Caldo Serio 18 febbraio, 2019 | Redazione A Sud

[di Diego Colombo per l’Eco di Bergamo]

Le temperature in salita rischiano di far morire il nostro fiume

Nei prossimi decenni anche l’acqua, come l’aria, si scalderà a causa dei cambiamenti climatici. La trota fario, per esempio, potrebbe scomparire perché non sarà in grado di respirare. La soglia critica per l’acqua è 15 gradi.

Fa caldo sul Serio: l’aumento della temperatura nei fiumi alpini è un rischio per gli ecosistemi” è il titolo, accademico ma già con una risonanza giornalistica, di una ricerca del “Climate-Lab” del Politecnico di Milano in collaborazione con l’Università Bicocca.

Ne parliamo con il professor Daniele Bocchiola, docente del Politecnico al dipartimento di Ingegneria civile e ambientale, nel settore Scienza e Ingegneria dell’acqua.

«Lo studio sul Serio spiega nasce dall’attività del Climate-Lab, il laboratorio interdipartimentale sui cambiamenti climatici del Politecnico, attivo da un anno e mezzo, di cui sono il coordinatore. Nell’ultimo decennio ho studiato diversi bacini fluviali e glaciali. Sul Serio conduciamo ricerche da almeno sei, sette anni, inclusa quest’ultima, in collaborazione con gli idrobiologi della Bicocca, gli esperti delle specie fluviali, perché tale ricerca ha un aspetto di ingegneria dell’acqua e uno biologico».

 

Ci spieghi l’obiettivo dello studio di un aspetto dei cambiamenti climatici finora pressoché inedito sui giornali: il riscaldamento dell’acqua e le conseguenze sulla fauna ittica.

«Cerchiamo di capire come il clima e gli eventi estremi della meteorologia influenzino il regime fluviale: i periodi lunghi di secca con poca acqua e le precipitazioni brevi ma molto forti con eventi di piena, anche pericolosi. Ipotizziamo le variazioni nei prossimi decenni secondo gli scenari di riferimento dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu».

 

Quali sono le conseguenze delle variazioni climatiche sulla fauna ittica?

«La disparità di acqua ha un impatto sulla vita fluviale. Ci siamo focalizzati su alcune specie, come la trota fario, una delle più presenti nel bacino seriano. Ha bisogno di flussi primaverili mediamente sostenuti, moderati d’inverno e regimi termici sostenibili. Aumentando le temperature dell’aria, come sta avvenendo e succederà nel futuro, è ovvio che crescano anche quelle dell’acqua che, purtroppo, in Italia sono state monitorate storicamente molto poco».

 

Quindi non ci sono ricerche come la vostra?

«Poche, perché le temperature dell’acqua non sono state misurate così come, invece, quelle dell’aria, le precipitazioni e, anche se in modo più discontinuo, i deflussi fluviali, la portata in metri cubi al giorno e al secondo. Nell’ultimo decennio sono stati compiuti studi come il nostro solo in Trentino. All’estero all’Università di Losanna e nel Nord Europa. Emergono situazioni di stress termico delle popolazioni ittiche e potenzialità per la diffusione di alcune malattie. La Pkd, la malattia proliferativa renale, colpisce i reni delle trote e porta, molto spesso, alla morte degli esemplari. È legata alle spore che si sviluppano con le temperature elevate. La soglia critica per l’acqua è 15 gradi. Quando è superata per periodi lunghi, c’è una maggiore possibilità di diffusione. L’acqua calda è un fattore di stress per le trote e, in generale, i pesci. Se la temperatura supera i 20 gradi per sei, sette giorni, le trote muoiono, perché faticano a respirare. Vivono in acque turbolente, fresche, ossigenate. Acque ferme e calde non sono un buon habitat per queste specie. Con la nostra ricerca abbiamo mo nitorato due piccoli torrenti d’alta quota del bacino seriano, il Goglio e il Sanguigno. Se la temperatura dell’aria permane elevata per qualche giorno, anche quella dell’acqua, solo con un minimo ritardo, aumenta».

 

Quale situazione avete verificato?

«Più acqua c’è meglio è. Con portate elevate e movimenti veloci tende a rimanere più fresca. Se ce n’è poca e stagnante, si riscalda più in fretta. Per gli ecosistemi fluviali incidono sia la temperatura, sia la disponibilità di acqua negli alvei. Abbiamo calibrato un mo dello tecnico, che lega temperatura dell’aria, dell’acqua, portate fluviali, estendendolo a tutto il bacino del Serio fino a Seriate. Abbiamo constatato che, secondo gli scenari di riscaldamento globale dell’Ipcc, andando verso le quote più elevate, ci sarebbero intere zone del fiume che si riscalderebbero a tal punto da rendere molto difficile la sopravvivenza delle specie ittiche. Nella Bergamasca esistono allevamenti di trote, poi reimmerse per la pesca. Se ci sono scarsi deflussi e temperature troppo elevate, tale esercizio potrebbe diventare inutile, perché questi esemplari farebbero fatica a sopravvivere».

 

I vostri modelli che cosa prevedono?

«Le tendenze delineate evidenziano un possibile incremento della temperatura dell’aria che va da 1 grado e mezzo a 2 nella migliore delle ipotesi, nella peggiore fino a 4 gradi e mezzo o 5. Con quegli scenari si deve immaginare un incremento proporzionale della temperatura dell’acqua. Siccome il gradiente termico altitudinale è dell’ordine di 6 gradi e mezzo al chilometro, vuol dire che, muovendosi verso l’alto, se ne perdono altrettanti dopo ogni chilometro. Lo scenario peggiore di un aumento della temperatura dell’aria di 5 gradi comporterebbe l’innalzamento di circa un chilometro della zona adatta alla vita confortevole delle trote. Insomma, si dovrebbe andare a pescare sempre più in alto».

 

L’accordo di Parigi del 2015 mira, come obiettivo a lungo termine, a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi.

«Secondo quello scenario, dopo il 2050, teoricamente, la temperatura dovrebbe cominciare a diminuire lievemente. Ci sarebbe un peggioramento nei prossimi 20-30 anni, poi una tendenza al miglioramento. Questo varrebbe anche per il Serio, come per tutti i fiumi e, in generale, le aree climatiche. Ci sarebbe un lieve peggioramento dell’habitat fluviale, ma non così drastico. Gli ambienti e le specie hanno un certo grado di resilienza. Adattarsi a una variazione tra 1,5 gradi e 2 potrebbe essere possibile. A una variazione di 4 o 5 gradi sarebbe molto più difficile».

 

Oltre alla riduzione dei gas serra, ci sono azioni specifiche di adattamento e mitigazione per salvaguardare la fauna ittica e l’ecosistema fluviale?

«Per esempio, si potrebbe supplire alla poca disponibilità di acqua in alcune stagioni cambiando il regime della gestione idrica. Il Serio, come molti fiumi alpini, è molto regolato e utilizzato, per ragioni idroelettriche, industriali, agricole. Variazioni della regolazione che tengano conto anche dei bisogni degli ecosistemi potrebbero aiutare. Supplire con più acqua durante le stagioni di secca potrebbe essere una buona idea, gestendo in modo più eco compatibile il sistema di invasi e traverse che insiste sul fiume, per mitigare gli effetti sulla fauna ittica».



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