Ampliamento a carbone della centrale termoelettrica di Vado Ligure 28 maggio, 2018 | Redazione A Sud

Riceviamo e diffondiamo il Comunicato Stampa di ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente 

 

 

COMUNICATO STAMPA
Ampliamento a carbone della centrale termoelettrica di Vado Ligure: Tracce e traccianti

 

 

Nel 2008 la regione Liguria, pur dichiarando di essere contraria all’ampliamento a carbone della centrale termoelettrica di Vado Ligure (CTE), comunica che “Nei comuni della provincia di Savona non risulta esserci un particolare rischio per la salute derivante dalle condizioni dell’ambiente” (Liguria Informa Web 17.7.2008). Contrari l’ Ordine dei Medici di Savona (Ordine del Medici di Savona e Provincia, Relazione su “Inquinamento e Salute in Provincia di Savona”, Savona 3 dicembre 2010) ed i Comitati (Rete Savonese contro il carbone), i quali denunciano la strumentalizzazione degli studi che, pur essendo inadeguati per definire i rapporti fra inquinamento della CTE e mortalità (studi osservazionali descrittivi), offrono spunti piuttosto allarmanti che richiederebbero ulteriori verifiche analitiche. (Comunicato dell’Ordine dei Medici del ). Nel 2011 vengono avviate da parte della Procura della Repubblica indagini sulla possibile nocività della CTE. Queste indagini portano ad una Consulenza che accerta danni importanti alla salute dovuti alle emissioni della CTE. In seguito ai risultati di questa consulenza l’impianto viene posto sotto sequestro.

 

Nel mese di Maggio, viene reso pubblico uno studio successivo alla Consulenza e realizzato all’interno dell’Osservatorio Ambiente e Salute (Minichilli F et al, 2017) che utilizzando un diverso approccio epidemiologico riscontra ugualmente danni alla salute importanti. Gli AA dello studio chiariscono anche che le sostanze utilizzate costituiscono i “traccianti” o “proxi” delle emissioni della CTE.

 

Lo studio viene criticato da strutture dalla sanità ligure argomentando principalmente che gli effetti osservati da questo studio sarebbero troppo forti in relazione alle concentrazioni degli inquinanti emessi della CTE ed utilizzati per descrivere le ricadute al suolo delle emissioni…..

 

Le emissioni di qualsiasi sorgente in atmosfera sono per la maggior parte estremamente complesse. Un buon modello, perchè ben studiato, è il fumo di sigaretta derivante dalla combustione del tabacco. E’ stato stimato che esso contiene più di 5300 composti (IARC, 2012).

 

Questo non ha impedito di valutarne la pericolosità considerando come esposizione semplicemente il numero di sigaretta fumate ed altre caratteristiche quali il tipo di tabacco e la presenza del filtro, ottenendo importanti indicazioni di sanità pubblica. Se si fosse considerata la singola sostanza non sarebbe stato possibile ottenere tali indicazioni ed inoltre i rischi per la salute sarebbero stati di gran lunga sottostimati.

 

L’epidemiologia ambientale si occupa spesso di sorgenti che emettono miscele complesse ed utilizza per identificarne la distribuzione sia spaziale sia temporale indicatori di tali sorgenti espressi come un singolo inquinante (ad esempio NO2 oppure SO2) che non sono altro che la rappresentazione delle emissioni della sorgente (WHO, 2004). Le sostanze utilizzate per descrivere le immissioni delle sorgenti vengono delle anche “traccianti” e non hanno nulla a che vedere con le proprietà tossicologiche della sostanza considerata. Questo approccio è consueto per studiare gli effetti sulla salute di varie sorgenti. Ad esempio gli effetti del traffico veicolare vengono studiati in relazione alle concentrazioni degli ossidi di azoto, che sono sia un buon marcatore delle immissioni del traffico, soprattutto dei motori diesel, sia della esposizione complessiva a tali emissioni. In ogni lavoro pubblicato sugli effetti dell’inquinamento è ogni volta chiarito che gli effetti osservati non sono in alcun modo da attribuire alle sostanze usate come traccianti, bensì alle esposizioni alle emissioni nel loro complesso.

 

Utilizzare la mappa degli NO2 emessi dalla CTE non è certamente ricercare gli effetti di tali ossidi di azoto, ma complessivamente delle emissioni della CTE che, sappiamo, sono una miscela estremamente complessa che comprende numerose sostanze, alcune note o sospette di provocare sia malattie cardiovascolari sia tumori nell’uomo (Claxton, 2014).

 

Appaiono quindi prive di fondamento tutte le critiche mosse al lavoro del gruppo del CNR coordinato da Fabrizio Bianchi che esplicita molto chiaramente che gli effetti delle emissioni della centrale sono stati studiati utilizzando gli ossidi di azoto come traccianti e dividendo la popolazione esposta in funzione dei livelli di questo indicatore. Del fatto che nella relazione Bianchi sia stato detto chiaramente che si trattasse di un tracciante, non vi è traccia nei documenti prodotti dall’Ospedale San Martino e dall’Istituto di Igiene della Università di Genova.

 

Ed allora, per comprendere le ragioni di queste critiche che non tengono conto dello spessore del lavoro considerato ma cercano di sminuirne la portata, forse, bisogna seguire altre tracce.

 

La Regione Liguria, nelle persone dei suoi funzionari e dei suoi passati vertici politici, dovrebbe spiegare perchè, nonostante esistessero da tempo importanti indizi sulla pericolosità dell’impianto (ad es. il Documento dell’Orine dei Medici, cit.), ne ha comunque in tutti questi anni consentito l’esercizio che, ora lo sappiamo, ha determinato un importante carico di malattia e di morte nella popolazione esposta. Sappiamo anche che l’Ospedale San Martino dipende dalla Regione Liguria e che anche gli altri estensori delle critiche possono subirne l’influenza. A questo punto è altamente probabile che l’imbarazzo regionale si sia concretizzato nei pareri che hanno cercato comunque di sminuire la portata di un lavoro onesto, condotto con rigore e indicativo della esistenza di un danno importante alla salute.

 

 

La scheda del conflitto sull’Altante italiano dei Conflitti Ambientali

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