Brindisi: sequestrategli tutto 3 ottobre, 2017 | Redazione A Sud

1(di Martina Carpani per A Sud) E’ di qualche giorno fa la notizia della maxi operazione Araba Fenice della Guardia di Finanza contro i reati ambientali. L’operazione ha disposto il sequestro preventivo di Cementir Italia di Taranto, della centrale ENEL Federico II di Cerano (Brindisi), di loppa d’altoforno, nastri trasportatori e tramogge dell’Ilva di Taranto ed ha coinvolto 31 indagati.

 

Ecco i risultati di ciò che tutti sapevano ma nessuno diceva, come dimostra la lista degli indagati tra i vertici Enel, i vertici Cementir ed Ilva, e le intercettazioni inerenti gli acquisti di materie prima non a norma di legge da parte ci Cementir per la produzione del cemento.

 

L’Enel di Cerano, infatti, centrale a Carbone, ogni anno deve trovare un modo per smaltire le centinaia e centinaia di tonnellate di cenere di scarto del proprio processo produttivo. Il reato ambientale imputato è, quindi, quello di smaltimento di ceneri contaminate e dannose per la salute attraverso la vendita a Cementir. Gli indagati hanno scelto di arrecare danni alla salute pur di arricchirsi, piuttosto che pagare i costi di utilizzo degli impianti di stoccaggio e separazione delle tonnellate di ceneri presenti nell’ azienda stessa. Secondo la procura di Lecce «la successiva commercializzazione ha rappresentato per Enel un espediente dietro il quale si è celato l’intento di reperire un canale di smaltimento dei rifiuti, alternativo e più economico rispetto a quelli conformi a legge.» E’ stato, quindi, disposto un sequestro all’Enel di oltre 523 milioni di euro per ingiusto profitto nel periodo settembre 2011/settembre 2016. Simile il contributo dell’Ilva, che vendeva alla Cementir loppa d’altoforno (sottoprodotto della produzione di ghisa) contaminata, con rischio di produzione di polveri, particolato e percolato.

 

Sequestrategli tutto, dal primo all’ultimo euro guadagnato sulla pelle dei cittadini di Brindisi, sulla pelle dei malati di tumore, sullo sfruttamento della terra. La rivalsa, però, non restituirà le sorelle ed i fratelli malati, non aiuterà a dare un futuro ad una terra ricattabile perché prima di prospettive di lavoro o di sviluppo industriale. Il sequestro provvisorio delle aziende non servirà a nulla se non si costruisce una visione complessiva di transizione industriale con alcune, semplici ricette: le centrali a carbone non devono più esistere, devono chiudere perché sono obsolete, come dimostrano gli scandali a cui assistiamo settimane dopo settimane, i registri tumori, le valutazioni ambientali; non si può permettere agli imprenditori di arricchirsi sulla salute dei cittadini: vanno indicati vincoli chiari su cosa si produce e come lo si produce sulla base delle necessità collettive; la Puglia può essere terreno di riscatto con ricerca e innovazione costruendo poli in cui i giovani che si sono allontanati da quella terra possano tornare e lavorare per liberarla dal ricatto; non si può immaginare nessun futuro senza la democrazia energetica, che coniughi alle riflessioni sui fabbisogni quantitativi anche i desideri delle comunità.

 

Per fare tutto questo, però, serve prima di tutto una visione politica di lungo periodo. Non è un caso che a Brindisi tutti i governi cittadini degli ultimi anni abbiano avuto vita breve: nessuno ha osato schierarsi a pieno contro Enel, nessuno ha osato costruire con gli altri livelli istituzionali una proposta d’alternativa che sapesse coniugare il futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti nella centrale con il benessere della popolazione brindisina e con una prospettiva differenziata di sviluppo del territorio.

 

Serve un nuovo modello produttivo: invertire i rapporti di forza è impossibile finché gli unici con una visione, quella del malaffare e della corruzione, sono i vertici aziendali: i cittadini dovrebbero organizzarsi, mettere insieme le migliori intelligenze, costruire uno sforzo di immaginazione con i piedi ben radicati nel territorio

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