I 70 anni dei diritti umani visti da Katowice 13 dicembre, 2018 | Redazione A Sud

[di Maria Marano per A Sud] Il 10 dicembre 2018 è stata una giornata di eventi e ricorrenze di respiro mondiale che hanno portato sotto i riflettori 3 temi complessi e fortemente interconnessi tra loro: diritti umani, migrazioni internazionali e cambiamenti climatici.

 

Nella giornata del 10 sono stati difatti celebrati in tutto il mondo i 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata nel 1948, che nell’articolo 1 riconosce che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. A settant’anni esatti da questa proclamazione è però sempre più evidente che per milioni di persone i diritti restano ancora un sogno.
Nello stesso giorno a Marrakech, in Marocco, è stato approvato il GCM “Global Compact for Migration”, l’accordo globale per una gestione “sicura, ordinata e regolare” dei flussi migratori, redatto sotto l’egida dell’ONU. Gli Stati che hanno espresso parere favorevole sul testo (non vincolante) sono stati 164. Paesi come l’Austria, la Repubblica Domenicana, l’Ungheria, la Lettonia, gli Stati Uniti, il gruppo dei Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) hanno invece deciso di dire no a questo accordo. Mentre l’Italia per il momento si è chiamata fuori, giustificando l’assenza con l’esigenza di sottoporre al voto del Parlamento il testo. A fronte della deriva securitaria che sta caratterizzando la gestione dei migranti in Italia, ben saldata con il decreto sicurezza, non ci sarebbe molto da sorprendersi difronte a un’eventuale bocciatura da parte della maggioranza.

 

Il secondo, dei 23 obiettivi del GCM, “Ridurre al minimo i fattori negativi e i fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il proprio Paese d’origine” prevede una sezione specifica dedicata ai disastri naturali, agli effetti dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale. Questo obiettivo ci riporta a Katowice, dove dal 10 dicembre è in corso la seconda settimana di negoziati sul clima (COP24).
Il messaggio per i governi deve essere chiaro: le politiche per il clima non possono escludere la questione dei diritti umani e di conseguenza delle migrazioni ambientali e climatiche. Proprio su questo punto i rappresentanti della società civile, tra innumerevoli difficoltà, stanno cercando di fare pressione sui decisori politici affinché il Paris Rulebook (le linee guida comuni per rendere operativo nel 2020 l’Accordo di Parigi) non dimentichi quei diritti riconosciuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Al momento però a tenere banco sui tavoli del negoziato sono principalmente i temi della trasparenza e della finanza climatica.

 

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