Da Ostiense alla Montagnola, occupati palazzi a Roma. 7 aprile, 2014 | Redazione A Sud

140804491-2f1cb98a-5925-435b-b0ab-c1473c24ff52[di V. Giannoli su repubblica.it] Il terzo “Tsunami tour” dei movimenti sociali in vista del corteo nazionale del 12 aprile. Davanti agli spazi le forze dell’ordine.

 

Cinque palazzi occupati. E’ partito questa mattina a Roma il terzo “Tsunami tour” dei movimenti per il diritto all’abitare che culminerà nel corteo nazionale di sabato 12 aprile con via alle 14 da Porta Pia, la piazza dell’ “autunno caldo” 2013.

 

Dalla Nomentana alla Montagnola, da Torre Spaccata a Ponte di Nona, fino all’Ostiense, in cinque edifici sono dunque entrati attivisti e famiglie in emergenza abitativa. Davanti agli spazi sono giunti gli agenti della Digos e numerose camionette delle forze dell’ordine.

 

E nel primissimo pomeriggio, intorno alle 15, gli agenti sono intervenuti in via Andrea Cesalpino 12/14, sgomberado lo stabile in cui un gruppo di studenti della Sapienza, attivo nelle vertenze sugli studentati, aveva preso possesso di uno stabile abbandonato ribattezzandolo “Godot”. “Noi siamo partiti da un bisogno semplice quanto essenziale, quello di avere una casa. In pochi mesi abbiamo aggregato un gruppo di studenti, precari e giovani lavoratori, tutti abituati a vivere sulla propria pelle la fatica di pagare un affitto, l’impossibilità di lavorare e insieme mantenere i ritmi di studio richiesti dall’unversità del merito, o la difficoltà ad uscire dalla casa dei propri genitori – avevano spiegato i ragazzi in un comunicato – L’assurdo è che mentre il prezzo delle case tocca cifre irragiungibili ai più, relegando in periferie isolate e sprovviste di servizi vaste fasce di popolazione e aumentando il numero di senza casa, la presenza di palazzi inutilizzati, sfitti e lasciati al degrado, soprattutto nel centro città, è aumentata. A Roma ci sono 245mila case vuote, di cui 86mila possedute da privati o da grandi società, dedite all’accumulo di capitali e alla speculazione”.

 

Circa 150 persone, soprattutto italiani sfrattati, hanno invece occupato due palazzine a via Corti a Ponte di Nona, “confluite- riferiscono i Movimenti- in un fondo immobiliare”.

 

Il blitz più grande, invece, per dimensioni, è quello di via Baldassarre Castiglione alla Montagnola, dove circa 300 nuclei familiari (per un totale che si avvicina alle 700 persone) sono entrati in un enorme palazzo di uffici di proprietà dell’Inarcassa, già occupato negli anni passati e sgomberato circa tre anni fa. “Siamo determinati a rimanere qui, non si tratta e non si esce”, dicono dall’occupazione.

 

Un’altra ‘azione’ è stata compiuta a Torre Spaccata, in particolare in un palazzo di proprietà del costruttore Caltagirone nella via che dà il nome al quartiere. Qui sono entrati più o meno 80 nuclei familiari per un totale che si aggira intorno alle 300 persone, tra italiani e migranti. “Sono arrivati quelli della sicurezza privata- raccontano gli occupanti- gli abbiamo detto che è un’occupazione politica e che se ne dovevano andare”. “Questa è un’iniziativa complessiva- commentano i Movimenti- contro il piano casa di Renzi che va cancellato perché non trova risposte. Nemmeno nelle operazioni di social housing che sono in mano a privati, in questo caso cooperative, e rivolte solo a soggetti solvibili. In più dagli uffici dei Municipi hanno cominciato a non rilasciare più le residenze agli occupanti, perché è arrivata la circolare dal ministero, e a Parma addirittura sono cominciati i distacchi delle utenze”.

 

Infine, in via del Commercio 24, all’Ostiene, è nato il progetto “Neetbloc”. Sono stati gli attivisti che già un anno fa occuparono l’Ex Acea di via Ostiense ribattezzandola Alexis ad aprire il nuovo spazio abitativo “che ha l’ambizione di essere un punto di riferimento per precari e neet capace di aprire uno squarcio nel dibattito pubblico sempre più sterile”. “Siamo gli invisibili, quelli che non rientrano nelle statistiche ufficiali e che non possono accedere ad alcun ammortizzatore sociale; ci chiamano neet e secondo l’informazione ufficiale siamo quelli che non studiano, non lavorano, non partecipano a percorsi formativi e sono mantenuti dai loro genitori” scrivono in un comunicato. Ma rifiutano l’etichetta di bamboccioni e denunciano gli affitti esorbitanti, la mancanza di reddito, il lavoro nero, la precarietà.

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