Da voi fiumi di parole, a noi laghi prosciugati 25 ottobre, 2017 | Redazione A Sud

1[di Cecilia Erba per A Sud] L’Italia prende l’iniziativa e ospita a Roma dal 23 al 25 ottobre il primo incontro internazionale su acqua e clima, con rappresentanti e dirigenti provenienti dalle aree dei più grandi fiumi del mondo. Cambiamenti climatici, crisi idrica, siccità, disuguaglianze, mitigazione e adattamento: questi i temi chiave del summit “Water and Climate: meeting of the great rivers of the world”, che mira alla condivisione di risorse ed esperienze per una efficace gestione delle risorse idriche in vista della COP23 di Bonn di novembre e del World Water Forum di Brasilia di marzo 2018.

 

Le tematiche sono cruciali: l’ONU stima che nel 2030 quasi metà della popolazione globale vivrà in aree ad alto livello di stress idrico, e fino a 700 milioni di persone potrebbero essere costrette a emigrare per mancanza d’acqua. Un approccio cooperativo a livello internazionale, l’incontro tra diversi attori e lo scambio di informazioni e pratiche per far fronte a questa crisi è sicuramente fondamentale.

 

Eppure, nel summit convocato a Roma e più in generale nel dibattito politico internazionale manca un elemento cardine: gli utenti, la società civile, e soprattutto tutti quei movimenti, associazioni e gruppi che si battono da tempo nelle loro diverse realtà locali per una gestione efficiente e democratica delle risorse idriche. Ignorare i conflitti che sorgono intorno alle riserve d’acqua in ogni parte del mondo significa ignorare i campanelli d’allarme sulla cattiva gestione da parte di enti pubblici e privati a fronte di risorse idriche in continua diminuzione, che precludono allo scoppio di crisi drammatiche per l’accesso all’acqua.

 

In Italia, come evidenzia il lavoro sull’Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali, promosso da A Sud e dal CDCA (Centro Documentazione Conflitti Ambientali), la gestione delle risorse idriche è tutt’altro che ottimale e spesso terreno di scontro tra attori politici ed economici e realtà locali. Emblematico il caso del lago di Bracciano, vicino Roma, il cui livello si è abbassato pericolosamente per l’azione congiunta di fattori climatici, ovvero la prolungata siccità che ha colpito tutto il territorio italiano con un deficit di precipitazioni tra dicembre 2016 e agosto 2017 di quasi il 40%, e dei prelievi effettuati da Acea, multiutility che gestisce i servizi idrici nel Lazio e non solo. La mancanza di una qualsiasi strategia pianificata per sopperire al fabbisogno della popolazione, a fronte di un’emergenza già da tempo preannunciata, ha condotto alla crisi idrica di quest’estate. L’eccessivo ricorso alle risorse del lago ha portato, secondo i dati del CNR risalenti a luglio, a un abbassamento del livello delle acque di ben 163 cm rispetto allo zero idrometrico, innescando una crisi ambientale ed ecologica senza precedenti, con l’estinzione di alcune specie di animali e piante protette. Le politiche messe in campo, soltanto a crisi avviata, sono state assolutamente inadeguate e tardive, mentre le perdite delle condotte romane, che da tempo avrebbero dovuto essere riparate, ammontano, secondo i dati di ACEA stessa, a oltre il 40%.

 

Nella crisi del lago di Bracciano, così come in molte altre parti del mondo, la voce dei cittadini e dei movimenti che da tempo parlano di emergenza ambientale e sociale è rimasta troppo a lungo inascoltata. I cambiamenti climatici, che stanno portando a una drastica riduzione delle risorse idriche a nostra disposizione, si aggiungono a una situazione già precaria e conflittuale, con scenari drammatici. Per questo motivo, l’acqua è uno dei temi trasversali della campagna #ClimateChangingMe, promossa da A Sud insieme a Za Zemiata (Bulgaria), Environmental Rights Action (Nigeria) e Acción Ecologica (Ecuador). La campagna mira a raccogliere testimonianze in tutto il mondo su come i cambiamenti climatici stiano entrando nella nostra realtà e cambiando le nostre vite. È fondamentale rispondere ai summit e ai dibattiti tra attori politici ed economici internazionali con le nostre voci, appellandoci per azioni urgenti e drastiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, da un lato con l’abbandono perentorio delle politiche energetiche fossili, le cui emissioni sono la prima e più devastante causa dell’innalzamento delle temperature globali, dall’altro con il coinvolgimento attivo della società civile.

 

 

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