Il campeggio No Snam 4 settembre, 2018 | Redazione A Sud

[di Savino Monterisi per il germe, 3 settembre 2018] Si sono chiusi i quattro giorni del primo campeggio nazionale No Snam, che ha visto la partecipazione di movimenti da tutta Italia, dai No Tav della Val Susa, alle Brigate di Solidarietà Attiva che fanno attività politica con i terremotati del sisma che ha colpito il Centro Italia, ai No Tap che si oppongono anche loro alla costruzione di un gasdotto che dovrebbe approdare a Melendugno in provincia di Lecce, ai Comitati Ambientalisti Lombardia che protestano contro le centrali di compressione e i siti di stoccaggio presenti nella loro regione, al comitato Ambiente e Salute nel Piceno che a San Benedetto del Tronto sta cercando di impedire la costruzione di un grande sito di stoccaggio, ai movimenti che le loro battaglie le hanno vinte come il Movimento No Ombrina e quello per l’acqua pubblica il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua.

 

Tutti insieme per ribadire che l’Hub del Gas all’Italia non serve, come sottolinea il Coordinamento No Hub del Gas che il campeggio lo ha pensato ed organizzato. I consumi di gas sono calati notevolmente dal 2005, che fu l’anno dove il consumo di gas toccò il suo picco massimo di 86 miliardi di mc, oggi se ne consumano circa 75 miliardi, mentre la capacità della rete è pari a 110 miliardi di mc. Per questo gli attivisti sostengono che nuovo gas da immettere nella rete dei gasdotti del Paese non servirebbe altro che alla Snam per rivendere poi lo stesso nel resto d’Europa. Il metano inoltre, è uno dei più temibili gas clima-alteranti quando rilasciato direttamente in atmosfera, per questo la sostituzione di carbone e petrolio non deve farsi con il gas sostengono gli attivisti, ma con energie non fossili.

 

Dagli incontri della quattro giorni, il Coordinamento No Hub ha mosso dei passi in avanti, organizzandosi con gli altri comitati per realizzare una serie di iniziative, da una campagna di informazione congiunta sul tema del gas, ad una carovana nazionale che attraversi i territori interessati dal passaggio del gasdotto alla creazione di una rivendicazione dell’Appenino in abbandono.

 

Una sfida quella del Coordinamento, davvero ambiziosa, perché per quello che riguarda la grande opera Rete Adriatica ad esempio, ovvero il gasdotto che da Brindisi raggiunge Minerbio alle porte di Bologna attraversando tutta l’Italia interna compresa la Valle Peligna dove a Case Pente realizzerà una centrale di spinta del gas, le procedure autorizzative sono già in fase avanzata. Per la centrale infatti, il governo Gentiloni ha autorizzato definitivamente l’opera mentre per il gasdotto – nel tratto Sulmona-Foligno – la procedura è ancora in conferenza dei servizi ed attende un esito a breve. Pende sulla centrale un ricorso presentato da Regione Abruzzo, Comune di Sulmona e Comitati ed a gennaio 2019 dovrebbe aversi un responso. Sull’opera infine, il nuovo Governo Giallo-Verde non si è ancora pronunciato, ma il Movimento 5 Stelle che ha partecipato anche alla manifestazione dei diecimila di Sulmona del 21 aprile scorso, ha rivendicato anche in campagna elettorale la sua volontà di bloccare l’opera, staremo a vedere.

 

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