Appello all’ENI: rispetti i diritti dei popoli amazzonici in Ecuador 24 maggio, 2018 | Redazione A Sud

Dopo le forti pressioni delle organizzazioni ecologiste e dei movimenti indigeni contro l’allargamento della frontiera petrolifera nell’Amazzonia dell’Ecuador, e a pochi giorni dall’intervento in assemblea degli azionisti Eni riguardante le operazioni dell’ENI nel Blocco 10, la tensione e il livello di allarme sulla sicurezza dei difensori dei diritti umani nella zona è salita ulteriormente. Il 13 maggio l’ennesima intimidazione ai danni di una delle principali leader indigene impegnate nella difesa del territorio: Salomè Aranda. Amazon Watch ha di conseguenza lanciato un’importante petizione, indirizzata al CEO di ENI, per denunciare il mancato rispetto della consultazione previa delle comunità indigene, la criminalizzazione delle organizzazioni sociali e per chiedere il rispetto dei diritti individuali e collettivi.

 

In Italia, la rete In Difesa di, di cui A Sud fa parte, lavora sull’appoggio e la denuncia delle criminalizzazione dei difensori dei diritti umani. Qui tutte le informazioni sulle attività della rete: http://www.indifesadi.org

 

 

LA PETIZIONE

Alza la voce per proteggere un difensore indigeno della terra!

 

FIRMA LA PETIZIONE

 

Il 13 maggio, la casa di Salomé Aranda è stata attaccata e lei e la sua famiglia sono stati minacciati. Salomé è una leader Kichwa dell’Amazzonia ecuadoriana che ha criticato apertamente il gigante petrolifero italiano ENI (Agip Oil Ecuador), per le attività estrattive operate nella regione lungo gli ultimi 28 anni e per il progetto di estendere lo sfruttamento a nuovi campi. L’attacco si è verificato subito dopo che ENI è stata oggetto di specifiche domande in occasione dell’assemblea annuale degli azionisti in Italia in merito alle sue operazioni in Ecuador e alla mancanza di consenso da parte delle comunità.

 

Salomé è stata anche una dei leader della mobilitazione delle donne di base indigene che a marzo hanno incontrato il presidente Moreno a Quito per denunciare gli abusi dei loro diritti, l’impatto ambientale dell’estrazione e, in generale, il clima di violenza che l’industria petrolifera ha creato per le donne. Anche altre donne indigene che lavorano per proteggere i loro territori dell’Amazzonia e per difendere i loro diritti hanno ricevuto minacce di morte collegate al loro impegno.

 

Hanno bisogno del nostro sostegno!

Agisci ora per aiutare a proteggere Salome e affinché terminino gli attacchi ai difensori della terra in Amazzonia!

 

FIRMA QUI LA PETIZIONE e AIUTACI A DIFFONDERLA!

 

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Ecco il testo della petizione in italiano

 

A: Claudio Descalzi, CEO di ENI

 

Scrivo per chiedere che la vostra azienda adotti misure atte a prevenire ulteriori attacchi contro Salomè Aranda o qualsiasi altro membro delle comunità indigene, e che sospenda tutte le attività fino a quando non abbia condotto un’indagine approfondita su questo incidente e i rispettivi responsabili siano chiamati a giudizio.

 

 

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