In Brasile l’era post Lula inizia con una donna al comando 1 novembre, 2010 | Redazione A Sud

Domenica 31 ottobre i brasiliani sono andati a votare per il secondo turno delle elezioni presidenziali, che vedevano a confronto l’erede prescelta di Lula, Dilma Rousseff del Partito dei Lavoratori, e il rivale José Serra del Partito della Socialdemocrazia brasiliana. Dilma Rousseff, favorita dai sondaggi, ha vinto con il 55% dei voti, diventando la prima presidente donna alla guida del Brasile. Pubblichiamo il commento di Leonardo Boff, teologo della decrescita brasiliano, ai risultati delle elezioni.


Festeggiamo con gioia la vittoria di Dilma Rousseff. E non smettiamo di rallegrarci per la sconfitta di José Serra, che non meritava di vincere queste elezioni dato il livello indecoroso della sua campagna, sebbene gli eccessi ci siano stati in entrambi gli schieramenti. I vescovi conservatori che, all’interno della Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani (CNBB), si sono collocati fuori dal gioco democratico e hanno manipolato la disputa riguardo la legalizzazione dell’aborto, mobilizzando addirittura il papa a Roma, così come i pastori evangelici rabbiosamente di parte, sono rimasti delusi.


Dopo la festa, c’è bisogno di riflettere con obiettività quello che potrebbe essere il governo di Dilma Rousseff. Noi aderiamo alla tesi di quegli analisti che hanno visto nel governo Lula una evoluzione del paradigma: da uno stato privatizzatore, ispirato dai dogmi neoliberali, a uno stato repubblicano, che ha messo le questioni sociali al centro delle sue azioni, per rispondere alle richieste della popolazione più svantaggiata. Tutte le transizioni contengono una parte di continuità e un’altra di rottura. La continuità si è manifestata nel mantenimento del progetto macro-economico, per assicurare la stabilità politica ed esorcizzare i fantasmi del sistema. Mentre la rottura si è manifestata nell’inaugurazione delle sostanziali politiche sociali finalizzate all’integrazione di milioni di brasiliani poveri, ben esemplificate – tra le altre – dalla “Borsa Famiglia”. Non si può negare che, in parte, questa transizione c’è stata effettivamente. Lula è riuscito a portare una frangia intera della popolazione a una condizione di vita dignitosa. Ma, fin dall’inizio, gli analisti avevano evidenziato lo squilibrio tra il progetto economico ed il progetto sociale. Mentre il primo riceve dallo stato miliardi di reali per anno sotto forma di interessi, il secondo, il progetto sociale, deve accontentarsi di molti meno fondi.


Nonostante questa disparità, la forbice che separa i ricchi dai poveri si è accorciata, fatto che ha garantito a Lula una straordinaria popolarità.


Ora è questa la domanda: la nuova presidente renderà più profonda la transizione, mettendo l’accento sul sociale che interessa la maggioranza della popolazione, o manterrà lo squilibrio a favore dell’economia di tipo monetarista, con tutte le contraddizioni denunciate dai movimenti sociali e dalle menti più brillanti del Brasile?


Leonardo Boff

Traduzione di Valentina Vivona



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