COP 23 – Accordo sull’Agenda. Si richiede più ambizione 8 novembre, 2017 | Redazione A Sud

1[di Kerstine Appunn e Julian Wettengel su cleanenergywire.orgPrende il via la COP 23 a Bonn. L’atmosfera pare positiva. Già dal primo giorno si è trovato un accordo sull’agenda definitiva della conferenza. I paesi in via di sviluppo chiedevano che si desse maggiore importanza alle attività pre-2020. Ma la seduta plenaria, su proposta del primo ministro delle Fiji, Frank Bainimarama, ha deciso che queste verranno discusse solo durante le consultazioni informali che verranno moderate dalla delegazione Marocchina.

 

E’ un segno positivo che i paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati siano giunti a un Intesa per proteggere il clima, cosi Inga Fritzen Buan, consulente senior per il clima e l’energia del WWF Norvegia. Tuttavia, I paesi in via di sviluppo hanno ribadito che le azioni pre-2020 dovranno continuare a rimanere una priorità accanto al dibattito sugli obiettivi a lungo termine. La questione chiave che riguarda il pre-2020 e la ratificazione del emendamento di Doha al protocollo di Kyoto, che lo estenderebbe fino al 2020. Sono 84 I paesi che hanno ratificato l’emendamento finora (31 ottobre 2017), ma ne servono 144 perché questo possa entrare in vigore. La Germania e l’UE non lo hanno ancora ratificato.

 

Secondo il ‘Emissions Gap Report’ delle Nazioni Unite, la riduzione delle emissioni promessa dai vari paesi non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ovvero di limitare un aumento delle temperature al di sotto dei 2 gradi centigradi. Questo report ha concluso che nel 2030 vi sarà un divario di 11-13.5 GtCO₂e, tra gli gli NDC (contributi nazionali volontari) e quello stabilito dall’Accordo di Parigi per mantenere le temperature al di sotto dei 2 gradi. Questo equivale alle emissioni complessive della Cina nel 2030, cosi John Christensen, direttore del UNEP DTU Partnership.

 

Questo porterebbe a un aumento delle temperature di 3-3,2 gradi entro la fine del secolo. Secondo il report, tra le opzioni vincenti per far fronte a questo problema e investire nell’energia solare e eolica, promuovere gli apparecchi a efficienza energetica, ridurre la deforestazione e promuovere la riforestazione.

 

L’ Emissions Gap Report delle Nazioni Unite, si è rivelato un punto di partenza scientifico necessario per promuovere gli sforzi globali nel ridurre le emissioni.

 

La COP servirà dunque per valutare e definire a che punto ci troviamo. L’apporto scientifico sarà sicuramente di gran rilevanza, ma si dovrà soprattutto capire come misurare e condividere gli sforzi che si stanno facendo per proteggere il clima e come assicurare la conformità all’Accordo di Parigi.

 

Gli ‘ambition mechanism’ (meccanismi ambiziosi) dell’Accordo di Parigi, prevedono che le parti presentino ogni cinque anni, dei contributi nuovi e piu ambiziosi per mitigare il cambiamento climatico.

 

(Pubblicato il 7 novembre 2017)

 

 

 

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