Contaminazione ambientale e salute delle donne: un’emergenza globale 11 ottobre, 2017 | Redazione A Sud

1[di Rita Cantalino per A Sud] Il nesso tra inquinamento ambientale e salute delle donne è stato sottolineato in termini allarmanti dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

È ormai indubbia la massiccia presenza di sostanze tossiche e pericolose per la salute umana in acqua, aria, terra e, di conseguenza, in ciò che mangiamo e beviamo: parliamo di sostanze legate all’insorgere di cancro, di malattie cardiache, di diabete (anche infantile) e infertilità, di endocrinopatie e problemi neurologici, cognitivi e comportamentali.

 

Il Rapporto Sentieri del 2014, Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, (una delle fonti di dati più recenti cui disponiamo) disegna uno scenario abbastanza palese dello stato della contaminazione ambientale del Paese.

 

Si tratta di un quadro allarmante soprattutto perché riguarda l’intero Paese, da Nord a Sud.

 

Prendendo a mo’ di esempio i dati di una regione particolarmente esposta, notiamo come in Campania dal 2007 al 2013 l’aspettativa di vita si è abbassata di sette anni per gli uomini e di dieci per le donne. Accanto al dato riguardante le donne, prendiamo in esame quello sui bambini: un bambino nato a Napoli alla nascita ha, secondo lo studio, un’aspettativa di vita inferiore di 3,6 anni rispetto a uno nato a Firenze, di 3 anni rispetto a un suo coetaneo milanese. Solo nel 2006, lo scarto era di due anni: l’effetto valanga della contaminazione ha determinato che in soli sei anni il dato si sia raddoppiato. Sempre sui bambini nati tra Napoli e Caserta (nella zona denominata Terra dei Fuochi) ha maggiore probabilità, in termini statistici, di ammalarsi di tumore rispetto ai suoi coetanei della fascia 0-1 e in quella 0-14.

 

L’esempio campano, è importante ribadirlo, è solo la riproposizione plastica di una situazione generalizzata che si verifica in quasi tutti i SIN del Paese: dalla Caffaro di Brescia a Taranto, ai laghi di Mantova eccetera.

 

Le donne sono maggiormente esposte per una serie di fattori a determinate tipologie di contaminazione ambientale, essendo fisiologicamente più vulnerabili e spesso, soprattutto nei Sud del mondo, maggiormente dedite alle attività di cura della casa e, di conseguenza, sottoposte per tempi più lunghi all’azione degli agenti contaminanti dei territori interessati.

 

Le donne, inoltre, sono coinvolte doppiamente perché spesso mamme; questo determina il loro duplice ruolo nelle situazioni di conflitto ambientale: da un lato vittime anche perché spesso la contaminazione riguarda gli infanti, sovente anche in fase prenatale; dall’altro perché, e anche e soprattutto per le ragioni di cui cose, tra le più attive all’interno delle fasi conflittuali. Esiste, in Italia, un enorme gruppo di comitati di “Mamme” che si oppongono a opere di devastazione ambientale sui territori in cui vivono.

 

Da queste considerazione, un anno fa A Sud ha lanciato la campagna Guardiane della Terra, volta alla difesa della salute delle donne esposte a contaminazione e a mettere in rete le decine di comitati di attiviste presenti sul territorio nazionale.

 

Una campagna del genere ha bisogno, innanzitutto, di una serie di precondizioni.

L’individuazione intanto delle precise responsabilità politiche rispetto alle attività estrattive, produttive e di smaltimento dei rifiuti nel nostro paese e la conseguente adozione del principio di precauzione nell’elaborazione delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e di riconversione. Ciò nell’ottica del rispetto degli impegni assunti a Parigi dal nostro governo, volti alla decarbonizzazione delle politiche energetiche dell’economia italiane per contrastare i cambiamenti climatici. È importante, in questo caso, fare una specifica fondamentale: la decarbonizzazione assunta come impegno dall’Italia durante la COP22 è la riduzione delle emissioni di carbonio climalteranti; la decarbonizzazione intesa e sbandierata dal nostro governo all’interno della Strategia Energetica Nazionale è l’abbandono del vetusto carbone alla base delle politiche energetiche, e la sostituzione di quest’ultimo con gas naturale, elemento egualmente climalterante.

 

La sostituzione progressiva dell’economia di consumo con un’economia circolare, basata sul principio del riutilizzo della materia e contro gli sprechi.

 

Si tratta di precondizioni indispensabili per poter ragionare di politiche migliorative orientate nell’ottica di genere.

 

Il piano rivendicativo della campagna va in questa direzione, e pone una serie di richieste alle istituzioni locali, nazionali e sovranazionali:

  • una adeguata informazione sui rischi ambientali per le donne in età fertile; le maggior parte delle donne provenienti dai SIN non ha coscienza dell’esposizione cui è sottoposta e non adotta, pertanto, alcuna prevenzione;
  • adozione di un’ottica di genere nella composizione dei luoghi di partecipazione e decisione sui territori;
  • utilizzo di specifici caratteri di genere all’interno degli studi di impatto e nelle politiche di sviluppo territoriale;
  • promozione della raccolta e della sistematizzazione di dati a opera di realtà di monitoraggio indipendenti e popolari;
  • finanziamento della legge regionale 40 della Regione Puglia e implemento della stessa sul territorio nazionale, attraverso la nascita di percorsi gratuiti per le donne affette;
  • ricezione delle richieste della campagna a difesa del latte materno: la promozione di biomonitoraggi di latte materno e sangue cordonale e l’approvazione di un ddl che preveda la creazione di un marchio “dioxin free” per alimenti.

 

Il piano completo del quadro rivendicativo è disponibile su Guardiane della Terra.

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