poseidon, e quindi anche tutte le autorizzazioni già in possesso, per connettere l’Eastmed (che da Israele arriva in Grecia) all’Italia, inglobano quindi Poseidon all’interno di un progetto unitario più grande.

 

La contrarietà salentina al TAP dunque non è stata d’insegnamento per le istituzioni. Calenda ha riferito che il progetto, fondamentale asse di sviluppo della strategia energetica complessiva del Mediterraneo, sarà presentato in queste ore durante il G7 Energia in corso a Roma, insieme alla nuova Strategia Energetica Nazionale (S.E.N.). E se la partenza è questa, se il lancio di un nuovo progetto (copia e incolla del TAP) è uno degli elementi strategici del G7 energia, poche sono le speranze circa la volontà di procedere verso il nuovo modello di democrazia energetica di cui questo paese ha bisogno.

 

 

Maura Peca per A Sud

 

Tags:



Back to Top ↑