Il sindaco destituito di Bogotà 13 gennaio, 2014 | Redazione A Sud

zibe[di Raúl Zibechi* su comune-info.net] Il sindaco della capitale della Colombia è stato destituito da un procuratore generale che lo accusa di aver cambiato l’appalto sulla gestione dei rifiuti in modo irregolare. Quando è stato eletto, Gustavo Petro aveva promesso di difendere l’ambiente e la vita dei cittadini. Non era un compito facile in una metropoli come Bogotà e in un paese dove per decenni la vita umana è valsa meno che in qualsiasi altro. Petro ci stava provando, come dimostrano lo stesso tentativo di destituirlo e molte altre cose, perfino la galleria fotografica sulla giornata senza auto che potete vedere sotto. Probabilmente, la parola tornerà alle urne ma la vicenda fa tremare il fragile accordo che si negozia all’Avana tra il governo e la guerriglia più antica del continente. Il problema è la qualità della democrazia: se ti destituiscono per aver tentato di cambiare la raccolta dei rifiuti, che succederà quando i paramilitari dovranno restituire le terre rubate?

 

Il procuratore generale colombiano Alejandro Ordóñez ha deciso nei giorni scorsi di destituire il sindaco di Bogotà, Gustavo Petro, dichiarandolo non idoneo alle cariche pubbliche per quindici anni. È un colpo al processo di pace che le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) e il governo di Juan Manuel Santos stanno negoziando all’Avana. È, tuttavia, anche una dimostrazione del tipo di democrazia che impera nel paese sudamericano, una democrazia attraverso la quale le élite dominanti cercano di blindare i loro interessi di classe. Petro ha fatto parte del M-19, (gruppo che scelse la lotta armata nel 1970 e poi trattò il suo rientro sulla scena politica arrivando a vincere elezioni locali, ndt), smobilitato più di due decenni fa. È il primo sindaco di sinistra della capitale della Colombia. Nella sua campagna elettorale, Petro ha promesso di difendere l’interesse pubblico, l’ambiente e di lottare contro le mafie. Malgrado non sia un radicale ma un tiepido socialdemocratico, dopo aver assunto l’incarico di sindaco, nel gennaio del 2012, ha cercato di riformare il sistema della raccolta dei rifiuti della città, in mano a imprenditori privati legati ai paramilitari.

 

Quel che ha scatenato la crisi e la sua successiva destituzione è stata la decisione di trasferire la raccolta dei rifiuti all’impresa pubblica Acque di Bogotà, decisione presa il18 dicembre 2012,. Gli imprenditori hanno boicottato il trasferimento e, per alcuni giorni, si è vista la città sommersa dall’immondizia. Per fare pulizia il municipio è stato costretto ad ingaggiare dei camion. È stata proposta, inoltre, la regolarizzazione dei 14.500 lavoratori che fanno la raccolta dell’immondizia in modo informale.

 

Secondo tutte le analisi, la realizzazione di questa giusta decisione è stata un po’affrettata, ma nessuno ha accusato Petro di corruzione o di cattiva gestione dei fondi pubblici. Le ragioni che lunedì 9 dicembre il procuratore ha sostenuto per procedere alla destituzione sono tre: aver firmato accordi per la raccolta dell’immondizia con un’impresa priva della necessaria esperienza; aver violato i principi di libera impresa e concorrenza imponendo limiti alle imprese affinché non si offrissero per il servizio; autorizzare l’uso di camion per pulire la città.

 

La relazione tra le accuse e le sanzioni è assolutamente sproporzionata. I danneggiati dalla decisione di Petro sono due imprenditori degli appalti: William Vélez, del Gruppo Ethuss, e Alberto Ríos, legato al Gruppo Nule. Vélez è uno dei beneficiari di grandi appalti di opere dello Stato (pulizia e autobus urbani, l’aeroporto di Bogotà) ed è “il più rappresentativo di una nuova classe imprenditoriale che si è rafforzata nell’era di Uribe attraverso i grandi contratti con lo Stato, e che fa già parte dei nuovi cacaos colombiani” (personaggi ricchi e potenti che appoggiano le carriere politiche, ndt) (Semana, 21 novembre 2009).

 

Vélez è amico personale dell’ex presidente Álvaro Uribe, ha finanziato la sua campagna per essere rieletto, viene considerato coinvolto nei progetti dei paramilitari per legalizzare le loro fortune mediante “due tipi di affari: quelli che gli permettevano di riciclare il denaro perché potevano fatturare in eccesso le vendite, e i monopoli statali nelle regioni dove avevano influenza (La Silla Vacía, 2 agosto 2009). Anche il Gruppo Nule, detto Carosello dell’Appalto, è coinvolto nelle grandi opere della città e, nel 2010, è stato protagonista del maggiore caso di corruzione del paese, sotto il mandato del sindaco Samuel Moreno, per l’aggiudicazione di opere in modo irregolare (Caracol Radio, 25 febbraio 2011). Nonostante fosse indagato e recluso in base a misura preventiva, il procuratore ha sospeso e interdetto Moreno per 12 mesi, mostrando così una singolare differenza con il trattamento riservato a Petro, accusato solo di aver commesso degli errori.

 

Il procuratore Ordóñez ha destituito e interdetto per 18 anni la ex senatrice Piedad Córdoba per aver “collaborato” con le Farc, in occasione delle trattative per la liberazione degli ostaggi. Ha invece assolto i “parapolitici” (parlamentari legati ai paramilitari) dopo che erano stati già condannati dalla Corte Suprema, ha difeso i militari accusati di violare i diritti umani e ha mantenuto il silenzio sui “falsi positivi”, l’assassinio di civili innocenti fatti passare da membri dell’esercito colombiano per guerriglieri morti in combattimento. Per questo molti colombiani sono d’accordo con la giornalista Juanita León, direttrice di La Silla Vacía, che considera la destituzione di Petro “un altro atto politico e arbitrario del procuratore” e si interroga sulla “convenienza per la democrazia che l’ufficio del procuratore possa destituire funzionari eletti dal popolo”. Nel dicembre del 2008, Ordóñez è stato nominato procuratore dal Senato per un periodo di quattro anni, con 81 voti a favore e uno solo contrario, poi è stato rieletto nel 2012 fino al 2017. Petro è uno dei senatori che hanno votato  a favore.

 

Al di là della personalità del procuratore, dell’ultradestra e cattolico integralista, la vera questione è il carattere della democrazia colombiana. Il giorno successivo alla destituzione di Petro, le Farc hanno emesso un duro comunicato: “Ieri, con un solo colpo, Ordóñez ha dato a noi che ci siamo sollevati in armi una lezione su quello che significa la democrazia in Colombia per l’oligarchia e sulle vane garanzie per un’attività politica indipendente”. È esattamente questo il tema su cui governo e guerriglia si erano messi d’accordo meno di un mese fa: le garanzie per l’esercizio di una opposizione legale. Se ti destituiscono per aver tentato di cambiare il modello di raccolta dei rifiuti, cosa succederà quando gli usurpatori dovranno restituire le terre rubate? Ridurre il problema al procuratore è troppo semplicistico. È la democrazia a essere messa in discussione. Non c’è mai stato altro in Colombia che una democrazia razionata, un concetto del rivoluzionario brasiliano Carlos Marighella recuperato da Lincoln Secco: un regime dove “la violenza contro i poveri e gli oppositori si combina con azioni autoritarie dentro la legalità e gli scarsi diritti sono distribuiti con il contagocce tra i settori più moderati dell’opposizione”.

 

Vale la pena di riflettere su questo tipo di democrazia, che si espande in tutto il mondo: un regime dove comandano gli imprenditori corrotti, arricchiti all’ombra di affari con lo Stato e dove i funzionari possono destituire impunemente i rappresentanti del popolo.

 

* Raúl Zibechi, scrittore e giornalista uruguayano dalla parte delle società in movimento è redattore del settimanale Brecha. I suoi articoli vengono pubblicati con puntualità in molti paesi del mondo. In Italia ha collaborato per dieci anni con Carta e ha pubblicato diversi libri: Il paradosso zapatista. La guerriglia antimilitarista nel Chiapas, Eleuthera; Genealogia della rivolta. Argentina. La società in movimento, Luca Sossella Editore; Disperdere il potere. Le comunità aymara oltre lo Stato boliviano, Carta. Territori in resistenza. Periferia urbana in America latina, Nova Delphi. Il suo ultimo volume è uscito per ora in Messico, Cile e Colombia ed è intitolato Brasil potencia.

 

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