Ambiente, Italia bocciata in sostenibilità 13 febbraio, 2017 | Redazione A Sud

[di Antonio Cianciullo su Repubblica.it] ROMA – “Brexit, referendum del 4 dicembre, Trump. Questi eventi sono la testimonianza di una frattura profonda all’interno della società. Se non si riassetta il sistema puntando verso lo sviluppo sostenibile le difficoltà, invece di ridursi, cresceranno”. Enrico Giovannini, l’economista portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis), lancia un appello alla politica perché nella campagna per le prossime elezioni inseriscano questi temi nei loro programmi e si impegnino a raggiungere entro il 2030 i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, come prevede l’Agenda 2030 dell’Onu sottoscritta dall’Italia nel settembre 2015.

 

L’agenda 2030 è articolata in 169 target e 240 indicatori. E l’Italia, che sta perdendo posizioni su molti fronti di questo scacchiere economico-ecologico, è definita in “condizioni di non sostenibilità” dal Rapporto Asvis 2016. Anche se si registrano alcuni segnali positivi (creazione della rete delle università per lo sviluppo sostenibile, sostenibilità al primo posto nel piano strategico per il turismo), scorrendo i punti critici emergono ritardi, disattenzioni, provvedimenti sbagliati. Ecco gli errori principali.

 

Cambiamento climatico ed energia. Sulle fonti rinnovabili abbiamo avuto uno sprint formidabile e ci siano seduti proprio nel momento in cui potevamo raccogliere i frutti dello sforzo. Non abbiamo una strategia energetica in grado di traghettarci verso l’obiettivo della decarbonizzazione entro il 2050, necessario per evitare che l’aumento della temperatura raggiunga livelli catastrofici.

 

Economia circolare, innovazione e lavoro. L’elenco delle buone azioni richieste è lungo: ratifica immediata della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti; riduzione dei sussidi dannosi per l’ambiente; incentivi fiscali per  incoraggiare il riuso della materia; attuazione dell’Agenda digitale. L’elenco delle buone azioni attuate è quasi vuoto.  Povertà e diseguaglianze. In un quadro in cui il lavoro diventa sempre più scarso e precario a livello europeo viene chiesta l’introduzione di un sussidio di disoccupazione in tutti i Paesi. In Italia questo tema, spesso declinato nella versione del reddito di cittadinanza, per molti partiti resta ai margini del dibattito politico.

Capitale naturale e qualità dell’ambiente. Ci sono da rispettare vari impegni internazionali, tra cui l’attuazione della direttiva quadro sulle acque. In Italia manca il 30% di depurazione e il 15% del sistema fognario.

Città e infrastrutture. L’obiettivo è l’adozione di una strategia urbana di sviluppo sostenibile e l’approvazione dei piani di adattamento al cambiamento climatico. La realtà è la mancata approvazione della legge sul contenimento del consumo di suolo e sul riuso del suolo edificato.  Giovannini – ricordando che il 70% degli italiani è favorevole alle politiche per lo sviluppo sostenibile – chiede dunque ai partiti di dire agli elettori come pensano di ridurre la povertà e le disuguaglianze, tutelare l’ambiente e rispettare gli accordi di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico. L’Asvis propone anche di inserire nella Costituzione la necessità dello sviluppo sostenibile. Al convegno di oggi, a Roma, a Palazzo Giustiniani, su “La politica di fronte alla sfida dello sviluppo sostenibile”, una risposta netta è arrivata dal presidente del Senato, Pietro Grasso: “Non c’è alcuna alternativa possibile per il pianeta se non quella di iniziare un percorso virtuoso, sulla base degli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite, per realizzare la pace e la giustizia, rafforzare le istituzioni e ridurre al minimo le diseguaglianze che affliggono milioni di uomini e di donne in tutto il mondo e, non dobbiamo dimenticarlo, anche nei paesi più avanzati”. Per il resto sono arrivate aperture parziali. Stefano Fassina (Sinistra Italiana) ha condiviso l’allarme per la crescita di un populismo che si nutre della distrazione rispetto alla concretezza del tema della mancanza di lavoro e delle ondate migratorie spesso esasperate dal dissesto climatico. Mirko Busto (Movimento 5 Stelle) ha provato a tenere assieme reddito di cittadinanza e decrescita. Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia-An) ha espresso preoccupazioni demografiche. Per ora comunque questi temi restano a margine dell’agenda politica. A cavallo di questa estate o della prossima sapremo cosa ne pensano gli elettori.

 

(Pubblicato il 31 gennaio 2017)

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