Contratto per il governo del cambiamento: le nostre osservazioni 7 giugno, 2018 | Redazione A Sud

Contratto per il governo del cambiamento: le nostre osservazioni

 

 

PREMESSA

 

Il 18 maggio 2018, più di due mesi e mezzo dopo le elezioni tenutesi il 4 marzo, è stato pubblicato il testo definitivo del Contratto di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega, sottoscritto da Luigi di Maio e Matteo Salvini.

 

Alla pubblicazione del contratto sono seguiti 10 giorni di confusione istituzionale in cui i due leader della coalizione hanno rischiato di aprire una crisi politica senza precedenti nella storia d’Italia. Il tutto, miracolosamente, è svanito in una bolla di sapone il 1 giugno, quando si è formato un governo il cui premier risponde alla prima proposta e la cui squadra di Ministri resta praticamente invariata.

 

I dieci giorni che hanno rischiato di sconvolgere l’Italia, tuttavia, hanno spostato l’attenzione dall’elemento che è a nostro parere più grave di tutta l’attuale situazione politica: il programma del governo 5 Stelle/Lega, il cosiddetto “Contratto per il governo del cambiamento”.

 

Il contratto fornisce il quadro dell’indirizzo che il nuovo governo intende seguire, del tipo di società che vuole creare e a cui si rivolge. Un modello di stato securitario e militarizzato, che decide di disegnare un Paese razzista, in cui il welfare è riservato ai soli italiani di nascita e di sangue, qualunque cosa voglia dire. Una modello di società senza tutele dei diritti civili fondamentali, che riteniamo pericoloso, xenofobo e regressivo.

 

La prima valutazione che ci sentiamo di fare riguarda il testo nella sua interezza: il contratto è una pericolosa e paurosa accozzaglia di piccole soluzioni semplici a problemi complessi, a questioni che meriterebbero analisi, comprensione e approfondimento. Temi cruciali come il contrasto alle mafie sono trattati in appena otto righe, e ridotti a un problema di corruttori e corrotti, senza indagare minimamente l’immane questione sociale che sottende la crescita delle organizzazioni mafiose nel nostro Paese; al Sud e allo sviluppo del Mezzogiorno è dedicato ancor meno spazio, e si afferma la precisa scelta politica di non occuparsene, con un pericoloso meccanismo demagogico, che vorrebbe colmare il gap di una parte del Paese rispetto a un’altra ignorandone l’esistenza.

 

In sole quattro righe si disegna lo scenario più cupo sui reati ambientali, limitandosi a una generica volontà di potenziare l’esistente, mascherando male una profonda ignoranza sul tema.

 

La seconda valutazione è sui dati forniti su questioni cruciali: manca qualunque riferimento alle fonti, anche quando vengono menzionati dati quantitativi, il che annulla la credibilità delle informazioni ed è strumentale allo sbandieramento di proclami non supportati da fatti.

 

La terza valutazione, sempre di metodo, è sulla totale assenza di un piano finanziario, di una road map, di qualsivoglia strumento per immaginare concretamente quanto scritto nelle pagine del documento.

 

Si tratta chiaramente di un’operazione di marketing: invece di una programmazione politica che vada ad affrontare le problematiche del paese, quel testo dà consapevolmente spazio alle istanze più populiste e arretrate emerse negli ultimi anni in Italia, inseguendo parole d’ordine che portino consensi, senza problematizzare, senza approfondire, senza alcuna intenzione di occuparsi dei problemi del nostro paese.

 

In tal senso, in quel testo non c’è nulla di “politico”.

 

 

IL MODELLO DI SOCIETÀ CHE NON VOGLIAMO

 

Non si parla di diritti civili nel contratto; le politiche per la famiglia sono declinate con una visione smaccatamente patriarcale: l’obiettivo dichiarato è quello di permettere alle donne di “conciliare i tempi della famiglia con quelli del lavoro”; per altro, in ottica profondamente razzista, si prevede la gratuità dei servizi di asilo nido soltanto per le famiglie italiane.

 

Tutto il contratto del resto ha una matrice fortemente razzista: il capitolo sull’immigrazione, significativamente nominato “Rimpatri e stop al business”, è orientato unicamente al respingimento e a una gestione securitaria del fenomeno senza affrontare il tema dell’integrazione e dell’inclusione sociale. Inquietanti anche gli interventi rivolti ai rapporti con le altre confessioni religiose, Islam in primis: la decisione di chiudere tutte le moschee e “luoghi di culto, comunque denominati, che risultino irregolari”, in un Paese dove i fedeli musulmani sono 2,8 milioni a fronte di appena 10 moschee ufficiali, appare una grave limitazione della libertà religiosa sancita dalla Costituzione.

 

E’ completamente svuotata (in una maniera che ridicolmente sfida il diritto internazionale) la nozione di rifugiato politico: si pretende che lo status sia confermato dal Paese d’origine, paese dal quale, si suppone, il rifugiato stia fuggendo.

 

Del resto la stessa superficialità si riscontra nell’affrontare il tema dei campi nomadi: la confusione di termini in primis e l’equiparazione di nomadi e rom, la prospettiva della perentoria chiusura dei campi, senza alcun accenno alla rilocalizzazione di chi li abita, e la perdita della potestà sui bambini che non vengono mandati a scuola come unico strumento per implementare l’obbligo di frequenza, denotano un consapevole approccio semplicistico che finirà per allargare il divario all’interno della società civile e rendere ancora più difficile l’integrazione.

 

La propensione per il cosiddetto “pugno di ferro” si riflette anche nella sezione sulla giustizia, con l’inasprimento del 41bis, la “difesa sempre legittima”, eliminando il principio fondamentale della proporzionalità della reazione, la revisione in senso restrittivo delle norme sulle pene dei minorenni e l’eliminazione del trattamento minorile per i giovani adulti.

 

La difesa dell’italianità e dell’interesse nazionale è anche il perno delle indicazioni di politica estera: in un mondo dove le disuguaglianze aumentano e che attraversa un periodo di gravissima crisi politica, economica e ambientale, si sceglie una linea miope ed egoista, improntata interamente alla costruzione di alleanze strategiche per esorcizzare e allontanare la paura del terrorismo e dei migranti. L’altra faccia della medaglia è la promozione del Made in Italy (laddove invece una posizione troppo morbida si riscontra sui trattati internazionali di libero commercio) e della cultura italiana, trattata solamente in quanto fattore da valorizzare economicamente sia sul piano internazionale che su quello nazionale.

 

A essere difesa, tuttavia, non è nemmeno “l’italianità” tutta. Provvedimenti come la flat tax, la linea dura e intransigente contro le occupazioni abitative, il trattamento riservato al SUD, alle marginalità sociali e geografiche del Paese, disegnano un modello di società preciso, in cui a essere tutelati sono soltanto pochi, in cui essere tutelati è risultato di merito, in cui non si tiene conto delle condizioni di partenza in cui tutti viviamo e che determinano la differenza del modo in cui si articolano le nostre vite.

 

 

FOCUS AMBIENTE

 

La scelta del Ministro dell’Ambiente di questo governo è sicuramente un segnale positivo: il generale Costa raccoglie il consenso di molti dei comitati ambientalisti italiani per il suo lavoro in Terra dei Fuochi e ha già dichiarato di voler estendere quello stesso lavoro a tutte le Terre dei Fuochi d’Italia. La prospettiva appare tuttavia in netta contraddizione con le righe dedicate alle tematiche ambientali nel contratto di governo.

 

Il programma elettorale del Movimento 5 Stelle sull’ambiente era un corposo documento di ben 180 pagine, e alcuni temi, quali agricoltura o energia, erano affrontati separatamente. Di tutto questo, restano nel contratto di governo appena quattro pagine striminzite e confuse, e qualche vago accenno in altre sezioni, che non solo appaiono estremamente riduttive, ma spesso esprimono posizioni in netto contrasto con quanto promesso durante la campagna.

 

Il ridimensionamento delle questioni ambientali appare del resto un riflesso dell’impostazione securitaria della linea politica adottata. Così non si parla da nessuna parte di migranti ambientali, ai quali nell’ambizioso programma del M5S ci si riferiva addirittura in termini di rifugiati, spinti a emigrare dai conflitti per l’accaparramento delle risorse o dai cambiamenti climatici causati dalle emissioni dei paesi industrializzati. Un’impostazione che è scomparsa e che è in totale contraddizione con quanto enunciato dal governo, e dal suo Ministro dell’Interno, sull’immigrazione.

 

Anche la posizione netta dei 5 Stelle contro l’estrattivismo e le fonti fossili appare profondamente modificata: si parla di decarbonizzare e defossilizzare produzione e finanza senza identificare strumenti, tempi e modalità. Una frase sibillina (“per una risorsa non rinnovabile la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella con la quale è possibile rimpiazzarla con una risorsa rinnovabile”) esaurisce il tema delle fonti fossili: non si parla della questione del gas, individuato nella Strategia Energetica Nazionale come risorsa strategica, né in maniera esplicita di emissioni. Si prevedono alcuni interventi nel settore dei trasporti nella direzione di una maggiore sostenibilità, ma non si affronta la questione del trasporto locale urbano, responsabile del superamento dei livelli di inquinamento atmosferico e di particolato consentiti, questione per cui l’Italia è stata sottoposta a procedura di infrazione dall’Unione Europea. La mobilità sostenibile è tra l’altro l’unica occasione in cui si fa riferimento all’Accordo di Parigi sul clima.

 

Più volte invece si auspica la transizione energetica per il contrasto ai cambiamenti climatici, senza specificare quali risorse rinnovabili si vuole incentivare: nessuna differenza quindi tra grandi centrali per la produzione di energia idroelettrica, solare ed eolica, il cui impatto sul territorio e sull’ambiente non è indifferente, e delocalizzazione e smart-grid. Si prevede l’individuazione di azioni prioritarie d’intervento nelle aree più colpite da cambiamenti climatici e inquinamento, e l’unico esempio proposto è quello della Pianura Padana, ignorando completamente l’esistenza di tutti i SIR e SIN del Paese, nonché le implicazioni sulla salute che comportano le numerose aree dichiaratamente contaminate del territorio nazionale.

 

Del resto l’approccio ai temi dell’inquinamento e della contaminazione è tutto economico: a essere importante è risollevare le aree economicamente colpite ed è completamente ignorato il dato sanitario che la devastazione ambientale comporta. L’intero capitolo sulla Sanità non menziona minimamente questa vera e propria emergenza, e riduce il problema della Sanità nel nostro Paese, ancora una volta, a una questione meramente populista di lotta agli sprechi.

 

Ancora più deprimente il modo in cui viene affrontata la questione idrica, sbandierata come cavallo di battaglia dal Movimento (una delle cinque stelle rappresenta proprio l’acqua). Le misure individuate per l’attuazione del referendum del 2011 sull’acqua pubblica vengono ridimensionate alla sola implementazione di investimenti per la ristrutturazione e sanificazione della rete idrica, tra l’altro senza specificare chi dovrebbe fare tali investimenti, mentre si prevede la possibilità di costituire società di servizi a livello locale, mantenendo quindi l’attuale modello aziendale privatistico [1].

 

Infine, risulta dal contratto l’abbandono dell’opposizione alle grandi opere che inquinano e distruggono il territorio italiano, altro cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle. Nominata solamente la TAV, ma si parla di ridiscutere il progetto “nell’applicazione dell’accordo Italia-Francia”, non di fermarlo.  Nulla si dice sulla TAP – seppur il neo Ministro abbia posizioni positive sull’opera, definita da lui stesso più volte “inutile” – in che, insieme alla mancata menzione del gas e quindi all’assenza di un chiarimento della posizione del governo sulla volontà espressa dalla Strategia Energetica Nazionale di creare una HUB del gas, poco lascia sperare circa l’abbandono di un progetto inutile, costoso e dannoso [2].

 

Ciò premesso, ribadiamo oggi come ieri il nostro continuo impegno durante il corso della legislatura a monitorare le decisioni e a incalzare i referenti politici a livello governativo e parlamentare, a infaticabile difesa del principio di giustizia sociale ed ambientale.

 

 

Per approfondire:

[1] Il comunicato del Forum dei Movimenti per l’Acqua

[2] Ambiente, terzo valico Tav, Terra dei Fuochi: il M5s si inchina alla Lega

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