Cop21: l’accordo di Parigi non ci salverà dal Climate Change 14 dicembre, 2015 | Redazione A Sud

Cop21 Parigi[Di Maria Di Pierri su Huffingtonpost.it] L’accordo si definisce vincolante ma non prevede meccanismi di sanzione. E per gli obiettivi che proclama prevede impegni del tutto insufficienti.

 

PARIGI – L’accordo globale per la lotta al Cambiamento Climatico siglato oggi a Parigi non curerà la malattia del pianeta. Mentre media e capi di Stato parlano di “enorme successo” e del compimento di un passo decisivo contro il riscaldamento globale e il Big business – ossia le grandi imprese mondiali – saluta quello che definisce uno “storico accordo”, scienziati e attivisti sono impegnati a denunciarne limiti di merito e di metodo.

 

Che le grandi compagnie private siano felici non è mai un buon segno. In ogni caso l’accordo presenta nella forma alcuni punti ambiziosi: si definisce vincolante e ambisce a stabilizzare l’aumento della temperatura al di sotto dei 2°C “compiendo gli sforzi possibili per raggiungere gli 1,5°C”. Sin qui tutto bene: ma a invalidare ogni possibilità di efficacia concorrono alcuni elementi che non è possibile ignorare.

 

Al di la degli indirizzi generali contenuti nel testo presentato stamani, il cuore della strategia di riduzione è contenuto degli Indc, gli impegni specifici dei singoli paesi. Tali impegni, calcolati complessivamente, sono completamente insufficienti a garantire il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo. La revisione degli accordi si farà ogni 5 anni, prima verifica prevista nel 2023. Anche se tutti i paesi facessero la loro parte – cosa non scontata, visto che mancano ad oggi concreti strumenti di controllo e sanzione – la temperatura salirebbe comunque sopra i 3°.

 

Esperti del Tyndall Centre for Climate Change Research (Inghilterra), del Center for International Climate and Environmental Research di Oslo, del Potsdam Institute tedesco e di altri istituti di Svezia e Austria avvertono che così com’è l’accordo non basta: non si prevede un anno specifico per il picco emissivo, ma occorre ridurre di almeno il 70% le emissione entro metà del secolo sui livelli del 2010 e per farlo dovremmo iniziare a ridurre adesso, immediatamente, e non nel 2020, quando entrerà in vigore l’accordo. Con queste premesse il riferimento vaghissimo alla “neutralità delle emissioni” da raggiungere senza fretta, la seconda metà del secolo, è poco più di una formula di rito.

 

La verità è che mentre eravamo tutti concentrati sui dettagli dell’accordo, abbiamo perso di vista il punto di fondo: la sostanziale mancanza di una volontà politica condivisa per agire drasticamente ed immediatamente che vuol dire… Per continuare la lettura, clicca qui.

 

 

 

Pubblicato su Huffingtonpost.it il 12 dicembre 2015

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