In Ue il cemento mangia 1000 km quadrati l’anno 15 novembre, 2016 | Redazione A Sud

155906623-f176d15e-6b51-46f4-89af-2c1455518494[di Antonio Cianciullo su repubblica.it] Ogni anno in Europa viene cementificata un’area grande come Roma. In 50 anni come l’Ungheria. Per invertire il trend servono provvedimenti coerenti con il pacchetto europeo sull’economia circolare.

 

Quando piove ci lamentiamo per le frane, che si aggravano anno dopo anno. Quando andiamo in campagna si stringe il cuore di fronte alle cascine ottocentesche che si degradano mentre accanto sono spuntati obbrobri con la stessa cubatura ma completamente privi di bellezza. Sicurezza e paesaggio sono stati colpiti in egual modo dal consumo vorace di territorio. In Europa ogni anno vengono distrutti mille chilometri quadrati di suolo fertile, soffocando sotto il cemento un’area grande come Roma. In 50 anni è stata cementificata un’area agricola estesa come l’Ungheria, mentre la popolazione europea è diventata sempre più dipendente dalle importazioni di prodotti agroalimentari. E in Italia siamo stati più ingordi della media, impermeabilizzando più del 7% del territorio nazionale.

 

A lanciare l’allarme sono 400 organizzazioni europee che hanno promosso la campagna #salvailsuolo puntando a raccogliere un milione di firme. La petizione, sostenuta dai Cittadini Europei People4soil, punta a ottenere una legislazione specifica per tutelare il suolo a beneficio delle generazioni presenti e future.

 

“Il suolo è un bene comune, come l’acqua e l’aria. Contenerne il consumo vuol dire tutelare il cibo che mangiamo, la nostra sicurezza, la salute dei nostri figli, l’immenso patrimonio della biodiversità. Per questo la sua tutela ci riguarda”, sottolineano Acli, Coldiretti, Fai (Fondo Ambiente Italiano), Inu (Istituto Nazionale di Urbanistica), Legambiente, Lipu, Slow Food, Wwf.

 

Per raggiungere l’obiettivo servono provvedimenti specifici: norme che premino il recupero e il riuso degli edifici di qualità. Da questo punto di vista la lunga crisi economica, pur con tutti i problemi causati, ha aperto un nuovo orizzonte anche per le imprese. Dal 2006 a oggi il numero di case costruite è sceso dell’84% (da 261 a 41 mila), la produzione di cemento è diminuita del 60%. Il vecchio modello non funziona più non solo dal punto di vista ambientale e paesaggistico, ma anche sotto il profilo economico.

 

E infatti tra i sostenitori della nuova legge c’è anche Federbeton, la Federazione delle associazioni della filiera del cemento e del calcestruzzo: “Il provvedimento costituisce un notevole passo in avanti. Assegna al riuso e alla rigenerazione urbana un ruolo importante. Chiama il governo a emanare norme di semplificazione in materia e i Comuni a censire le aree dismesse per poi passare ad una fase di pianificazione degli interventi”. Federbeton chiede inoltre di inserire nei piani di riqualificazione dei territori già utilizzati misure antisismiche.

 

Per completare il rilancio virtuoso della filiera occorre però maggiore attenzione al recupero dei materiali di scarto del processo edilizio. Il mercato virtuoso va sostenuto con norme che, sulla scia delle indicazioni contenute nel pacchetto europeo sull’economia circolare, premino la filiera del riciclo dei rifiuti da demolizione e l’utilizzo di materiali a “raggio corto”, cioè prodotti vicino a luogo di utilizzo.

 

Pubblicato il 26/10/2016

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