Amianto,Toscana costretta al monitoraggio 10 gennaio, 2015 | Redazione A Sud

amianto toscana [su L’Altracittà]

 

L’Autority intanto tutela i profitti dei soci e vuole che a pagare per l’eliminazione dei tubi siano i cittadini con la bolletta.

Dopo esser stati costretti ad affrontare il tema della rete idrica inquinata dalla fibra cancerogena dell’amianto la Regione Toscana e l’Autorità Idrica Toscana hanno annunciato oggi di voler definire un Piano di Monitoraggio delle tubature inquinate presenti nella rete regionale. Il monitoraggio era uno dei contenuti chiave della Petizione lanciata ai primi di dicembre.

 

Il Monitoraggio promesso dalla Regione ha però un grande limite. Gli assessori regionali Anna Rita Bramerini (ambiente) e Luigi Marroni (salute) hanno infatti messo nero su bianco la loro scarsa competenza scientifica in merito al mesotelioma all’addome e alla pleura causato dall’amianto. Chiedono infatti al Governo che per l’amianto “sia fissato un valore limite di legge”, affermando così, in sostanza, che un cittadino può bere acqua contenente amianto purché il numero di fibre risulti essere sotto una soglia fittizia stabilita a tavolino. Garantiscono così i nostri decisori pubblici la serenità e la tranquillità dei loro cittadini/elettori? Berrebbero loro dell’acqua con solo “qualche” fibra di amianto?

 

La Campagna “No Amianto Publiacqua” si interroga quindi, e invita a riflettere, sul livello di conoscenza scientifica che sta alla base delle decisioni prese dai nominati dal presidente della Regione Enrico Rossi. E chiede al presidente, visto che i suoi assessori non danno risposte, perché si continua a ignorare il DM del 14 maggio del 1996 che impone una rapida sostituzione delle condotte in amianto e il controllo della presenza di fibre nell’acqua potabile interessata da tubazioni in amianto.

 

Preoccupa inoltre quanto dichiarato da Alessandro Mazzei, direttore dell’Autority, durante la conferenza stampa sull’amianto tenutasi in Regione. Sollecitato dalla domanda di un giornalista ha confermato che se l’eliminazione dei tubi sarà fatta a pagare saranno i cittadini con l’aumento della tariffa in bolletta. E ciò è francamente intollerabile, visto che Publiacqua ha già la bolletta più cara d’Italia e che solo quest’anno ha spartito tra i soci ben 47 milioni di euro di utile.

 

Su questo tema la Campagna ha chiesto – visto che i soldi ci sono – che a partire dal 2015 sia predisposto un piano triennale di eliminazione delle condotte in amianto, in piena sicurezza per i lavoratori e senza attendere il nuovo piano d’ambito che entrerà in vigore dopo il 2021.

 

 

dal Comunicato stampa della Campagna

Il decalogo No Amianto Publiacqua

 

  1.  I tumori all’apparato digerente derivano anche dall’ingestione di fibre di amianto presenti in acqua contaminata. Lo stabilisce la risoluzione del Parlamento europeo del marzo 2013 “Sulle minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all’amianto e le prospettive di eliminazione di tutto l’amianto esistente (2012/2065(INI)).
  2.  Nel 2005 viene pubblicata sulla rivista scientifica Cancer causes and control (ed. Springer) la ricerca norvegese “Cancer of the gastrointestinal tract and exposure to asbestos in drinking water among lighthouse keepers (Norway)”. Le conclusioni della ricerca sono le seguenti: “In conclusion, the results support the hypothesis of an association between ingested asbestos and gastrointestinal cancer risk, and stomach cancer specifically.”
  3.  Il Decreto Ministeriale del 14 maggio 1996 ha imposto una rapida sostituzione delle condotte in amianto e il controllo della presenza di fibre nell’acqua potabile interessata da tubazioni in amianto. Nel ’97 la ricerca finalizzata 377/A, su ricerca fibre amianto in acque toscane ha evidenziato una contaminazione nel 24% dei campioni analizzati. Da allora non sono state effettuate ulteriori analisi né è stato predisposto un piano di sostituzione.
  4. A Carpi (Mo) con 70 milioni di euro si sostituiscono 290 km di tubature in amianto, Publiacqua sostiene di dover spendere 200 milioni per sostituire i 225 km presenti nella sua rete
  5. Dal 2002-2010 i ricavi tariffari di Publiacqua sono aumentati del 92% passando da 90.903.970 milioni di euro a 174.805.958.
  6. Il margine operativo lordo (differenza tra costi e ricavi prima di mutui e ammortamenti) è cresciuto del +521%
  7. Gli investimenti sono diminuiti del 16% da 59.999.033 a 50.534.285 (2002-2010).
  8. Ha realizzato solo il 56% degli investimenti previsti dai Piani d’ambito (2006-2009, dati Co.Vi.Ri ).
  9. Publiacqua al 2014 NON ha realizzato 69 milioni di euro di investimenti rispetto a quanto previsto dal Piano d’ambito e da quello tariffario.
  10. 100 milioni di euro, Il 20 % degli investimenti previsti nel Piano Interventi di Publiacqua (2014-2021) sono destinati al patrimoni aziendale non a migliorare le infrastrutture del servizio, anche per quanto riguarda la sicurezza (alcuni esempi)
  •  Euro 20.000.000 Software
  • Euro 16.000.000 Sistema informativo territoriale (mappe)
  • Euro 4.750.000 Ristrutturazioni
  • Euro 4.550.000 Efficentamento gestione interventi (Wfm)
  • Euro 4.000.000 Aggiornamento e manutenzione automezzi
  • Euro 1.200.000 Manutenzione immobili

 

 

 

*Articolo pubblicato su altracitta.org, 22 dicembre 2014

 

 

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