L’accordo Di Parigi Non Ci Salverà Dal Climate Change

L’accordo di Parigi non ci salverà dal Climate Change

di Marica Di Pierri su Huffingtonpost, il 12 dicembre 2015

L’accordo si definisce vincolante ma non prevede meccanismi di sanzione. E per gli obiettivi che proclama prevede impegni del tutto insufficienti.

PARIGI – L’accordo globale per la lotta al Cambiamento Climatico siglato oggi a Parigi non curerà la malattia del pianeta. Mentre media e capi di Stato parlano di “enorme successo” e del compimento di un passo decisivo contro il riscaldamento globale e il Big business – ossia le grandi imprese mondiali – saluta quello che definisce uno “storico accordo”, scienziati e attivisti sono impegnati a denunciarne limiti di merito e di metodo.

Che le grandi compagnie private siano felici non è mai un buon segno. In ogni caso l’accordo presenta nella forma alcuni punti ambiziosi: si definisce vincolante e ambisce a stabilizzare l’aumento della temperatura al di sotto dei 2°C “compiendo gli sforzi possibili per raggiungere gli 1,5°C”. Sin qui tutto bene: ma a invalidare ogni possibilità di efficacia concorrono alcuni elementi che non è possibile ignorare.

Al di la degli indirizzi generali contenuti nel testo presentato stamani, il cuore della strategia di riduzione è contenuto degli Indc, gli impegni specifici dei singoli paesi. Tali impegni, calcolati complessivamente, sono completamente insufficienti a garantire il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo. La revisione degli accordi si farà ogni 5 anni, prima verifica prevista nel 2023. Anche se tutti i paesi facessero la loro parte – cosa non scontata, visto che mancano ad oggi concreti strumenti di controllo e sanzione – la temperatura salirebbe comunque sopra i 3°.

Esperti del Tyndall Centre for Climate Change Research (Inghilterra), del Center for International Climate and Environmental Research di Oslo, del Potsdam Institute tedesco e di altri istituti di Svezia e Austria avvertono che così com’è l’accordo non basta: non si prevede un anno specifico per il picco emissivo, ma occorre ridurre di almeno il 70% le emissione entro metà del secolo sui livelli del 2010 e per farlo dovremmo iniziare a ridurre adesso, immediatamente, e non nel 2020, quando entrerà in vigore l’accordo. Con queste premesse il riferimento vaghissimo alla “neutralità delle emissioni” da raggiungere senza fretta, la seconda metà del secolo, è poco più di una formula di rito.

La verità è che mentre eravamo tutti concentrati sui dettagli dell’accordo, abbiamo perso di vista il punto di fondo: la sostanziale mancanza di una volontà politica condivisa per agire drasticamente ed immediatamente che vuol dire…

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