Il Parco Archeologico di Centocelle: lo scempio capitale 23 marzo, 2017 | Redazione A Sud

[di Maura Peca e Rita Cantalino per A Sud] Tre metri di rifiuti interrati, in alcuni tratti anche sette, all’interno di un parco con vincoli archeologici e monumentali: succede a Roma, tra Centocelle, il Quadraro e Torpignattara, nella periferia orientale della capitale.

 

Questo è quanto le associazioni denunciano da tempo e che è venuto fuori anche grazie a controlli legati ad un incendio covante scoppiato il primo gennaio di quest’anno nel Parco di Centocelle.

 

Circa un mese per arginare la diffusione dei fumi che si sono sprigionati dal “canalone”: un canale realizzato tra gli anni ‘40 e ‘50 per la costruzione (mai avvenuta) di una linea metropolitana. Sebbene i fumi siano stati fermati, l’odore acre è ancora lì ad ammorbare abitanti, associazioni e comitati di quartiere che da anni denunciano la situazione di degrado del parco.

 

Nonostante l’emergenza sanitaria e ambientale, l’amministrazione capitolina ha emanato un’ordinanza per cercare di risolvere la situazione solo dopo quarantuno giorni dall’inizio dell’incendio, chiedendo al Dipartimento Tutela Ambientale di predisporre un piano di bonifica complessiva del sottosuolo del Parco di Centocelle.

 

Più di un mese, per un nulla di fatto.

Ad oggi infatti, allo scadere della data indicata sull’ordinanza, sono stati attuati solo interventi tampone come lo smassamento dei rifiuti e la liberazione del varco d’entrata al canale.

In pratica in quasi tre mesi l’amministrazione capitolina è stata in grado soltanto di prendere i rifiuti ammassati e spostarli di pochi metri.

 

Di fatto, come annunciato dall’Assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari nell’affollata assemblea cittadina organizzata dalle associazioni il 7 Marzo, per la bonifica totale servirebbero molti soldi che al momento non ci sono.

Anziché dunque tenere alta l’attenzione sulla risoluzione delle criticità ambientali emerse, c’è stato il tentativo di pacificare la situazione e tranquillizzare la cittadinanza: l’espressione “terra dei fuochi romana” è stata subito respinta dall’amministrazione.

 

“Nessuna Terra dei Fuochi, si tratta di rifiuti urbani”: peccato che non sia stata compiuta alcuna caratterizzazione dei rifiuti, e non ci sia nessun dato scientifico a confermare questa valutazione.

Le foto scattate dagli abitanti nel canalone mostrano bel altro: sono visibili a occhio nudo batterie, parti di automobili varie, cavi e scarti edilizi.

 

Lo stesso atteggiamento rassicurante è stato adottato anche dall’Arpa che, almeno per quanto riguarda parte dei risultati del monitoraggio dell’aria che sono stati letti nel corso dell’assemblea del 7 Marzo, ha riferito che i valori rientrano nei limiti di legge.

Monitoraggio del quale però nessuno mostra i risultati, limitandosi tutti a enunciarli pubblicamente.

Monitoraggio, per altro, effettuato in maniera quanto meno dubbia. A detta delle associazioni, le centraline sarebbero state posizionate in posizioni inutili: una contro la direzione del vento, l’altra sopra una voragine creatasi lo scorso anno in Via di Centocelle, da cui fuoriusciva il fumo proveniente dal canalone. La centralina però è stata posizionata dopo aver chiuso la voragine con assi di legno.

 

Nessuna informazione invece sui risultati delle analisi sulle acque di falda, commissionate all’Arpa dalla Sindaca tramite Ordinanza, e nessuna valutazione sullo stato del suolo.

 

Troppo presto dunque per affermare che l’emergenza sia rientrata, anche perché la questione dei roghi è solo l’ultima delle emergenze di cui si fanno portavoce le associazioni.

 

Basti pensare che dei 120 ettari di parco, solo 33 sono stati sistemati e resi usufruibili.
I lavori per la sistemazione di un secondo stralcio erano partiti nel 2015, con uno stanziamento previsto di 3 miliardi e trecentomila euro, ma sono stati bloccati immediatamente: la ditta ha incassato parte dei fondi dell’investimento solo per averli iniziati, ed è finita così. Attualmente la ditta in questione è fallita, e quindi non esiste nessuno cui chiedere di rendere conto del tutto.

 

La situazione è inaccettabile per associazioni e cittadini: sia per i continui ritardi per la riqualificazione di un parco che ha un altissimo valore archeologico riconosciuto, sia per la presenza dei due impianti di demolizione di automobili nel quadrante in questione (all’interno del parco ce ne sono diversi, oltre a questi infatti molti sono posizionati nella parte di Via Togliatti) che con i loro sfasciacarrozze hanno danneggiato e continuano a danneggiare il sistema ambientale del parco.

 

Non c’è solo, però, la questione ambientale e sanitaria: esiste infatti un progetto per la realizzazione di una base militare, un “pentagono italiano” che potrebbe essere situato su parte dei terreni del parco. Il Ministero della Difesa ha più volte ribadito la volontà della costruzione del “pentagono” a Centocelle, ma la natura militare del progetto implica naturalmente l’assenza di qualsivoglia informazione e, di conseguenza, coinvolgimento, per la cittadinanza.

 

Di fronte a queste, ma anche a molte altre questioni legate alla superficie del Parco e al quadrante intero di Centocelle, le associazioni già da Ottobre 2016 hanno richiesto un tavolo di lavoro al Comune tra i diversi attori che hanno responsabilità sull’area ma, ad oggi,sono ancora in attesa.

 

Un’attesa che per fortuna non è passiva: riunitisi nel Coordinamento Popolare P.A.C., hanno realizzato un manifesto pubblico in 10 punti per sintetizzare le loro richieste e priorità.

Per gli abitanti che vivono lì, l’emergenza è tutt’altro che finita, e hanno tutte le ragioni: il Parco di Centocelle è un polmone verde di circa 126 ettari, l’equivalente di 180 campi di calcio professionali; un parco che è Archeologico, che conserva una quantità incalcolata di reperti sui quali non si è mai avviata una politica seria di recupero e catalogazione a causa di investimenti numerose volte promessi e ritirati; un parco di cui soltanto una minima parte è stata più o meno resa fruibile (ma chiunque ci sia mai stato sa che si tratta di un eufemismo), e sulla quale insiste palesemente un’emergenza ambientale e sanitaria, della quale si hanno solo evidenze empiriche a causa di un mix fatale tra inefficienza e cattiva fede di più di vent’anni di amministrazione a tutti i livelli.

 

 

 

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