I cambiamenti ambientali minacciano la Costiera Amalfitana 18 gennaio, 2017 | Redazione A Sud

[da greenreport.it] Nick Squires, corrispondente del gornale statunitense The Christian Science Monitor dall’Italia e dal Vaticano dedica un esteso articolo (How climate change threatens famed Amalfi Coast) alle minacce poste dai cambiamenti climatici alla Costiera Amalfitana, sottolineando da subito che «Le piogge più intense, aumentano i rischi di frane in una regione nota per il suo terreno ripido. Le risposte possibili includono la conservazione dei limoneti e il testare un sistema di allerta precoce».

 

Squires, dopo aver ricordato che la Costiera Amalfitana è stata celebrata da artisti del calibro di John Steinbeck e DH Lawrence, scrive che «è una delle coste più belle d’Europa. Oltre alle sue scogliere scoscese, alle spiagge sabbiose e  ai villaggio dai colori pastello, la costa è anche famosa per i suoi limoni –  la varietà “sfusati” che sono grandi, nodosi e apprezzati per la loro profumo forte e dolce, la polpa commestibile».

 

Ma proprio il crescente abbandono dei terrazzamenti dei limoneti, insieme al cambiamento climatico,  ha portato ad un aumento del  pericolo di frane.

 

Squires scrive che sotto sia gli esperti che la gente del posto accusa  i cambiamenti climatici causati dal  riscaldamento globale, che «ha portato a piogge più intense in Italia, a volte con un impatto devastante sulle comunità in questa regione a sud di Napoli».

 

The Christian Science Monitor intervista il presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo, che conferma che le piogge sono sempre più intense:  «Stiamo assistendo a una pioggia  torrenziale, quasi tropicale. E ‘accaduto negli ultimi 10 anni – il periodo in cui abbiamo visto le temperature più calde a livello mondiale da almeno due secoli.  In questi anni, l’Italia ha fatto molto poco per rispondere alle sfide del cambiamento climatico. Abbiamo bisogno di maggiore azione da parte del governo italiano. La spesa non è al passo con l’aumento degli eventi meteorologici estremi».

 

Squires ricorda che, proprio nella Costiera Amalfitana, 6 anni fa  un nubifragio provocò un torrente di acqua fangosa e detriti che inondò Atrani, uccidendo una donna e danneggiando auto e sottolinea che «La Costiera Amalfitana è particolarmente vulnerabile agli effetti del tempo imprevedibile che sta interessando tutta l’Italia. Quando si verificano temporali intensi, la pioggia è incanalato lungo i burroni che conferiscono al paesaggio il suo carattere distintivo», i torrenti ingrossati raggiungono i paesi sulla costa.

 

Salvatore Aceto, che rappresenta la sesta generazione della sua famiglia di coltivatori di limoni sulle terrazze che si affacciano su  Amalfi,  capitale di una repubblica marittima medievale, scrive Squires, concorda con Buonomo: «Stiamo vedendo gli effetti del riscaldamento globale. Negli ultimi anni il tempo è stato pazzesco. Quest’anno abbiamo avuto un’esplosione di fiori sugli alberi ai primi di maggio, che è circa un mese troppo presto. L’anno scorso abbiamo avuto la neve, che è rara e abbiamo perso tre quarti della nostra produzione. Questo [lo scorso] inverno non ha avuto le temperature fredde delle quali abbiamo bisogno per uccidere i parassiti. Non sappiamo cosa aspettarci dopo».

 

Il giornalista di The Christian Science Monitor è preoccupato soprattutto per una cosa: «temporali più frequenti e le precipitazioni più intense esacerbano i problemi causati dall’abbandono costante delle terrazze di limoni». Mantenere  i terrazzamenti e raccogliere i limoni è un lavoro duro e ormai pochi giovani sono disposti a farlo: «Adesso, l’età media dei coltivatori di limoni di Amalfi è di 60anni e quando vanno in pensione non vengono sostituiti dalle giovani generazioni – scrive  Squires – Questo significa che i muri a secco, che sono parte integrante del sistema di terrazzamenti vecchio di secoli stanno cadendo in rovina.  Una volta che si sbriciolano, la terra è più vulnerabile alle inondazioni e alle  frane».

 

Il giornalista americano dice che basta passare poche ore con gli uomini che raccolgono e trasportano i limoni per capire quanto sia difficile questo lavoro: «Al tempo della raccolta, i limoni vengono caricati in enormi casse di plastica che vengono poi issate  sulle spalle dei braccianti agricoli, che vacillano lungo le  ripide rampe di gradini di pietra fino ai camion che li attendono sulla strada più vicina. Ogni cassa pesa l’incredibile cifra di 125 libbre».

 

Un lavoro che è praticamente impossibile da meccanizzare e un territorio dove persino i muli sono troppo grandi per passare lungo i « percorsi a zig-zag sospesi in alto sopra l’azzurro scintillante del Mediterraneo. Le piste sono così vertiginosa, quasi sospeso sopra le scogliere, che gli agricoltori dei limoni  sono soprannominati in italiano “contadini volanti”».

 

Uno di loro, il 65enne Mario Apicella, 30 anni di lavoro nella raccolta dei limoni e vicino alla pensione, spiega a Squires che è un lavoro davvero duro: «I giovani preferiscono lavorare nel turismo, come camerieri o cuochi. E’ una vita molto più facile».

 

Il numero di produttori della Costiera Amalfitana è in calo e  i famosi limoni campani devono fare i conti anche con quelli più economici provenienti dalla Sicilia, dalla Spagna e da altri Paesi.

 

Anche Carlo de Riso, che possiede la principale attività di confezionamento dei limoni della Costiera dice che il progressivo abbandono dei terrazzamenti aumenterà il rischio di frane, come confermato da un team di geologi che nell’aprile 2016 hanno avvertito che l’intera area avrà grossi problemi a causa del declino della coltivazione dei limoni «Hanno detto che i governi che si sono succeduti non hanno fatto  “praticamente nulla” per impedire le frane e l’erosione, anche se tali rischi sono più elevati in Italia che in qualsiasi altro paese europeo a causa della sua topografia montagnosa – scrive Squires – I geologi hanno fatto anche  valutazioni allarmanti del rischio di frane lungo il tratto di 30 miglia di costa: l’88% per il villaggio di Amalfi, il 77% per la vicina Minori e l’88% per la vicina Maiori».

 

Aceto indica a Squires una casa rosa sulla collina circondata da terrazzamenti abbandonati e  prevede che potrebbe facilmente provocare un disastro. I muri a secco crolleranno se non verranno manutenuti. Allora avremo  un grosso problema. Con i vecchi se ne stanno andando anche le conoscenze su come costruire i muretti a secco e ogni anno crollano due o tre muri, la cui ricostruzione può costare fino a  8.000 euro. «Finanziariamente, è un disastro», dice Aceto.

 

Anche il  sindaco di Minori, Andrea Reale, dice a The Christian Science Monitor: «Stiamo sperimentando tempeste molto più intense e  più violente, nelle quali una grande quantità di pioggia cade tutta in una volta». Reale ha chiesto alla Regione Campania un finanziamento per  installazione di sensori nel terreno e fotocamere automatiche sulle colline che incombono su Minori per monitorare il rischio di frane e di fornire un sistema di preallarme per le 800 famiglie che vivono nel Paese e spiega: «Se funziona bene qui, allora potrebbe essere un banco di prova. Potrebbe essere applicato nel resto della Costiera Amalfitana e di altre zone d’Italia che sono a rischio di erosione, come le Cinque Terre in Liguria.  I muretti a secco sono stati costruiti pietra su pietra dai nostri antenati. Ma la mancanza di manutenzione presenta un rischio reale». Per questo chiede maggiori incentivi finanziari perché gli agricoltori possano continuare a coltivare i  limoni e a mantenere i loro terrazzamenti.

 

Buonomo conclude che  nessuno vuole lasciare la costiera, quindi bisogna trovare  una soluzione: «Per decenni i locali si sono abituati a vivere con il rischio, ma il problema è che i rischi sono in aumento. Questo è già un territorio di grande fragilità a causa della sua geografia, ma ora è ancora più a rischio».

 

(Pubblicato il 2 gennaio 2017)

 

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