Colombia e il Rebus della pace 22 novembre, 2016 | Redazione A Sud

farc-colombia[di Por Antonio Cacio per A Sud] Nel referendum riguardante il processo di pace con le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie) del 2 ottobre, ha vinto il NO. Nonostante la differenza sia stata di 0,43% (60.116 voti), il grande vincitore è stato l’astensionismo, che ha superato la soglia del 60%. Dopo più di mezzo secolo di guerra, il popolo colombiano ha detto NO all’accordo di pace con le Farc, e l’unica certezza è un paese polarizzato e spaccato. Il presidente, Juan Manuel Santos, che si è aggiudicato il Nobel per la pace per «il suo sforzo risoluto per mettere fine al conflitto durato 52 anni», ha molto legato il proprio consenso politico a questo processo di negoziazione. Dopo essere stato approvato e firmato, si è scommesso sulla legittimizzazione dell’accordo tramite l’approvazione popolare via referendum, ma non è andata così. Tuttavia, non è possibile ridurre l’esito della votazione del referendum alla formula: la Colombia non vuole la pace. Di seguito i termini dell’accordo e un’analisi utile a comprendere il contesto.

 

Il presidente, Juan Manuel Santos, che in queste ore si è aggiudicato il Nobel per la pace per «il suo sforzo risoluto per mettere fine al conflitto durato 52 anni», si è giocato il proprio capitale politico e la sua popolarità in questo processo di negoziazione con la guerriglia più antica dell’America Latina. Dopo essere stato approvato e firmato, si è scommesso sulla legittimizzazione dell’accordo tramite l’approvazione popolare via referendum, ma qualcosa è andato storto, perché una realtà così desiderata come la pace non è stata sufficiente per far sì che i colombiani votassero per l’accordo nelle urne.

Tuttavia, non è giusto ridurre l’esito della votazione del referendum alla formula: la Colombia non vuole la pace. Il paese è stanco di tre generazioni in guerra e questo ha fatto sì che ci sia stata una minoranza pronta a simpatizzare con le Farc, una forza che nei suoi primi anni aveva motivazioni ideologiche e politiche ma che poi si sarebbe trasformata in un gruppo terrorista. Per cosa si è votato il 2 ottobre. Il 2 Ottobre gli elettori colombiani sono stati chiamati alle urne per ratificare gli accordi presi a L’Avana tra il governo colombiano ed il gruppo guerrigliero delle FARC EP (Forze armate colombiane esercito popolare). II voto non aveva giuridicamente un potere vincolante, si votava ad accordo già firmato davanti a rappresentanti dell’ONU, ed ai governi di Norvegia, Venezuela, Cuba e Ecuador, una copia firmata dal presidente Santos e dal comandante Timoscenko. Il voto era stato pensato per dare legittimità politica ad un accordo la cui attuazione prevede una serie di passaggi parlamentari e delle modifiche costituzionali. La Colombia è un paese presidenziale e il presidente è il cardine del sistema politico, ma Il presidente Santos non può contare su una solida maggioranza legislativa, l’affermazione del Si sarebbe servita a rompere molti indugi e reticenze

 

In cosa consistono gli accordi di L’Avana. A L’Avana si sono svolti dei dialoghi tra le due forze belligeranti da più di cinquanta anni, si tratta di un documento scritto tra due forze che si sono sedute a dialogare alla pari, dato che anni di feroce guerra civile non hanno visto né un indebolimento totale della FARC EP, ma che neppure hanno portato ad un cambio di regime politico nel Paese, è stata dunque una comune presa di coscienza davanti all’evidenza che attraverso le armi non si è riusciti a cambiare il Paese.  Il documento nato dopo 4 anni di incontri pubblici consta di 6 capitoli.

 

Il primo punto: “Politica di sviluppo agrario” . La riforma agraria è la pietra angolare degli accordi presi dalle parti, questa ambisce a sradicare la povertà rurale abbassandola del 50% nei prossimi 10 anni.

La riforma prevede la redistribuzione dei terreni coltivabili a contadini senza terra. Facilitazione, attraverso il “Piano Massivo di Formalizzazione”, dell’accatastamento dei terreni già coltivati, terreni su cui i coltivatori non hanno un titolo di proprietà. Un programma di riconversione agricola nel quale il governo, sentite le priorità delle comunità interessate e viste le vocazioni geografico-ambientali, può cambiare la destinazione d’uso dei terreni. In funzione di questi punti si avrà un aggiornamento del catasto rurale.

 

Attraverso la delimitazione della frontiera agricola e la protezione di aree di interesse ambientale, il governo appoggerà la creazione di zone di riserva contadina. Il Programma di sviluppo territoriale e trasformazione regionale, attraverso i Piani settoriali, avrà la finalità di promuovere le infrastrutture e lo sviluppo sociale (salute, educazione, casa), strumenti di stimolo alla produttività (assistenza tecnica, cooperative, credito e associazioni di commercializzazione), formazione al lavoro.

Ancora, sono previsti: il Sistema di sicurezza alimentare e nutrizionale, la maggiore produzione di alimenti e la promozione della economia contadina (rafforzamento dei mercati locali e regionali, campagne contro la fame e educazione all’alimentazione).

 

Secondo Punto: “Partecipazione Politica”. Questo punto si occupa del difficile passaggio da una contrapposizione politica armata, ad una dialettica che rientri nel gioco democratico del confronto e compromesso tra le posizioni. Tra le previsioni:

 

  • Apertura democratica: promuovere l’inclusione di nuove voci e progetti politici, eliminare le limitazioni per la creazione di movimenti politici rappresentativi, aumento progressivo dei diritti;
  • Creazione di “circoscrizioni speciali di Pace”: le regioni più colpite dal conflitto armato avranno il diritto ad eleggere rappresentanti alla camera con un regime speciale;
  • Stimolo alla partecipazione politica, alla trasparenza e alla partecipazione elettorale delle donne;
  • Partecipazione cittadina: per promuovere una maggiore partecipazione della cittadinanza nel processo elettorale, si svilupperà una legge di garanzia e promozione della cittadinanza. Promozione di una cultura di tolleranza e rispetto della protesta sociale. Apertura di spazi nei mezzi di comunicazione istituzionali, reginali e comunitari. Rimodulare i “Consigli Territoriali di Progettazione per rafforzare il controllo cittadino nella gestione politica;
  • Misure di sicurezza: rompere il vincolo tra arma e politica. Il governo creerà un sistema di sicurezza per l’esercizio della politica, un sistema di protezione dei leader sociali ed uno statuto delle opposizioni.

 

Terzo Punto: “Fine del conflitto”. Reso pubblico il 23 Giugno del 2016. L’Accordo contiene le linee per il cessate il fuoco e per porre fine alle ostilità, il processo di disarmo e le garanzie di sicurezza, con l’obiettivo di mettere fine al conflitto per la costruzione di una pace stabile e durevole.

Riguardo al cassate il fuoco: il Governo e le Farc hanno elaborato un percorso con impegni reciproci perché entro 180 giorni dalla firma definitiva ci sia un disarmo completo. L’ONU presiederà il meccanismo con osservatori disarmati provenienti dai paesi del Celac. Un giorno dopo la firma definitiva degli accordi, l’esercito permetterà lo spostamento delle strutture della Farc nelle 23 “zone rurali transitorie di normalizzazione, dove avverrà la consegna delle armi e si preparerà il processo di integrazione. Intorno alle zone ci sarà una fascia di sicurezza di un chilometro in cui non sarà permessa la presenza della forza pubblica né delle Farc. All’interno delle zone gli ordini di cattura saranno temporaneamente sospesi.

 

Quarto Punto: “Soluzione al problema delle droghe. Pubblicato il 6 maggio 2014. Prevede lo sradicamento delle coltivazioni illegali e la loro sostituzione attraverso piani partecipati di sviluppo agricolo e produttivo alternativo, accompagnato con da un piano di rimozione dei campi minati. Vengono previsti anche politiche di riabilitazione e reinserimento sociale nonché contrasto al narcotraffico e al riciclaggio

 

Punto quinto: “Le vittime”. Reso pubblico il 15 Dicembre del 2015. Questo è il punto  centrale del processo di pace, dato che include il Sistema Integrale di Verità, Giustizia e Riparazione. A tal fine si sono definiti i meccanismi di carattere giudiziario ed extragiudiziario che si metteranno in marcia e le istanze che si creeranno al fine di ottenere la maggiore soddisfazione dei diritti delle vittime ed una adeguata riparazione da parte dei colpevoli.

Verrà istituita la Commissione per il chiarimento della verità, la convivenza e non ripetizione, un organo temporaneo e di carattere extragiudiziale per contribuire alla verità e riconoscere i diritti delle vittime.

L’Unità di ricerca di persone date per scomparse si occuperà di dirigere e facilitare la ricerca e la identificazione delle persone scomparse e localizzazione e consegna dei resti.

La Misure di riparazione integrale per la costruzione della pace prevedono l’azione concreta di contributi alla riparazione, atti di riconoscimento delle responsabilità, riparazioni collettive, restituzione di terra, processi collettivi di ritorno e riabilitazione psicosociale.

La Giurisdizione Speciale per la Pace sarà la componente giudiziale del Sistema Integrale che tutela il diritto delle vittime alla giustizia e per investigare, giudicare e sanzionare gli attori del conflitto sotto la premessa di un contributo alla verità e riparazione. I responsabili che saranno disposti a raccontare senza reticenze la verità sulle azioni e i mandanti avranno una riduzione o sostituzione della pena con atti di riparazione sociale. La giurisdizione avrà sedi ed aule autonome che si occuperanno dei delitti di lesa umanità come tortura, allontanamento forzato, omicidio, esecuzioni extragiudiziali e violenza sessuale.

La Garanzia di non ripetizione avrà l’obiettivo di cambiare le condizioni sociali, economiche e politiche che hanno dato inizio al conflitto e che hanno permesso che le violenze.

 

Punto Sesto “implementazione, verifica e referendazione”. Pubblicato il 24 Agosto del 2016. Qui ci sono i punti chiave per quel che riguarda l’amnistia per i membri della guerriglia che abbandonino le armi, che sarà la prima legge che si trasmetterà al Congresso, attraverso il meccanismo speciale per la pace. Allo stesso modo si è introdotto il meccanismo attraverso il quale si garantirà la presenza della Farc, convertita in movimento politico, nel congresso. Gli accordi includono il numero di seggi che saranno assegnati in maniera diretta alla guerriglia. Così come i dettagli su come si realizzeranno il procedimento referendario ed il processo di reinserimento alla vita civile degli ex guerriglieri

 

Perché tanta fretta. A causa della necessita di confermare al più presto i negoziati non sono state aggiornate le liste elettorali, dunque al voto sono stati chiamati coloro che erano inscritti nelle liste elettorali delle presidenziali di 2 anni prima, più i nuovi maggiorenni. Sono stati di fatto esclusi dal voto i cittadini che nel frattempo avevano un altro domicilio, la moltitudine di profughi interni, che vivono ai margini dei centri urbani, questa, la parte più colpita dalla guerra, neanche in questo caso sono stati trattati da cittadini. A questi si sommano gli elettori che, per scelte personali o disillusi dalla finta alternanza democratica, normalmente si astengono dalle elezioni politiche.

 

Economia di guerra, economia di pace. “Se credi che la pace sia un obiettivo comune significa che ne sai ben poco” (Morrissey, Death of a disco dancer 1986).

Avere una idea di quale sia il contesto politico ed economico della Colombia in guerra è capire come l’economia, nel corso dei 52 anni di guerra, si sia organizzata intorno ad un conflitto divenuto endemico. Quello che si tenta di concludere è l’ultimo capitolo di una storia violenta, che per molti ha origine dalla conquista spagnola e che senza soluzione di continuità arriva fino ai nostri giorni. Il paese ha vissuto una costante colonizzazione ed espropriazione di territori, il tema della riforma agraria, non a caso, è il primo punto sul quale si è discusso. Oggi come ieri le rivendicazioni della Colombia rurale si scontrano con gli interessi delle multinazionali estrattive che, per stessa ammissione di uno degli organizzatori della propaganda per il No, hanno lautamente finanziato la campagna contro gli accordi.

Una pace senza giustizia significa repressione dei diritti e messa in incubazione di un nuovo conflitto, comunque latente, visto le politiche neoliberiste del governo Santos che, dal punto di vista economico segue con ossequio le direttive del FMI e del governo statunitense. Il governo, infatti, attraverso la chiusura del conflitto armato, sancita da una vittoria del Si alle urne, ambiva, in questo periodo di stagnazione economica, a prendere presto il controllo delle attività minerarie gestite dalla FARC EP, che da anni hanno diversificato le loro fonti di ingresso aggiungendo alla produzione di cocaina, le attività minerarie.

 

Chi ha vinto, chi ha perso. Dopo il voto, il presidente Santos ha atteso circa 4 ore per il suo discorso personale, i dati non erano certi anche se la tendenza era quella di una leggera supremazia del No. Nel suo discorso ha chiarito la volontà di mantenere il cessate il fuoco bilaterale, ricordando che lui è il capo dell’esercito, e invitando gli esponenti del No ad una rapida consultazione per valutare le loro ragioni. Lo sconcerto era palpabile, tutti i sondaggi davano un margine sicuro a favore del Si. Nel giro di poche ore sono arrivate le dimissioni del negoziatore Humberto della Calle, al quale è stata riconfermata la fiducia, e della responsabile della campagna per il Si e ministra dell’istruzione Giulia Parodi, dimissioni confermate.

 

Uribe nel suo discorso post voto è apparso timido, ben cosciente che adesso avrebbe dovuto abbandonare una comunicazione demagogica e terroristica, costretto a cambiare registro e chiamato a spiegare quali sono i punti da modificare. Per lui ed i gruppi di potere a lui legati è stato facile fare una campagna sventolando fantasmi e paure, utilizzando argomenti che nulla avevano a che fare con il referendum, slogan come “La vittoria del SI rafforzerà “L’Ideologia di genere” termine secondo il quale ci sarebbero delle politiche governative tendenti ad una società in cui si superino i generi sessuali “dove nelle scuole si insegna l’omosessualità”, argomento che ha suggestionato i gruppi evangelici e reazionari.

Per finire con il parlare di un capitolo degli accordi in cui si prevederebbe che gli aiuti economici agli ex guerriglieri sarebbero stati prelevati dalle pensioni di anzianità, o che la Colombia sarebbe divenuta una repubblica Bolivariana Castro-Chavista.

Più timidamente ha dichiarato che non metteva in dubbio l’immunità degli ex guerriglieri ma non era d’accordo con la giurisdizione di transizione che prevede che questa immunità avvenga dopo una totale confessione dei crimini commessi dalle due parti.

Dunque smentendo da un momento all’altro se stesso e il suo slogan di sempre “nessuna pietà, le Farc devono pagare con il carcere”, ha messo così a nudo le sue debolezze e il timore che davanti ad un giudice internazionale egli sia chiamato a rispondere per i massacri di civili e l’uccisione di oppositori e rappresentanti della società civile avvenuti durante i suoi due mandati presidenziali.

Senza dubbio sarebbe stato politicamente più agevole per lui perdere di poco, per poter continuare a soffiare sul fuoco minando a logorare la figura di Santos e prepararsi cosi alle prossime elezioni presidenziali.

 

Piano B “Non esiste un piano B!”. L’eccesso di fiducia da parte del Governo ha portato al non preventivare la possibilità di una sconfitta con il voto popolare. Il voto è stato visto come una formalità e solo tre settimane dopo si iniziano a valutare possibili percorsi che portino ad una veloce approvazione delle modifiche.

Non avere un piano in caso di sconfitta significa che il percorso che vuole portare ad una pacificazione nazionale è un percorso che appare politicamente e logisticamente già in marcia. Da mesi, grazie alle informazioni dei comandi della Farc si sta portando avanti una importante campagna di rimozione dei campi minati.

In tal senso anche la rimozione del Procuratore Generale della Repubblica Ordoñez, uomo politico letteralmente cattofascista, che per anni, spesso arbitrariamente, ha potuto, attraverso il suo ruolo istituzionale, rimuovere personaggi politici scomodi a livello locale e nazionale. Emblematica è la sospensione della senatrice Piedad Cordoba per delle infondate accuse che la vedevano fiancheggiatrice delle Farc. Accusa caduta appena dopo la rimozione del Procuratore. A lei, come a molti altri politici o amministratori pubblici di vario livello, è stato inflitto per anni un “confino politico” nell’attesa di potersi difendere nei processi. Ordonez ha usato poi per anni, la peggiore demagogia da Opus Dei contro le comunità LGDB, usando il suo ruolo per rallentare i processi contro i reati legati alla discriminazione sessuale.

Chiaramente, che un personaggio di tale calibro fosse chiamato a presiedere un potere cosi determinante, che dovrebbe tutelare i diritti umani, non era conciliabile con il nuovo corso politico di un Paese in cerca di pace.

Il Rebus “Piano B” deve essere comunque risolto al più presto, in ballo ci sono gli accordi con il secondo gruppo guerrigliero, l’ELN, che ha dichiarato di volersi sedere ad un tavolo solo una volta terminati gli accordi tra lo Stato e la Farc.

Una proposta interessante è quella di passare attraverso i “cavildos urbano”, figura giuridica riconosciuta dalla costituzione presidenzialista del 1990, come gruppo di cittadini organizzati che, attraverso un percorso di discussione e partecipazione democratica possano avere un potere sovrano su dei temi di interesse nazionale. Il limite di questa soluzione è che anche se riconosciuto dalla costituzione, il “Consiglio dei cavildos urbani” è una figura che non è stata ancora completamente regolata.

 

Mesi di cessate il fuoco hanno portato ella liberazione di ostaggi e, nelle zone di guerra in cui la Farc governava, alla fine del coprifuoco e alla libertà di movimento e di espressione. Nei centri che cominciano a liberarsi dalla morsa della guerra, la pacificazione ha portato alla riattivazione della società civile composta dalle vittime di generazioni in guerra, che cercano la verità per poter perdonare il passato.

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