Colombia verso le elezioni: Uribe fuorigioco. Tocca a Santos 11 marzo, 2010 | Redazione A Sud

Appartenente ad una delle famiglie più potenti della Colombia, Santos venne nominato Ministro della Difesa dal presidente Uribe nel 2006 e si dimise nel 2009 per potersi candidare alle elezioni in previsione della decisione del Tribunale Costituzionale che ha impedito la ricandidatura di Alvaro Uribe. Santos, è stato de protagonista di una serie di scandali politici e di tensioni diplomatiche con altri paesi latinoamericani. Nei suoi confronti il governo ecuadoregno, guidato da Rafael Correa chiese un mandato di cattura internazionale come responsabile della morte di un cittadina ecuadoregna e di altri cittadini messicani, nell’operazione delle esercito colombiano, in Ecuador, che porterà alla uccisione, tra gli altri del comandante delle FARC, Raul Reyes. Una vicenda che portò ad una crisi diplomatica tra Colombia, Venezuela e Ecuador. Santos si trovò al centro delle polemiche, come ministro della Difesa per uno dei “risultati” ottenuti dalla piano di “Politica di Sicurezza Democratica”, ideato da Alvaro Uribe, denominato “falsos positivos”, la morte di migliaia di persone fatte passare per “guerriglieri”, che porterà alle dimissioni dell’allora Comandante delle Forze militari colombiane il generale Mario Montoya.


[Di Stella Spinelli per PeaceReporter.net] Il partito della U, coniato a immagine e somiglianza di Alvaro Uribe – da due legislature al potere e ora messo fuori gioco dalla Corte Costituzionale che ha detto no alla sua terza rielezione – ha scelto il candidato che tenterà di farlo restare a Palazzo Narino: Manuel Santos, 58 anni, ex ministro della Difesa, esponente di una delle famiglie più ricche della Colombia. E per molti “delfino” di Uribe, anche se tale definizione nasconde un mondo di complessità.

“Juan Manuel Santos fa parte di una delle famiglie più potenti del paese, proprietaria di molti mass media, fra cui El Tiempo, il giornale più diffuso della Colombia. Ma è anche un uomo assolutamente privo di ogni carisma – ci spiega Simone Bruno, giornalista esperto di temi colombiani -. E questa sua mancanza lo spinge a non apparire quasi mai in pubblico, cercando di vivere di rendita sulla fama dell’amico Uribe, di cui è considerato fedele seguace.

Sua principale occupazione, adesso, sarà far dimenticare il suo stretto legame con lo scandalo dei Falsos Positivos esploso proprio mentre lui era ministro della Difesa”.

Un candidato forte, comunque, ma anche un trasformista, che lo potrebbe pure portare a reinventarsi al di là dell’uribismo, senza preavvisi e titubanze.

Santos è stato ministro in tutti gli ultimi governi, dal 1991 a oggi, fregandosene del colore e delle politiche. E quasi sempre dopo esserne stato il più acerrimo critico. “E non fa eccezione nemmeno il governo Uribe – precisa Bruno – Per questo è considerato un candidato in corsa per sé piuttosto che per la continuità uribista”. A confermare questa lettura è la frase pronunciata mentre il cadavere del referendum era ancora caldo: “Voglio essere il Presidente della Repubblica”, ha detto, annunciando ufficialmente la sua intenzione di succedere a Uribe e mascherando un sorriso di soddisfazione dietro una posticcia disapprovazione della decisione dei giudici costituzionali che avevano appena detto no, appunto, alla consulta popolare che avrebbe deciso su un terzo mandato per Uribe.

Ma chi sono gli altri candidati che cercheranno di imporsi alle presidenziali del 30 maggio? Certamente è una serie di personaggi che rende finora il futuro alquanto incerto, dato che nessuno raggiunge il 25 percento delle intenzioni di voto.

“Lo scenario è diviso in due – spiega il giornalista italiano che da anni vive a Bogotà -: da una parte coloro che si strappano le vesti per farsi riconoscere come continuatori delle politiche uribiste; dall’altra quelli che propongono un cambio. Ma tra i due esistono tutti i tipi di sfumature. Nel primo gruppo, oltre al candidato della U, c’è il leader di Cambio Radical, Vargas Lleras e i due conservatori: Noemi Sanin e Felipe Arias, conosciuto come l’uribito.

Lleras, altro pargolo di una delle famiglie più potenti della capitale, è un uribista non ri-elezionista, come la Sanin, e negli ultimi giorni si è scontrato duramente con il governo sul tema sanitario. La polemica ha fatto sì che ci si accorgesse che da mesi era in campagna elettorale. Nonostante questo è il candidato che più somiglia Uribe. Ha una lunga e coerente traiettoria contro la guerriglia e un’ ideologia di destra molto ben definita”.

Uribito è invece un giovane clone del presidente e accusato di non avere una personalità propria. “La sua vittoria nelle primarie del partito conservatore, che si terranno domenica 14 marzo contemporaneamente alle primarie dei Verdi e alle parlamentari, porterebbe a un’alleanza con il partito della U già dal primo turno. O almeno questo pensano alcuni analisti. Ma a parte questa remota possibilità, tutti i successori morali di Uribe si correaranno l’uno contro l’altro”.

E il partito dei Verdi? “È verde solo di nome – precisa -. È formato dagli ultimi tre sindaci di Bogotá e non è ancora chiaro che tipo di campagna faranno. Sembra però che il prescelto sarà Antanas Mockus, apprezzato per le sue campagne culturali e di educazione civica. Si tratta sicuramente di un partito innovativo, con numerose proposte e cose da dire, ma che per il momento non è riuscito a farsi ascoltare dai media e dai cittadini”.

Ed ecco che si arriva ai liberali e al Polo Democratico, che da tempo hanno scelto i candidati e quindi iniziato la loro campagna elettorale. Rodrigo Pardo è l’uomo dei liberali, sostenuto totalmente da ogni frangia del partito, mentre Gustavo Petro, il prescelto del Polo, è l’espressione di una corrente minoritaria. “Eppure, gli ultimi sondaggi lo danno al secondo posto subito dietro Santos, quando comunque ancora Santos non era stato ufficialmente unto dalla U – racconta Bruno -. Un risultato importante comunque per un candidato di sinistra in una Colombia post Uribe completamente spostata a destra”.

Ma i giocatori non si esauriscono qui. Ce n’è un altro, senza un partito politico, ma ugualmente importante, tanto da emergere in tutti i sondaggi: l’ex sindaco di Medellin, Sergio Fajardo. “Poco si sa sulle sue idee e proposte, ma in tanti lo ritengono più vicino a Uribe che all’opposizione – sottolinea Bruno – Personalmente, si definisce lontano sia da Uribe che dagli antiuribisti, e durante la sua campagna in giro per tutta la Colombia iniziata già da molti mesi, ha raccolto un buon riscontro. Da la sua ha l’essere compaesano di Uribe e l’essere stato sindaco di Medellin nell’unico momento di pace della città. Anche se la sua amministrazione è coincisa con la Donbernabilità, unione di governabilità e Don Berna, il famigerato narcos, a capo di orde di paramilitari senza scrupolo. Durante quel periodo infatti a Medellin non si sparava un colpo, proprio perché un solo capo narcotrafficante controllava tutto, ma proprio tutto”.

Questo lo scenario alquanto mutevole su cui si sta muovendo la Colombia: ogni partito sente di potersi giocare la vittoria e a oggi è impossibile fare pronostici su vincitori e alleanze.

Stella Spinelli

http://it.peacereporter.net/articolo/20597/Uribe%2C+fuorigioco%2C+si+affida+a+Santos

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