Il clima italiano è quello di sempre 16 novembre, 2016 | Redazione A Sud

[di Alessandra De Santis su comune-info.netA pochi giorni dall’entrata in vigore dell’accordo globale per la lotta ai cambiamenti climatici della COP 21 di Parigi e nel giorno dell’apertura della COP22 di Marrakech, presso la Camera dei Deputati, è stato presentato il dossier “L’Italia vista da Parigi”. Un report curato dalle associazioni A Sud e Centro Documentazione Conflitti Ambientali (CDCA) con l’intento di analizzare le ultime evidenze scientifiche e le politiche messe in atto dal Governo Renzi rispetto agli impegni assunti in sede internazionale per affrontare il riscaldamento globale.

 

Gli ultimi anni delle politiche italiane non sembrano porsi nell’ottica di una concreta efficacia nella riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Al di là delle intenzioni sbandierate, molti sono i provvedimenti in netto contrasto con la lotta ai cambiamenti climatici. In particolare, sotto la lente di ingrandimento del Dossier, sono finiti il decreto Sblocca Italia, lo Spalma Incentivi e il decreto Inceneritori. Politiche di sviluppo obsolete che hanno prestato il fianco ad una nuova stagione delle energie fossili in Italia, con la corsa alle estrazioni di gas e petrolio e una nuova centrale a carbone nel Sulcis, con contributi per vent’anni. Mentre, la riduzione degli incentivi al fotovoltaico, per giunta retroattiva, ha portato a un crollo nella realizzazione di nuovi impianti, dai 150.000 del 2012 ai 40.000 del 2014. Gli incentivi avevano portato a un record negli impianti solari dal 2004 al 2013.

 

Secondo il Dossier, su 29 miliardi di euro di investimenti per nuove infrastrutture, il 47% è destinato alla costruzione di autostrade e aeroporti, cioè a sistemi di trasporto ad alto impatto ambientale. Politiche infrastrutturali ed energetiche in assoluto contrasto con gli obiettivi di decarbonizzazione stabiliti dall’Accordo di Parigi pari per l’Italia a -33% delle emissioni nazionali entro il 2030.  Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, ai nuovi inceneritori previsti dal c.d. decreto Sblocca Italia, è seguita la decisione del Consiglio dei Ministri sull’individuazione di otto nuovi impianti per un fabbisogno impiantistico di oltre 1,8 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti urbani o assimilabili, altra sicura fonte di emissioni di CO2 in atmosfera.

 

Il Dossier mette in evidenza poi un altro ritardo incomprensibile del nostro Paese rispetto al resto d’Europa: la ratifica dell’Accordo di Parigi votata solo lo scorso 27 ottobre. La conseguenza sarà che l’Italia, alla Conferenza sul clima in corso a Marrakech fino al 18 novembre, avrà il ruolo di osservatore senza diritto di voto durante la CMA1, la Prima Conferenza dei Paesi firmatari dell’accordo dove si prenderanno decisioni importanti.

 

Quella in corso non è dunque la rivoluzione energetica che ci consentirà di rispettare gli accordi di Parigi, contenere il riscaldamento globale entro i 2 °C e contrastare la febbre del Pianeta. È la stessa Banca Mondiale ad affermare la necessità di un’azione più decisa per l’incentivazione delle energie rinnovabili.

 

Nell’intervento di Francesca Rocchi, in rappresentanza della Coalizione Clima, coordinamento di 250 associazioni in campo per la giustizia climatica, tra cui figura anche A Sud, realtà che ha curato il Dossier, si pone l’accento sulle ambizioni rivolte alla giusta implementazione dei contenuti dell’Accordo di Parigi da discutere durante la COP22 di Marrakech. L’Africa è il Continente con il maggior grado di ingiustizia climatica, cioè quello che ha meno contribuito ai cambiamenti climatici in termini di emissioni ma che paga le maggiori conseguenze in termini di ingiustizia ambientale, sociale ed economica. Per questo la Coalizione Clima chiede che il primo punto in agenda durante la COP22 sia quello dei diritti umani, dei rifugiati ambientali, della giusta riqualificazione dei lavoratori nella transizione alle energie rinnovabili e dell’equità intergenerazionale. Temi assenti nell’accordo di Parigi se non per le brevi citazioni inserite in un preambolo. La presenza italiana a Marrakech sarà dunque assicurata da una folta delegazione che seguirà i lavori del vertice Onu, consapevole dell’importanza rivestita dalle iniziative di pressione della società civile.

 

IL DOSSIER PREPARATO DA ASUD  “L’ITALIA VISTA DA PARIGI” E’ LIBERAMENTE SCARICABILE QUI

 

(Pubblicato il 14 novembre 2016)

 

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