I Diritti Dell’infanzia Negati Ai Bambini Di Taranto
Le targhe sui muri del quartiere Tambuti a ridosso dello stabilimento, Taranto, 19 settembre 2013. ANSA / CIRO FUSCO

I diritti dell’infanzia negati ai bambini di Taranto

(Di Donatella Liuzzi per A Sud) Il 20 novembre 1989 fu approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e della adolescenza, il primo trattato sui bambini giuridicamente vincolante.
Ventinove anni fa tutti i paesi del mondo, ad eccezione degli Stati Uniti, firmarono 54 articoli per la tutela dei bambini, riconoscendogli per la prima volta diritti sociali, politici, culturali ed economici. La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza si fonda su quattro principi di base: non discriminazione, superiore interesse, diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino e ascolto delle opinioni del minore.
Le conseguenze furono notevoli: le punizioni corporali furono vietate e si crearono i primi sistemi di giustizia minorile separati da quelli degli adulti; si inasprirono le sanzioni per i genitori nei casi di abuso e abbandono. Eppure, nonostante la Carta dei diritti, nel 2018 oltre 263 milioni di bambini e giovani nel mondo non vanno a scuola; in Italia, circa il 60% e il 70% dei bambini di età compresa fra i 2 e i 14 anni ha vissuto episodi di violenza e circa 25mila sono i siti pedopornografici intorno ai quali c’è un rilevante giro di affari. Non sono però soltanto queste le violazioni dei diritti dei bambini cui assistiamo ogni giorno. Esiste un livello di violenza più sottile, quotidiano e costante, che mina il diritto al futuro di migliaia di infanti e mette a rischio la crescita e lo sviluppo di intere generazioni. A Taranto, a causa dell’inquinamento ambientale causato dall’Ilva, la più grande acciaieria d’Europa, proprio i più piccoli stanno pagando un prezzo altissimo.
Lo studio Sentieri sui bambini tarantini ha riscontrato il +54% di tumori nei bambini rispetto alla media regionale. Nei Wind day, i maledetti giorni di vento, i bambini dei quartieri a ridosso della fabbrica non possono andare a scuola a causa delle polveri nell’aria; in questi giorni, i valori di inquinanti raddoppiano ed è come se i bambini respirassero il fumo di 128 sigarette in un giorno. Da marzo, le scuole sono state chiuse già 10 volte: durante questi giorni di vento, in un clima surreale, le strade sono deserte e i bambini non possono giocare nei parchi o nelle strade. Per 10 volte, dunque, il diritto allo studio è stato negato e i bambini, al quartiere Tamburi, rischiano di sentirsi diversi rispetto ai loro stessi coetanei. I dati del 2017, confermati anche da uno studio dell’ISS, mostrano che il 10% dei bambini del quartiere Tamburi e Paolo VI hanno problemi di ogni tipo, inclusi quelli di apprendimento. Attraverso test del QI, test di iperattività, disturbi dell’attenzione e del comportamento sociale si scopre che i bambini che vivono vicino all’ILVA presentano difficoltà di apprendimento e di attenzione più elevate rispetto agli altri bambini che vivono più lontano dall’ILVA. Dunque, gli agenti neurotossici di provenienza industriale incidono sulla capacità di apprendimento e sui disturbi evolutivi: e l’aria che si respira, il cibo che si mangia, se inquinati, diventano dei fattori estremamente pericolosi per la salute mentale. In questa storia così complessa, dopo i sigilli posti nel 2012 all’area a caldo dello stabilimento e l’accusa alla Famiglia Riva, proprietari della fabbrica, di disastro ambientale, le cose non sono cambiate. A Taranto continuano a scontrarsi governo e cittadini: il governo vorrebbe evitare la chiusura della fabbrica, che produce un terzo del fabbisogno di acciaio italiano e dà lavoro a circa 12 mila lavoratori diretti, cercando di risanare e rispettare le norme ambientali. Gli studi epidemiologici e il tasso di mortalità in continua crescita sbugiarda questi provvedimenti: l’immobilismo governativo contribuisce all’incremento della mortalità tarantina e dell’inquinamento ambientale. Dall’altra parte però ci sono i comitati cittadini, stanchi delle condizioni di salute precarie, delle migliaia di morti e dei livelli di diossina insostenibili che optano per la salute e chiedono l’immediata chiusura della fabbrica.
Nella giornata dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, è bene tenere a mente questi numeri che si scontrano violentemente con uno dei principi fondamentali, il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino. A nessun bambino deve essere negata la possibilità di correre in un parco o andare a scuola a causa di polveri killer; nessun bambino nel mondo può portare sulle spalle il peso di vivere in luoghi insalubri, che compromettono addirittura la salute mentale. Il compito di proteggere il futuro è nelle mani di ogni Stato. Oggi, nel ventinovesimo anniversario della “Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e della adolescenza”, la promessa che ogni Stato deve fare è quella di garantire ai bambini un futuro dignitoso lontano da armi, guerre, ambienti inquinati e pericoli di ogni genere.