Discarica Resit messa in sicurezza, «Indagini da ripetere» 9 dicembre, 2014 | Redazione A Sud

rifiuti autocombustione[su Corriere del Mezzogiorno]

 

Campania infelix, il disastro ambientale a Giugliano: chi sono le imprese della bonifica. Passi indietro sulla discarica dei veleni simbolo della contaminazione della “Terra dei Fuochi”

 

 

NAPOLI – Gli strumenti del laboratorio prescelto non sono compatibili con quelli del laboratorio Arpac di riferimento per i siti contaminati: slitta l’inizio degli interventi di messa in sicurezza della Resit, la discarica di Giugliano simbolo dei veleni che hanno contaminato la Terra dei Fuochi. Quei lavori consistono nella realizzazione di pozzi di aspirazione del percolato e del biogas e, soprattutto, nell’impacchettamento dei rifiuti in teli a tenuta stagna, che consentano di bloccare la contaminazione del terreno da parte del percolato. Sarebbero dovuti iniziare nei prossimi giorni.

 

 

È accaduto, invece, che il laboratorio privato incaricato dalle ditte vincitrici dell’appalto di analizzare i campioni di carotaggio del tufo sottostante i rifiuti non abbia utilizzato strumenti conformi agli standard richiesti. «Scar Labs», comunica il 19 novembre Bruno Coletta, dirigente dell’Arpa Campania al responsabile per l’ente dell’unità operativa Siti Contaminati e Bonifiche, Salvatore Di Rosa, «non risulta essere intercalibrato con il laboratorio di riferimento Siti contaminati per i parametri di seguito descritti… ».

 

 

Li elenca e comprendono sia idrocarburi policiclici aromatici, per esempio pirene e dibenzopirene, sia metalli, tra i quali arsenico, cobalto, vanadio, zinco, cadmio. Si rammarica Mario De Biase, commissario di governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque di Giugliano e laghetti di Castelvolturno:

 

 

«Questa lettera significa che buona parte delle indagini integrative eseguite da settembre ad oggi e che io stesso avevo richiesto alle imprese aggiudicatarie della messa in sicurezza devono essere ripetute». Due mesi ed alcune migliaia di euro gettati al vento, insomma, in una situazione nella quale tempo da perdere non c’è. Resit, infatti, è una bomba ad orologeria. Contiene almeno un milione di metri cubi di rifiuti tossici e nocivi, scaricati tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta. Era l’epoca in cui, secondo le rivelazioni del pentito Gaetano Vassallo, l’invaso di proprietà dell’avvocato Cipriano Chianese, oggi a processo in Corte d’Assise con altri 38 imputati, era meta di centinaia di camion al giorno, che formavano code lunghe fino ad un chilometro e mezzo all’ingresso dello sversatoio.

 

 

Da quel milione di metri cubi di materiali, secondo il geologo Balestri, consulente della Procura di Napoli, «fuoriesce inesorabilmente percolato». Una situazione, insomma, tutt’altro che tranquillizzante, anche alla luce dei più recenti rilievi sulla tenuta dei teli del fondo dell’invaso. «In alcuni punti – dice De Biase – si è verificato che mancano del tutto. In altri sono ridotti ad una pelle aggrinzita e cadente. Una pellecchia, si direbbe in dialetto». Sono due le imprese aggiudicatarie dell’intervento di messa in sicurezza, che dovrebbe essere realizzato in un anno di lavori e per il quale è prevista una spesa di sei milioni e mezzo di euro, su fondi stanziati sei anni fa dal ministero dell’Ambiente.

 

 

Treerre, una delle due, è amministrata da Emilia Fiorani, imprenditrice romana. Almeno fino al 2011 ha avuto come presidente l’ingegnere Riccardo Mancini, imprenditore molto vicino ad Alemanno ed arrestato a marzo 2013 nell’ambito di una inchiesta su presunte malversazioni realizzate nell’ambito dell’ente Eur. La Procura di Roma gli contesta i reati di concussione e corruzione. Mancini respinge gli addebiti.

 

 

La seconda impresa che sarà impegnata nella messa in sicurezza della Resit è la puteolana Italrecuperi, che fa capo agli imprenditori Moccia. In qualità di subappaltatrice è stata, tra l’altro, impegnata nelle operazioni di bonifica del Parco dello Sport a Bagnoli ed è finita nell’inchiesta del pubblico ministero Stefania Buda sulla mancata rimozione dei veleni nell’area dell’ex acciaieria.A novembre 2013 il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Claudio Moccia, all’epoca amministratore delegato dell’azienda, contestando all’impresa di avere mischiato nel terreno del Parco le morchie che avrebbero dovuto essere portate in discarica a Crotone.

 

 

Moccia è in ogni caso uscito dal processo, in sede di udienza preliminare, per prescrizione del reato contestatogli. Oggi commenta: «Ho accettato la prescrizione per non avere carichi pendenti, che mi impedirebbero di lavorare. Tuttavia, non ho commesso alcun reato. Non ne avrei avuto motivo: il trasporto delle morchie a discarica a Crotone ci fruttava 300 euro a tonnellata. La messa a dimora del terreno nel parco ci fruttava solo due euro a metro cubo».

 

 

Emilia Fiorani, amministratore della Treerre spa, mandataria del raggruppamento di imprese appaltatrici dei lavori di “Messa in sicurezza d’emergenza dell’area ex Resit”, precisa però che «nessuna analisi è stata ad oggi ancora effettuata, quindi la dicitura “analisi inaffidabili” è priva di fondamento. Non avendo effettuato analisi, non risponde al vero che Scar Labs abbia utilizzato strumenti non conformi. E comunque Scar Labs è dotato di strumenti conformi, essendo laboratorio certificato. Si precisa che l’intercalibrazione non valuta la qualità analitica di un laboratorio, ma standardizza le metodologie analitiche da adottare tra due laboratori. L’intercalibrazione ha avuto esito positivo per circa il 50% dei parametri previsti. Pertanto risulta ancora in itinere. Le analisi quindi saranno effettuate solo quando il processo di intercalibrazione sarà ultimato. Non risponde al vero che “buona parte delle indagini integrative devono essere ripetute” in quanto tali indagini riguardano: 1) sondaggi per la determinazione del fondo discarica necessarie al completamento del progetto esecutivo di messa in sicurezza (consegnato già il 10/11/14) quindi indagini iniziate (il 29/9/14) e completate (il 3/11/14) con esito positivo; 2) analisi chimiche sui campioni prelevati dai sondaggi,non necessarie al completamento del progetto esecutivo di messa in sicurezza secondo quanto stabilito dalla stazione appaltante: analisi che non sono ancora state svolte, quindi nulla è da ripetersi tranne il processo di intercalibrazione».

 

 

 

*Articolo pubblicato su corrieredelmezzogiorno.corriere.it, titolo originale: “Discarica Resit, slitta la messa in sicurezza. Il commissario: «Indagini da ripetere»”, 25 novembre 2014

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