Dighe in Patagonia, Endesa Enel le mette in naftalina. Almeno per il momento… 28 gennaio, 2014 | Redazione A Sud

benefitsofdams1[di Re:common] Secondo quanto riportato negli ultimi giorni dal quotidiano cileno El Mercurio, Endesa Cile, controllata dall’italiana Enel, ha depennato dalla sua lista dei progetti presentati agli investitori le cinque grandi dighe in attesa di realizzazione nella regione dell’Aysen, in Patagonia.

 

L’omissione nel documento, che viene realizzato a scadenza bimestrale, è in contrasto con la relazione precedente, in cui l’Endesa confermava come la mega opera fosse la più rilevante del suo portafoglio energetico in America Latina (i costi stimati raggiungono infatti i 10 milioni di dollari).

 

Val la pena rammentare che Endesa Cile ha il 51 per cento delle quote del consorzio costruttore dei mega sbarramenti, l’HidroAysèn, con il restante 49 per cento che è in mano alla azienda locale Colbùn.

 

La compagnia sostiene che quanto riportato nella relazione rappresenta un segnale forte per evidenziare la mancanza di chiarezza che esiste in merito alla reale possibilità di portare a termine il progetto. L’incertezza che regna ormai da mesi è legata soprattutto alle decisioni ancora da prendere sulla linea di trasmissione. Per trasferire l’energia idroelettrica prodotta dalla cinque dighe sui fiumi Pascua e Baker dalla Patagonia alle miniere del nord servono 6mila piloni alti 75 metri che dovrebbero passare per 9 regioni, 66 comuni, 4 parchi nazionali e vari territori dove vivono comunità indigene Mapuche, per un tragitto della lunghezza di 2.300 chilometri.

 

Sebbene l’Endesa ribadisca l’intenzione di non cancellare del tutto il progetto, fonti vicine a El Mercurio sottolineano come la stessa compagnia sia ormai consapevole della sua non fattibilità  almeno a breve e medio termine.

 

Non fosse altro perché la maggioranza della popolazione cilena sembra essere fortemente contraria all’opera e la stessa neo-presidentessa Michelle Bachelet prima delle ultime elezioni si era espressa in questi termini: “credo che il progetto non sia fattibile, ci sono soluzioni alternative e lavorerò in questa direzione qualora dovessi essere eletta”.

 

Si attendono conferme, soprattutto dal livello politico.

 

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