Disastro Ambientale Tra  Fregene E Maccarese

Disastro ambientale tra Fregene e Maccarese

uccello-petrolio[di Francesco Lozzi per A Sud]

 

Disastro ambientale tra  Fregene e Maccarese. Sequestrato l’oleodotto dell’ ENI

 

Alla fine è arrivato il sequestro.  Il 3 Gennaio 2015 il gip del Tribunale di Civitavecchia, Massimo Marasca, ha disposto il fermo dell’oleodotto Civitavecchia-Fiumicino, che nel novembre scorso è stato oggetto di alcuni furti di carburante che hanno procurato danni ambientali per lo sversamento di cherosene. La misura restrittiva resterà in vigore “finché non saranno installati adeguati sistemi di controllo atti ad impedire ulteriori reati”. Il sequestro è un primo importante passo per arginare il danno ambientale incommensurabile provocato dallo sversamento del combustibile in una zona estremamente delicata in quanto l’area contaminata è a forte vocazione agricola e turistica.

 

Tutto è iniziato, a Novembre, con un tentativo di furto di cherosene ai danni di Eni sull’oleodotto Civitavecchia – Pantano . Un furto  finito nel peggiore dei modi, con un disastro ambientale senza precedenti per la zona. Ad essere compromesse la flora e la fauna dell’area ubicata nei pressi del fiume Arrone e del rio Palidoro. Secondo l’Eni  lo sversamento di carburante è avvenuto in seguito ad una effrazione dolosa, come riportato nella valutazione notificata ai Carabinieri e agli enti competenti come previsto dal D. Lgs. 152/06.

 

Date le proporzioni del danno, c’è chi denuncia un possibile collasso strutturale dell’oleodotto. L’azienda ha fatto inoltre sapere di aver messo in campo tutte le misure necessarie per la completa bonifica dell’area, in collaborazione con le autorità competenti. A seguito dell’incidente, che avrebbe interessato anche terreni destinati a produzioni agroalimentari, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha dato disposizione al Nucleo Operativo Ecologico (NOE) dei Carabinieri di procedere agli accertamenti necessari sulle aree colpite, avvalendosi del supporto tecnico dell’ Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) mentre le squadre del Reparto Ambientale Marino del Ministero dell’Ambiente, in coordinamento con la Capitaneria di Porto di Roma, sono già in azione dal momento del primo sversamento per arginare e monitorare il fenomeno sotto il profilo dell’inquinamento marino.

 

Lo sversamento di cherosene che a Novembre è sceso lungo il Rio Tre Cannelle a Maccarese (Fiumicino) ha contaminato decine di ettari in buona parte agricoli. Le acque del fiume sono da allora ingombre di pesci morti o agonizzanti. Primo attore a segnalare la gravità della situazione è stata  la Lipu-Birdlife Italia, presente con i suoi volontari per cercare di limitare la moria degli animali coinvolti. Aironi cinerini, garzette e cormorani che hanno mangiato pesce contaminato sono condannati alla stessa fine, come pure le volpi che hanno predato alcuni dei germani reali rinvenuti senza vita nei campi.

 

Il presidente della Lipu, Fulvio Mamone Capria, ha affermato che “l’allarme è stato probabilmente sottostimato, come pure sospettiamo che gli interventi di bonifica siano partiti in ritardo”. Per questo la situazione è degenerata rapidamente nelle aree colpite dall’inquinamento. Oltre alla moria di animali che interessa i comuni di Passoscuro, Maccarese e si estende fino a Fregene, secondo il responsabile dell’oasi WWF del Litorale romano Riccardo Di Giuseppe occorreva mettere in campo misure preventive che impedissero attacchi all’infrastruttura, dato il suo potenziale contaminante:  “la situazione è tragica anche nelle aree lungo i canali delle tre oasi Foce Arrone, Macchia Grande e Vasche di Maccarese. Non si capisce come simili impianti possano essere in balìa di balordi. Ci voleva più tempestività dopo la fuoriuscita di cherosene». L’allerta è scattata anche negli altri comuni costieri dove chiazze oleose trasportate dalle correnti marine sono già arrivate a Ladispoli e Cerveteri.

 

 

I danni del disastro ecologico non sono stati ancora quantificati ma il Sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, ha emesso immediatamente un’ordinanza con la quale vieta di “utilizzare, per qualunque uso e in qualunque modo, le acque del fiume Arrone lungo tutto il tratto che dal casello di Fregene dell’autostrada Roma-Civitavecchia arriva alla foce, e del Rio Palidoro dal punto dell’attraversamento dell’autostrada fino alla foce”. Inoltre ha ordinato anche il divieto per gli allevatori di far abbeverare bestiame al pascolo in libertà nei tratti indicati dei due corsi d’acqua. Gaetano Benedetto, direttore delle politiche ambientali del WWF Italia, ha dichiarato che “La vicenda di Maccarese evidenzia un crescente fenomeno nazionale legato ai furti di combustibile che avvengono attraverso la perforazione di oleodotti: questioni ben note all’Eni che ha sperimentato il nuovo sistema di monitoraggio e controllo il quale verrà adottato anche per l’oleodotto Civitavecchia-Pantano”.

 

Il WWF chiede però che l’adozione di queste tecnologie non riguardi solo gli ambiti dove si verificano furti frequenti ma anche (e soprattutto), in termini di prevenzione, tutti gli oleodotti che attraversano le aree naturali sensibili e in particolare, quelle protette o con produzione agroalimentare. Si tratta di un tema di carattere nazionale che non può riguardare solo l’Eni ma tutte le società petrolifere che gestiscono oleodotti nel nostro paese. In questo senso sarebbe opportuno che le misure di controllo e di prevenzione di tali fenomeni fossero definite, implementate e controllate nella loro applicazione dal Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico.
*Articolo pubblicato su asud.net, titolo originale: “Disastro ambientale tra  Fregene e Maccarese. Sequestrato l’oleodotto dell’ ENI” 16 gennaio 2015