Giornata mondiale contro il gas 24 ottobre, 2018 | Redazione A Sud

[di Paola Laini per A Sud]

 

Seguito all’articolo ‘Europa a tutto gas? No, grazie’ del 10.07.2018

 

Il 13 Ottobre e nei giorni successivi, più di 80 gruppi da 6 continenti divesi si sono mobilitati contro il gas cosiddetto ‘naurale’, che oggi viene proposto come fonte di approvvigionamento energetico alternativa per la transizione energetica. Tuttavia, al contrario di ciò che media e politici spesso raccontano, il gas rimane un combustibile fossile problematico dal punto di vista ambientale e sociale (approfondimento nell’articolo sopra citato!). In più, il suo uso presuppone un sistema di produzione energetica centralizzato e privatizzato, lontano dalle persone e dai loro reali bisogni, che rallenta – se non impedisce – una reale democrazia energetica.

 

‘Leave it in the ground’ (‘Lasciatelo nel suolo’) è uno degli slogan più diffusi che i gruppi opposti al gas lanciano ai governi. Lo scopo della giornata mondiale contro il gas è di connettere le varie lotte attraverso azioni di protesta decentralizzate.

 

Tra le azioni oganizzate:

 

Per supportare queste azioni e far sì che il loro messaggio si spanda, il network internazionale ‘Gastivists’ ha chiesto a tutti di attivarsi sui social media. A tal proposito, ha proposto un ‘kit’ digitale (in Inglese) con esempi di post, hashtags, e immagini da poter condividere o da utilizzare per il proprio profilo.

 

Oltre alla partecipazione diretta, il sostegno e la solidarietà ai gruppi che lottano pacificamente e in maniera non violenta è fondamentale, nel caso del gas come di tante altre lotte sociali e ambientali. E questo sostegno diventa ancora più importante dal momento che le istituzioni non mostrano alcun tipo di sostegno o disponibilità al dialogo, ma piuttosto chiara opposizione e repressione.

Giusto poche settimane fa, tre attivisti inglesi sono stati condannati a 16 mesi di carcere per avere bloccato per 3 giorni e 3 notti alcuni camion diretti ad un cantiere di fracking in Lancashire, Regno Unito. Due giorni fa, la Corte d’Appello ha però giudicato ‘eccessiva’ la condanna inflitta ai tre attivisti e ne ha deliberato il rilascio. Questa è da considerarsi una vittoria importante per i gruppi che lottano per la giustizia ambientale. A sostegno della causa, era stata lanciata una petizione alla Commissione inglese per i Diritti Umani per richiedere la tutela dei diritti dei cittadini di opporsi alle attività estrattive.

 

In Italia, Venerdi 12 Ottobre, è stata emessa la sentenza di primo grado che infligge a 16 attivisti NOTAV pene per un totale di 30 anni complessivi. La condanna di questi ed altri attivisti devono interessarci perchè erodono la libertà di tutti noi.

E ciò va ben oltre la questione gas/non gas. Si tratta di come funzioniamo come società. Si tratta di come l’apparato legislativo e giudiziario stia soffocando invece che difendere lo spazio e i mezzi di cui i cittadini dispongono per poter esprimere il proprio parere.

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