Cop23: non c’è un piano finanziario per le vittime del climate change 17 novembre, 2017 | Redazione A Sud

1[di Abu Siddique e Megan Darby su climatechangenews. Traduzione di Cecilia Erba] I Paesi più vulnerabili hanno chiesto supporto ai Paesi sviluppati per affrontare i costi crescenti derivanti dagli uragani, dalla siccità e da altri fenomeni causati dal riscaldamento globale sulle loro popolazioni ed economie. I rappresentanti dei Paesi ricchi si sono però opposti a impegnare i propri fondi pubblici, accettando solamente di prendere parte a un dialogo di esperti sul tema nel 2018.

 

“La nostra richiesta era che fossero resi disponibili fondi pubblici per far fronte alle perdite e ai danni causati dai cambiamenti climatici, ma alla fine i Paesi sviluppati non hanno accettato” ha detto Adao Soares Barbosa, uno dei negoziatori del gruppo dei Paesi meno sviluppati.

 

Un altro rappresentante dello stesso gruppo, che ha preferito mantenere l’anonimato, ha espresso un senso di fallimento: “è andato tutto come volevano i Paesi sviluppati, ha detto. L’unica cosa che possiamo fare è presentare le nostre richieste, ma alla fine non ha funzionato”.

 

La presidenza Fiji ha promosso, come soluzione al problema delle perdite e dei danni, un nuovo strumento assicurativo. Ha lanciato infatti martedì la “InsuResilience Global Partnership”, un’iniziativa del settore privato che mira ad estendere la copertura assicurativa contro i cambiamenti climatici a 400 milioni di persone povere entro il 2020. “Questa partnership globale è una risposta pratica ai bisogni di chi soffre perdite a causa dei cambiamenti climatici”, ha detto il primo ministro delle Fiji Frank Bainimarama, “E sono molto orgoglioso che sia stata lanciata sotto la Presidenza Fiji della COP [la conferenza sul clima delle Nazioni Unite di Bonn]”.

 

Parallelamente, l’UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici) ha svelato una piattaforma online che ha lo scopo di mettere in contatto gli assicuratori con potenziali clienti nei Paesi in via di sviluppo.

 

La risposta degli attivisti a queste iniziative è stata tiepida: c’è bisogno di fare molto di più, hanno detto. Harjeet Singh, leader globale sui cambiamenti climatici per l’ONG Action Aid International, ha detto che “Lo strumento assicurativo potrebbe essere un pezzo del puzzle, ma non possiamo pretendere che protegga e garantisca tutti. Le assicurazioni a volte aiutano le persone che sono colpite dalle alluvioni o dai cicloni, ma non è un’opzione percorribile per chi si trova davanti a un certo tipo di perdite”. Resta poco chiaro chi pagherà i premi assicurativi, ha aggiunto, dicendo che non è giusto che i costi siano sostenuti da chi ha contribuito poco o niente alle cause dei cambiamenti climatici.

 

Sven Harmeling di Care International ha convenuto che “tali iniziative positive non possono sostituire la necessità di prendere una decisione durante la COP23 al fine di iniziare a esplorare soluzioni finanziarie innovative che possano davvero generare fondi aggiuntivi per far fronte ai danni e alle perdite”.

 

Julie-Anne Richards del Climate Justice Program ha rivolto su Twitter un appello ai ministri affinché intervengano per rafforzare la bozza negli ultimi giorni di negoziati.

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