Appello di ISDE Italia per la Terra dei Fuochi 26 gennaio, 2015 | Redazione A Sud

logo_ISDE[di Agostino Di Ciaula]

 

Le matrici ambientali (aria, terra, acqua) della “terra dei fuochi”, una vasta area geografica della Regione Campania, sono da decenni pesantemente inquinate da discariche illegali di rifiuti speciali e da roghi degli stessi, con una grave e incontrollata esposizione umana e animale a tossici ambientali che hanno contaminato (principalmente con diossine e metalli pesanti) ormai stabilmente la catena alimentare.

 

 

Il numero dei siti Campani in cui tutto questo avviene è stato ufficialmente stimato in circa 6.000, il 60% dei quali contenenti sostanze altamente nocive per la salute umana.

 

 

La gravità delle conseguenze dell’esposizione nella popolazione residente delle province di Napoli e Caserta è stata certificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Martuzzi et al. 2009), ed è stata ripetutamente denunciata in rapporti ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità che dimostrano, nelle aree di Napoli e Caserta, un eccesso (confronto con dati nazionali) di malformazioni neonatali e di mortalità per leucemie, sarcomi, tumori maligni del polmone, della pleura, della laringe, della vescica, del testicolo, del fegato e dell’encefalo (Comba et al. 2006; Fazzo et al. 2008; Fazzo et al. 2011).

 

 

Nella stessa area sono state documentate alterazioni cromosomiche umane generate dal danno ambientale (De Felice et al. 2012),  una contaminazione da diossine e PCB del latte animale (Esposito et al. 2010) ed una contaminazione da diossine del latte materno, con concentrazioni direttamente dipendenti dall’età della madre e dall’esposizione ai roghi tossici (Giovannini et al. 2014; Rivezzi et al. 2013).

 

 

La totalità degli inquinanti prodotti e presenti nell’area è in grado di attraversare la barriera placentare (l’esposizione inizia dunque in età fetale) e il rischio sanitario in età pediatrica è maggiore rispetto all’età adulta (a parità di concentrazione), per una maggiore suscettibilità dei bambini alle sostanze tossiche e per una finestra prospettica di esposizione più ampia rispetto agli adulti.

 

 

Indipendentemente dall’incremento del rischio per malformazioni fetali e tumori maligni, gli inquinanti presenti nella terra dei fuochi hanno anche un ben documentato rapporto di causalità con una serie di altre malattie non oncologiche (solo per citarne alcune: malattie endocrino-metaboliche in età pediatrica e adulta, aborti spontanei, autismo, disturbi dello sviluppo neuro-motorio) non completamente valutate, non valutate affatto o addirittura non valutabili con gli strumenti epidemiologici attualmente a disposizione in Campania.

 

 

Alcune di queste patologie (specie quelle insorte nei bambini) non sono mortali e non richiedono ricoveri, ma causano sofferenze e severe conseguenze sanitarie, economiche e sociali nel medio-lungo termine.

 

 

L’assenza di bonifiche e la perpetrazione del danno causano un progressivo aggravamento del disastro ambientale. Recenti pubblicazioni scientifiche confermano la persistenza di una grave contaminazione dei suoli e delle falde acquifere generate dalla gestione illegale dei rifiuti, indicando una lunga serie di inquinanti estremamente tossici e raccomandando l’urgenza della necessità di risanamento (Ferrara et al. 2013).

 

 

Alle conseguenze della gestione illegale dei rifiuti devono sommarsi quelle della gestione “ufficiale”, ad alto rischio sociale, economico e sanitario per la presenza di discariche tossiche (ad es. Terzigno), per l’impossibilità di trattare efficacemente la frazione organica da raccolta differenziata in impianti di compostaggio (praticamente inesistenti in Campania), per la presenza di un inceneritore di rifiuti con capacità di trattamento tra le maggiori d’Europa (Acerra) e per la previsione (confermata da un recente decreto legge) di realizzarne un secondo a Salerno.

 

 

Numerose evidenze scientifiche nazionali ed internazionali confermano un aumentato rischio sanitario per i residenti in prossimità degli inceneritori di rifiuti (anche quelli di ultima generazione). La realizzazione di questi impianti nella “terra dei fuochi” contribuisce perciò ad aggravare ulteriormente un danno che persiste e si amplifica da decenni.

 

 

I residenti nella “terra dei fuochi” sono dunque discriminati rispetto a quelli in altre zone d’Italia e non sono al momento tutelati da misure efficaci in seguito alla loro esposizione deliberata a inquinanti con effetto noto.

 

Nessun modello di società né di “sanità pubblica” può eticamente limitarsi ad osservare gli effetti sulla salute di una popolazione lasciata vivere per decenni in condizioni di inquinamento ambientale noto per la sua dannosità, senza mettere in atto concrete misure idonee a ridurre o abolire l’eccesso di rischio e a garantire un’adeguata assistenza sanitaria.

 

 

A causa dell’assenza, ad oggi, di interventi concreti finalizzati alla prevenzione primaria, aumentano progressivamente, a carico della Regione Campania, i costi sanitari diretti e indiretti delle mancate bonifiche e dell’amplificazione del danno. Aumentano anche progressivamente, a carico di intere categorie imprenditoriali (allevatori, agricoltori) i costi e i mancati profitti derivanti da attività irreversibilmente colpite e penalizzate, e a carico di tutti i cittadini costi affettivi e di vita difficilmente calcolabili.

 

 

A tutto questo deve sommarsi la constatazione dei gravi limiti logistici e strutturali di alcuni degli strumenti che dovrebbero garantire il raggiungimento degli obiettivi di prevenzione: inadeguatezza dei sistemi di monitoraggio ambientale, possibilità di bio-monitoraggio (dosaggio degli inquinanti in campioni biologici) scarse o assenti, assenza o inefficienza dei registri di patologia per patologie non oncologiche (si pensi, ad esempio, ai registri per le malformazioni fetali o per l’autismo), mancata condivisione dei pochi dati epidemiologici raccolti dalle istituzioni sanitarie.

 

 

In seguito alle motivazioni espresse e nell’auspicio del trasferimento in azioni concrete delle indicazioni derivanti dall’epidemiologia e da esempi già realizzati di gestione sostenibile dei rifiuti, i medici ISDE rivolgono un appello alle Istituzioni Regionali e Nazionali affinché si punti con decisione e urgenza verso pratiche di prevenzione primaria attraverso:

  •   il ripristino della legalità attraverso il controllo specifico delle fonti dei rifiuti trattati illecitamente in Campania;
  • il rispetto dell’esigenza di bonifica dei suoli contaminati previo completamento della mappatura e della caratterizzazione degli stessi, nella consapevolezza che qualunque ulteriore ritardo significherà inevitabile incremento di danni sanitari a carico di una popolazione già abbondantemente provata;
  • la garanzia di piena operatività di tutti gli strumenti utili e di tutte le collaborazioni possibili, al fine di eseguire indagini epidemiologiche sulle patologie (specie pediatriche) ancora non esaminate nella “terra dei fuochi”;
  • il potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione e la realizzazione di analisi di bio-monitoraggio che, se affiancate ad un efficace ed efficiente monitoraggio ambientale, offrirebbero la possibilità di una più completa valutazione del danno e del rischio sanitario, oltre ad aprire preziose possibilità di prevenzione primaria;
  • il miglioramento qualitativo dell’assistenza sanitaria per tutti i cittadini vittime di patologie correlabili all’inquinamento ambientale, attraverso la realizzazione di un network qualificato, efficace ed efficiente, che offra loro percorsi agevolati di diagnosi, terapia, riabilitazione;
  • l’annullamento della decisione riguardante la realizzazione dell’inceneritore di Salerno e la progressiva disattivazione dell’impianto di Acerra, procedendo, invece, verso la realizzazione di percorsi sostenibili nella gestione dei rifiuti (politiche di prevenzione della produzione di rifiuti, incremento della raccolta differenziata, realizzazione di impianti di compostaggio, realizzazione di impianti per il recupero a freddo di materia). Tale cambio di rotta genererebbe sicuri benefici in termini ambientali e sanitari e l’avvio di filiere imprenditoriali sostenibili in grado di creare occupazione e sviluppo.

 

I medici di ISDE Italia si rendono disponibili a qualunque attività di collaborazione e supporto finalizzata al raggiungimento degli obiettivi descritti.

 

 


Bibliografia

 

Comba P, Bianchi F, Fazzo L, Martina L, Menegozzo M, Minichilli F, et al. 2006. Cancer mortality in an area of campania (italy) characterized by multiple toxic dumping sites. Annals of the New York Academy of Sciences 1076:449-461.

De Felice B, Nappi C, Zizolfi B, Guida M, Di Spiezio Sardo A, Bifulco G, et al. 2012. Telomere shortening in women resident close to waste landfill sites. Gene 500:101-106.

Esposito M, Serpe FP, Neugebauer F, Cavallo S, Gallo P, Colarusso G, et al. 2010. Contamination levels and congener distribution of pcdds, pcdfs and dioxin-like pcbs in buffalo’s milk from caserta province (italy). Chemosphere 79:341-348.

Fazzo L, Belli S, Minichilli F, Mitis F, Santoro M, Martina L, et al. 2008. Cluster analysis of mortality and malformations in the provinces of naples and caserta (campania region). Annali dell’Istituto superiore di sanita 44:99-111.

Fazzo L, De Santis M, Mitis F, Benedetti M, Martuzzi M, Comba P, et al. 2011. Ecological studies of cancer incidence in an area interested by dumping waste sites in campania (italy). Annali dell’Istituto superiore di sanita 47:181-191.

Ferrara L, Iannace M, Patelli AM, Arienzo M. 2013. Geochemical survey of an illegal waste disposal site under a waste emergency scenario (northwest naples, italy). Environmental monitoring and assessment 185:2671-2682.

Giovannini A, Rivezzi G, Carideo P, Ceci R, Diletti G, Ippoliti C, et al. 2014. Dioxins levels in breast milk of women living in caserta and naples: Assessment of environmental risk factors. Chemosphere 94:76-84.

Martuzzi M, Mitis F, Bianchi F, Minichilli F, Comba P, Fazzo L. 2009. Cancer mortality and congenital anomalies in a region of italy with intense environmental pressure due to waste. Occupational and environmental medicine 66:725-732.

Rivezzi G, Piscitelli P, Scortichini G, Giovannini A, Diletti G, Migliorati G, et al. 2013. A general model of dioxin contamination in breast milk: Results from a study on 94 women from the caserta and naples areas in italy. International journal of environmental research and public health 10:5953-5970.

 

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