COP 23: Le donne come agenti di cambiamento 17 novembre, 2017 | Redazione A Sud

REDAZIONE A SUD (4)[di Natascia Scaramuzza per A Sud] Negli ultimi decenni le organizzazioni per i diritti delle donne si sono battute per integrare le questioni di genere nella lotta al cambiamento climatico e alla giustizia ambientale. Le inondazioni, gli uragani, la siccità sono fenomeni che stanno colpendo con più frequenza tutto il mondo. Ma le persone maggiormente colpite sono quelle la cui sopravvivenza dipende dall’agricoltura e da altre risorse naturali. Nelle zone rurali e nelle comunità indigene sono spesso le donne che si occupano di sfamare la famiglia, ma il cambiamento climatico sta mettendo a rischio la sicurezza alimentare delle comunità in cui esse vivono. Oltre a fronteggiare gli impatti del cambiamento climatico, le donne vengono confrontate ogni giorno da innumerevoli altri ostacoli quali la discriminazione, violenza, sfruttamento, esclusione economica e sociale ecc.

 

In un report del 2015 sulle donne, le Nazioni Unite ribadiscono che esse sono le più colpite dagli eventi estremi. In caso di tsunami e di forte ondate di calore il rischio di morte per una donna e maggiore rispetto a un uomo. Inoltre, le donne vengono largamente escluse da importanti decisioni che riguardano l’uso di finanziamenti per la ricostruzione di infrastrutture e beni danneggiati dopo un evento estremo, come uno tsunami o un’alluvione. In Indonesia, dopo lo tsunami del 2004, le donne erano addette a preparare e servire i pasti nei centri d’accoglienza per sfollati, ma erano escluse dalle decisioni più importanti.

 

La protezione ambientale e lo sviluppo sostenibile richiedono che ci sia una partecipazione di entrami i sessi, uomini e donne che si impegnano nella vita quotidiana e che siano egualmente rappresentati a tutti i livelli decisionali. Oggi vediamo un numero crescente di donne impegnate in attività di tutela ambientale, che si battono per i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità rurali. Ma sono ancora poche le donne che a livello internazionale e nazionale partecipano alla formulazione di politiche e azioni volte a ridurre gli impatti ambientali. Sono soprattutto gli uomini a prendere le decisioni più importanti.

 

La Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) adottata nel 1992, aveva come obiettivi principali riconoscere l’esistenza del cambiamento climatico e le influenze negative delle attività antropogeniche sul clima. All’epoca le questioni di genere non erano state incluse nella convenzione come una delle priorità. Nel 2009 viene creata la WGC (Women and Gender Constituency), la piattaforma delle organizzazioni che si occupano di promuovere le questioni di genere all’interno della UNFCC che oggi conta con la partecipazione di 27 organizzazioni ambientaliste e a favore dei diritti delle donne. La svolta arriva qualche anno dopo con la COP22 a Marrakech, dove le parti decidono di dar seguito al Programma di Lavoro di Lima (COP20) sulle questioni di genere.

 

Quest’anno il ‘Gender Day’, una giornata dedicata alla parità di genere in ambito climatico, è stato martedi 14 novembre, ed è stato lanciato il primo Gender Action Plan, un piano d’azione, sotto l’auspicio della UNFCC, legato alle questioni di genere, con azioni specifiche che mirano ad aumentare la partecipazione delle donne nei processi decisionali. 

 

 

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