V.I.S. ENI: studio sull’impatto sanitario del petrolio in Basilicata 20 settembre, 2017 | Redazione A Sud

Invito alla stampa

   22 settembre: presentazione V.I.S.

Valutazione di impatto sanitario delle estrazioni petrolifere sugli abitanti della Val D’Agri

 

A oltre 20 anni dall’avvio delle attività estrattive in Val D’Agri, nella provincia di Potenza, arriva finalmente il primo studio di impatto sanitario realizzato sugli abitanti della Valle, con particolare riferimento ai due comuni maggiormente interessati dal polo estrattivo, Viggiano e Grumento.

 

Le conclusioni della V.I.S. – Valutazione di Impatto Sanitario, realizzata dal gruppo di lavoro Ifc-Cnr, Università di Bari, Ise-Cnr, Isac-Cnr e Dep Lazio, non sono ancora state diffuse, tuttavia la polemica politica è già scoppiata. Da settimane i media locali riportano le indiscrezioni emerse circa le risultanze dello studio, che – se confermate - avvalorerebbero le preoccupazioni più volte espresse negli anni dalla cittadinanza.

 

I primi dati trapelati parlano infatti di livelli allarmanti di mortalità e malattie delle donne residenti nei due comuni rispetto al resto della regione Basilicata, nel periodo 2000-2014: “mortalità +63% per le malattie del sistema circolatorio; ospedalizzazione +80% per le malattie ischemiche; +41% per malattie del sistema circolatorio; +48% per le malattie respiratorie“.

 

Il documento di sintesi è stato consegnato alle autorità competenti il 27 luglio, tuttavia si è atteso due mesi per diffonderne i dati. Di fronte alle indiscrezioni emerse le istituzioni politiche, tanto regionali quanto comunali, hanno prontamente gettato acqua sul fuoco smentendo le informazioni e giurando (nel caso del Presidente della regione Marcello Pittella) di non essere a conoscenza dei risultati dello studio.

 

Il caso lucano merita di divenire finalmente una vicenda di rilevanza nazionale. In un contesto territoriale che continua a registrare un progressivo spopolamento demografico e alti livelli di contaminazione ambientale, dopo le inchieste giudiziarie, i legittimi dubbi sulla condotta dell’ENI, l’ingente sversamento dei mesi scorsi e le evidenze sanitarie in arrivo, il polo petrolifero lucano rappresenta esempio paradigmatico di come una risorsa naturale strategica possa divenire una maledizione per il territorio.

 

Per questa ragione, i comitati, le associazioni ambientaliste, le organizzazioni sociali e la cittadinanza tutta invitano la stampa, locale e  nazionale, a partecipare all’evento e a contribuire alla diffusione degli importanti dati che saranno diffusi.

 

L’appuntamento è per:

Venerdì 22 settembre

ore 18.00

C/o Hotel dell’Arpa

VIGGIANO (PZ)


 BREVE RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

 

Vale la pena ricordare che l’ultimo biennio è stato particolarmente turbolento per le attività del cane a sei zampe in Basilicata. Di seguito ne ricapitoliamo i tratti salienti.

 

2016: L’inchiesta per disastro ambientale

inchiestaNella primavera del 2016 l’inchiesta della Procura di Potenza e svolta dai carabinieri del Noe in collaborazione con la Direzione Nazionale Antimafia, ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’operato dell’Eni, rispetto a due diverse condotte penalmente rilevanti: da un lato la presunta omissione/manomissione dei dati forniti agli enti di controllo riguardanti le emissioni atmosferiche del COVA (Centro Olio Val D’Agri), compresi i frequenti episodi di sforamento che sarebbero stati deliberatamente omessi per evitare ulteriori controlli; dall’altro, si contesta la manipolazione dei codici CER su cui si fonda l’ipotesi di reato di traffico e smaltimento illecito dei rifiuti (ovvero dei reflui petroliferi dell’attività estrattiva), reato che avrebbe coinvolto anche le imprese preposte al trattamento dei rifiuti. In sostanza, si sarebbero classificati rifiuti pericolosi come non pericolosi, permettendone lo smaltimento senza il rispetto delle prescrizioni di legge, con pesanti ricadute ambientali e con un risparmio per l’impresa stimato tra i 44 e i 110 milioni di euro. In tal modo sarebbero state sversate illecitamente circa 850.000 tonnellate di sostanze altamente inquinanti. Secondo l’ordinanza, i rifiuti speciali pericolosi prodotti nel COVA venivano “qualificati dal management Eni in maniera del tutto arbitraria e illecita”. L’ordinanza della procura ha sospeso le attività del Cova da aprile ad agosto 2016.

 

Approfondisci: Cosa ci insegna l’affaire Eni in Basilicata

 


 2017: Incidente “rilevante”: sversamento di 400 tonnellate di greggio

petrolio_acquaNel gennaio 2017, viene scoperta una perdita in uno dei serbatoi del COVA. L’ENI prima nega, poi è costretta ad ammettere l’esistenza della perdita, dichiarando uno sversamento di 400 tonnellate di greggio riversatesi in falda. Viene rivelato – tra l’altro – che solo uno dei serbatoi del COVA è provvisto di doppio fondo di sicurezza. La Regione Basilicata interviene con una serie di prescrizioni cui l’ENI deve tempestivamente adempiere per mettere in sicurezza la falla e recuperare il greggio sversato.  Di fronte al mancato rispetto delle prescrizioni, nell’aprile 2017 la Regione dispone con delibera la chiusura temporanea del COVA.  A tre mesi dalla sospensione delle attività, il 18 luglio la Regione delibera la riapertura del COVA.  Alla decisione seguono le denunce e le proteste dei comitati e dei cittadini, che formulano una serie di quesiti chiedendo alle istituzioni preposte di rispondere.

 


 Valutare gli impatti sanitari delle attività estrattive

Schermata 2017-09-20 alle 14.49.15Dieci giorni dopo la riapertura del COVA, il 27 luglio, viene consegnato dal gruppo di lavoro scientifico della VIS – Valutazione di Impatto Sanitario alle autorità competenti il documento di sintesi con i risultati dello studio.  A due mesi di distanza il documento è ancora top secret e le sue conclusioni saranno presentate al pubblico il prossimo 22 settembre. I ritardi nella diffusione dei dati e il silenzio delle istituzioni sulla questione hanno scatenato nelle scorse settimane forti polemiche sui media e tra la cittadinanza.

 

Leggi anche la Scheda di conflitto del CDCA sulle attività dell’Eni in Val D’Agri

 


INFO E CONTATTI

in loco:

Marica Di Pierri

maricadipierri@asud.net

+39.348.6861204

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