Enel Brindisi: “Operai esposti inconsapevolmente all’amianto”. 30 gennaio, 2017 | Redazione A Sud

[di Andrea Tundo su Ilfattoquotidiano.it] L’ipotesi è grave: gli operai “sono stati esposti inconsapevolmente all’amianto”. Per questo ora chiedono che venga fatta luce sull’effettivo utilizzo di quel materiale durante la costruzione della centrale Enel di Cerano, alle porte di Brindisi. Ci sono dei documenti a dimostrarne la presenza, al contrario di quanto avrebbe detto più volte l’azienda elettrica, che anche ora respinge ogni accusa. È quanto sostengono i rappresentanti sindacali della Cisal in un esposto presentato alla procura del capoluogo salentino. Una vicenda delicata, anche perché Enel, si legge nelle carte, “nel rilascio dei curriculum ai dipendenti della centrale sostiene di non aver esposto in nessun caso i lavoratori al rischio amianto e che a fronte di ciò la maggior parte dei lavoratori non ha formulato all’Inail la domanda amministrativa per il riconoscimento dell’amianto e quindi ad oggi non possono produrre ricorso giudiziario in tal senso”.

 

A quella sostanza – le cui fibre se disperse nell’aria oltre certe concentrazioni possono diventare ‘killer‘ – scrive la Cisal ai magistrati brindisini, i dipendenti “sono stati inconsapevolmente esposti con l’aggravio del comportamento lesivo” della società “che non ha creato le condizioni lavorative, qualora queste lo richiedessero, atte alla salvaguardia della salute e della sicurezza” sia dei propri operai che degli operatori delle ditte impegnate nell’indotto. Poiché “è constatato che laddove occorre operare in alcune particolari condizioni è necessario mettere in campo tutti gli accorgimenti di legge e non invece sottacere, o bypassare, le condizioni di rischio e pericolo”. La negazione forzata ed insistita di amianto nel sito, accusa ancora la Cisal, “ha potenzialmente esposto e forse prodotto effetti lesivi per le persone che vi hanno operato con frequenza sino ad oggi”.

 

Sono questi gli aspetti che dovranno ora chiarire i pubblici ministeri brindisini. Vi è stato qualcosa di penalmente rilevante nel presunto comportamento di Enel? Ai magistrati vengono anche forniti i settori dell’impianto dove, secondo la Cisal, la presenza di amianto è “certificata”. Dalla zona turbina ai riscaldatori, passando per filtri e guarnizioni di vari serbatoi fino alla zona passi d’uomo di turbina e caldaia. E l’amianto sarebbe stato utilizzato anche nelle coperture di vari capannoni. Una presenza “concreta, veritiera e dimostrabile”, si legge nell’esposto, che risalirebbe “sin dai tempi della sua costruzione”, avvenuta tra gli Anni Ottanta e Novanta.

 

Ad attestarlo ci sono le bolle di smaltimento dell’amianto, che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. Tra le carte, necessarie per la dismissione, se ne rintracciano diverse risalenti a 14 anni fa e altre molto più recenti, fino al febbraio dello scorso anno. E in un documento interno della Direzione Produzione, datato 25 febbraio 1993, è la stessa Enel ad ‘ammettere’ giacenze in magazzino di “guarnizioni in amianto” che chiede però di “non considerare”. La società elettrica, quando a dicembre la Cisal avanzò le prime rimostranze sulla vicenda, rigettò ogni accusa. E ora, contattata dal Fatto, ribadisce che “per la realizzazione della Centrale di Brindisi Sud non sono stati utilizzati materiali contenenti amianto di qualunque tipologia”. Inoltre, l’azienda sostiene di aver sempre adottato sul tema “ogni precauzione derivante dalla normativa vigente in completa aderenza alle conoscenze tecniche e scientifiche”. Ribadendo la massima attenzione sulla tematica, Enel conferma “il costanze monitoraggio e l’applicazione di ogni misura di prevenzione” e che “negli anni sono state eseguite campagne di misura in tutti gli impianti che hanno escluso la presenza di fibre aerodisperse“.

 

(Pubblicato il 17 gennaio 2017)

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