Green Economy? Riflessioni su “Green Lies” 8 dicembre, 2014 | Redazione A Sud

greenlies[di Cinzia Di Fenza, Associazione Oltre La Crescita]

 

 

Quale Green Economy? Riflessioni a margine del documentario “Green Lies”. Domenica 9 novembre, nell’ambito della rassegna 2014 di Oltre la Crescita, è stato proiettato il documentario “Green Lies. Il volto sporco dell’energia pulita” .

 

 

“Green Lies” mette in luce, attraverso le testimonianze di alcuni comitati cittadini, le anomalie che caratterizzano le pratiche e lo sviluppo della green economy “esasperate nella maggior parte dei casi da operazioni di speculazione economica e che, di contro, hanno ricadute negative sui territori e le popolazioni locali” (…). Le rinnovabili potranno davvero essere una rivoluzione energetica e culturale, solo se diverranno un mezzo a portata di tutti e non un beneficio per pochi.”

 

 

Come di consueto, alla proiezione è seguita una discussione con le persone coinvolte e con i partecipanti all’incontro. La qualità della partecipazione è stata notevole, anche  grazie ai tanti  spunti di riflessione offerti dal documentario e dalle analisi,  valutazioni e input venute innanzitutto da Lucie Greyl  (di Centro Documentazione Conflitti Ambientali CDCA e realizzatrice delle interviste)  e da Carlo Sessa (esperto in progetti di ricerca comunitari, analisi di lungo periodo e partecipazione dei cittadini) oltre che dai presenti.

 

 

Due i focus principali su cui abbiamo voluto ragionare e che hanno rappresentato le domande da cui muovere per capire meglio di cosa parliamo e la posta in gioco:

  • la Green economy, che nell’informazione dei media (e nelle scelte economiche) si sta affermando come la soluzione al problema di coniugare tutela ambientale e crescita economica. Ma è davvero così?
  • l’importanza della partecipazione delle persone e delle comunità per fare pressione, contribuire al cambiamento, influenzare le decisioni pubbliche.

 

 

Numerosi i  punti emersi dal documentario e dalla discussione , che qui abbiamo provato a sintetizzare:

Cosa significa  green economy nella sua realizzazione concreta e come si sta traducendo nelle pratiche: molte delle esperienze esistenti in italia (ma il trend è spesso  improntato allo stesso modo) rispondono a pure logiche di profitto, senza apportare benefici economici più vasti per le economie locali né tantomeno i benefici ambientali reclamizzati, ma anzi contribuendo spesso a compromettere ulteriormente la qualità della vita e il futuro del territorio.

 

 

Ruolo del modello economico che c’è dietro alla realizzazione delle opere , nel caso, basate sull’utilizzo di energie “rinnovabili  o alternative (che spesso non si rivelano neanche tali). Un modello predatorio che, e a ben guardare, tende troppo spesso a riprodurre lo stesso modello di sviluppo basato sul ritmo di  prelievo e consumo di risorse naturali che afferma di voler superare.

 

 

Scarsa incidenza delle norme e dei provvedimenti nazionali e regionali in materia, che non contribuiscono realmente a facilitare la riconversione ecologica dell’economia (ad es. la Strategia Energetica nazionale o anche quella della Regione Toscana). La (dis) informazione dei media mainstream e  le strategie di comunicazione delle multinazionali dell’energia che riescono a veicolare messaggi falsamente “green” ad un’opinione pubblica mediamente non avvezza ad andare oltre quello che si legge o si ascolta in TV.

 

 

L’espropriazione del “potere” decisionale locale, laddove le comunità locali direttamente investite dalla realizzazione di queste opere (pale fotovoltaiche, impianti di geotermia, ecc.) non sono coinvolte nel processo decisionale e nelle scelte su interventi che impatteranno sul loro futuro, oltre che sull’ambiente. La partecipazione delle persone si riduce, nel migliore dei casi,  ad una mera consultazione e “presa d’atto” di scelte già adottate. Venendo anche meno al principio fondamentale del coinvolgimento dei cittadini per l’efficacia  delle politiche ambientali e per la sostenibilità dello sviluppo.

 

 

Ruolo e responsabilità politiche nel modo in cui queste opere, presentate dai decisori locali come soluzioni per coniugare tutela ambientale e crescita economica e creare occupazione, apportino in realtà  la gran parte dei benefici solo alle aziende realizzatrici, spesso multinazionali dell’energia.   E gli amministratori locali, spesso finiscono con il divenire complici degli interessi economici in gioco, per ignavia, o consapevolmente.

 

 

Comuni (e sindaci) ”illuminati”. Nel panorama variegato di esperienze in corso di green economy basate sull’utilizzo di energie rinnovabili, esistono e si distinguono anche amministrazioni che si impegnano  nel difendere l’interesse dei territori e delle comunità che amministrano dalla speculazione ad opera e a vantaggio di pochi (ma sempre sulla spinta delle persone che si mobilitano  “dal basso”). Fatta eccezione per alcuni casi e testimonianze di sindaci e amministrazioni locali virtuose, che provano e riescono anche a far prevalere gli interessi della comunità e dei suoi cittadini su quelli delle imprese.

  • VIDEO | Comunità impegnate e “competenti”, in cui l’autoformazione, oltre a contribuire a fare pressione e (a volte) cambiare le cose, influenzando le scelte pubbliche finali,  diventa funzionale a fare informazione , a produrre conoscenza anche dal basso e a coinvolgere e dare opportunità di re-agire, fare rete.
  • VIDEO | Importanza di attivare e stimolare una  valutazione partecipata di quanto accade, attraverso l’informazione documentata e trasparente e il coinvolgimento delle persone. Una partecipazione quindi che diventa non solo opposizione, ma capacità di essere proattivi e di fare “pubblica opinione”, moltiplicando la conoscenza.
  • VIDEO | Informazione attraverso la Rete non più solo “estrattiva”, ma che,  grazie alla conoscenza diffusa, diventa capace di essere filtrata.

 

Ci pare utile concludere questa riflessione sulla Green Economy e sull’importanza di ripartire dalle parole– che avevamo già avviato nella prima edizione della Scuola Oltre La Crescita – con una considerazione di Luciano Gallino[i]: “Dipende a quale economia verde si fa riferimento. Fare riferimento a pannelli fotovoltaici e pale eoliche, piuttosto che ad altro, non è un grande passo avanti se le dimensioni energivore della nostra economia rimangono immutate. (…)”

(intervista a Greenreport.it , 23 novembre 2012,  in Creare lavoro e guarire il territorio: come?).

 

 

Associazione Oltre La Crescita

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