Eolico Selvaggio: il TAR in Campania dice Stop nei territori “saturi” 26 ottobre, 2017 | Redazione A Sud

1[Maria Laura Amendola per A Sud] “Il territorio è una risorsa limitata e non riproducibile: sicchè, se in tali zone è già stato realizzato un cosiderevole numero di impianti non può essere ritenuto irragionevole un divieto di ulteriori installazioni”.

 

Così recita la sentenza del TAR Campania che si è espresso su un ricorso riguardante l’individuazione di aree non idonee alla realizzazione di impianti eolici.

 

Nello specifico, la questione riguardava il Comune di Lacedonia (in provincia di Avellino) e una società intenzionata a realizzare un impianto sul territorio. In merito a questa vicenda, la Regione Campania ha dato attuazione al comma 1 dell’articolo 15 della Legge Regionale 6/2016, che prevede l’individuazione dei criteri e delle aree non idonee alla realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte eolica di potenza superiore a 20Kw. Criteri che riguardano sia la tutela paesaggistica del territorio e dei suoi tratti identitari, sia la “saturazione”, ovvero il principio secondo il quale nei paesi con un’eccessiva concentrazione di impianti non è più possibile costruirne altri.

 

Per chi da anni conduce una battaglia in Irpinia contro l’eolico selvaggio (sempre più difficile a causa dello spopolamento che il territorio subisce anno dopo anno) la sentenza del TAR è un indiscutibile segnale positivo, ma senza dubbio non sufficiente.

 

Nella realtà, solo qualche settimana fa sono stati avviati i lavori per la realizzazione di impianti eolici nei pressi dell’OASI WWF di Conza della Campania, nonostante il parere contrario dei Comuni limitrofi di Sant’Andrea di Conza e Teora. Ciò ci rende chiaro che non possono essere considerate “sature” soltanto alcune zone o paesi, ma la questione riguarda tutta la provincia di Avellino, l’Alta Irpinia in particolare, che ad oggi produce quasi il 7% sul piano nazionale dell’energia proveniente dall’eolico, in grado di soddisfare il bisogno di 160.000 famiglie. Solo a Bisaccia si contano 140 pale eoliche con una potenza di circa 300Mw, a cui si aggiungono le opere connesse (elettrodotti, sottostazioni, accumulatori). Senza considerare i fattori di impatto paesaggistico, l’occupazione e il vincolo di suolo, l’impatto visivo e sonoro. Le istallazioni, infatti, assoggettano irreversibilmente le superfici su cui insistono: le turbine sono alte fino a 135 metri e visibili in ogni contesto, la distanza minima tra le pale eoliche e le strade o le abitazioni è stata ridotta a 200 metri (e spesso non rispettata). Solo lo scorso anno, una pala eolica è andata in frantumi a Bisaccia, disperdendo pezzi di kevlar nell’area sottostante, e una seconda pala ad Andretta ha disperso circa una tonnellata di olio lubrificante sui sottostanti terreni coltivabili. Ed è ben immaginabile cosa potrebbe produrre la caduta di una pala eolica in un territorio ad altissimo rischio sismico: danni alle abitazioni e chiusura delle strade ai soccorsi.

 

Inoltre, nell’arco di 2/3 anni si sono verificati più di 7 attentati di stampo mafioso legati all’eolico selvaggio: alcuni mezzi incendiati tra Bisaccia e Lacedonia, bombe rudimentali, attentati a cabine e sottostazioni elettriche. Sono l’immagine perfetta di un vero e proprio business, che coinvolge istituzioni colluse, criminalità organizzata e società (srl) che producono profitto (parliamo di centinaia di migliaia di euro ogni anno per una sola pala eolica) a discapito di un territorio sempre più povero.

 

Sono trascorsi più due anni da quando 22 sindaci dell’Alta Irpinia – su spinta dei comitati ambientali – hanno chiesto – un’immediata Moratoria alla Regione Campania contro la proliferazione di impianti selvaggi. Nel 2016, la Moratoria è stata adottata per realizzare il PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) e il PTR (Piano Territoriale Regionale) entro 180 giorni.

 

Da allora, nulla è stato fatto: la Regione Campania ha disatteso tutti i suoi impegni.
 

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