Allarme per il genocidio indigeno in Colombia 29 gennaio, 2010 | Redazione A Sud

di Bartolomè Clavero – Membro del Forum Permanente delle Nazioni Unite per le Questioni Indigene  “Si sollecita lo Stato colombiano ad invitare l’Assessore Speciale per la Prevenzione del Genocidio delle Nazioni Unite per monitorare la situazione delle comunità indigene minacciate dallo sterminio culturale o fisico, secondo l’Atto 004 (del 2009) della Corte Costituzionale. Ugualmente, si sollecita lo Stato a continuare la sua cooperazione con la Procura Generale  della Corte Penale Internazionale”. E’ una delle raccomandazioni della Relazione sulla Situazione dei Popoli Indigeni in Colombia del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani e le libertà fondamentali degli indigeni, James Anaya. La Relazione del Relatore Speciale che lo precedeva  Rodolfo Stavenhagen, già aveva dato la voce di allarme attraverso la commissione “veri  genocidi e etnocidi” in Colombia. La Corte Costituzionale Colombiana si è riferita  all’imperativo di prevenire “ il genocidio”, tra gli altri, di indigeni. La luce di allerta per il Genocidio è accesa.

 

Nell’anno 1998, Francis Deng, in quel momento Rappresentante Speciale Del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla Questione degli Sfollati Interni, aveva visitato la Colombia nel 1994, oggi Assessore Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la prevenzione del Genocidio, l’assessore a cui si riferisce la raccomandazione di James Anaya, ha presentato alla Commissione dei Diritti Umani alcuni Principi Fondanti degli Sfollamenti Interni nei quali si stabiliva categoricamente che , in quanto “ il diritto alla vita è inerente a l’essere umano”, “ gli sfollamenti interni saranno protetti in particolare contro il genocidio” , in particolare e prima di tutto. Nel 2004 la Corte Costituzionale di Colombia, con una sentenza per azione di tutela, incorpora nel diritto colombiano i suddetti Principi Fondanti. Non solo vengono allegati come diritti internazionale applicabili internamente, se nonché, in un allegato della sentenza, il terzo, la Corte formula I Doveri dello Stato in Reazione alla Protezione dei Diritti Fondamentali delle Persone in Situazione di Sfollamento, in conformità sostanziale agli stessi Principi. Conseguentemente “le persone in situazione di sfollamento interno dovranno ricevere una protezione speciale di fronte al genocidio”, le persone e, quindi si prendono collettivamente in considerazione, “i gruppi etnici”, i “ popoli indigeni e le comunità afro colombiane”.

 

Nello stesso anno 2004, la Relazine Stavenhagen ha parlato della questione indigena : “ Numerose  comunità indigene denunciano omicidi selezionati diretti contro i leader, i portavoce e le autorità tradizionali. Questi omicidi, che sembrano esser parte di una strategia volta a eliminare la guida e a  disorganizzare le comunità indigene, contribuisce alla disintegrazione sociale e culturale delle stesse. Si tratta di veri genocidi e etnocidi, ad esempio quello del popolo Kankuamo” più in concreto; rispetto alla situazione de “ comunità indigene in pericolo di estinzione, soprattutto nella regione dell’Amazzonia” raccomandava “ che si ricorra alla consultazione della nuova istanza creata nelle nazioni Uniti per la prevenzione del genocidio”, questo è diretto all’Assessore Speciale per la Prevenzione del Genocidio, al quale viene rimandata la Relazione Anaya.

 

La Corte Costituzionale non si dimentica della sua propria giurisprudenza sui Doveri dello Stato in Protezione dei Diritti fondamentali delle Persone in Situazione di Sfollamento conforme ai Principi Fondanti sugli Sfollamenti Interni con la conseguente posizione di allerta rispetto alla prevenzione del genocidio che minaccia in special modo i popoli indigeni o , ne linguaggio più usuale della Corte e anche più comprensivo per includere le comunità afro americane, “ gruppi etnici”. La Relazione Anaya è riferita ad un Atto del 2009 che allegando questi documenti normativi sottolineava l’ineludibile “ protezione contro il genocidio” di fronte alle condizioni imperanti che lo permettono fino a favorirlo. Un altro atto, nonostante sia posteriore, insiste nel suddetto imperativo di fronte agli stessi casi che si presentano. Il riferimento chiave continua ad essere la sentenza del 2004 e, con questa, i Principi Fondanti che citava l’Assessore Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Prevenzione del Genocidio.

 

Con tutti questi importanti precedenti, le raccomandazioni della Relazione Anaya presentano novità, una nell’ordine delle categorie e l’altra in quello dei procedimenti. Entrambe racchiudono un carattere pratico.

 

 

Concettualmente la Relazione Stavenhagen parlava di genocidio ed etnocidio mentre la Relazione Anaya evita questo secondo termine. C’è una ragione giuridica. Nel Diritto Penale internazionale non esiste nessuna condotta tipica, perseguibile e penalizzabile sotto il nome di etnocidio. Il delitto di diritto internazionale è il genocidio. La novità della Relazione Anaja insiste sulla sua estensione . Si riferisce, come caso sottoponibile all’assessore Speciale per la Prevenzione del Genocidio, a “ comunità indigene che si trovano minacciate dallo sterminio culturale o fisico” , con l’estinzione non solo fisica, ma anche culturale non necessariamente cruenta . Questo ragionamento ha la sua base nella Convenzione per la Prevenzione e Sanzione del Delitto di Genocidio  e nello Statuto della Corte Penale Internazionale, ma non è l’usuale. Usualmente il Genocidio si restringe ad atti cruenti, riservando al termine di etnocidio, un termine senza effetti giuridici, le politiche distruttive delle culture indigene. La Relazione Anaya aiuta a precisare giuridicamente e pragmaticamente i concetti.

 

In quanto al procedimento, la Relazione Anaya rimanda non solo al Assessore Speciale per la Prevenzione del Genocidio, ma anche, tanto per il genocidio fisico come per il genocidio culturale, che viene a continuazione nello stesso paragrafo, alla Procura Generale della Corte Penale Internazionale. Sebbene la Colombia ha ratificato lo statuto della corte nel 2002, la Relazione Stavengangen non procedeva a tale rimando . È una novità della Relazione Anaya per una ragione di competenze. L’Assessore Speciale per la Prevenzione del Genocidio ha la competenza di dichiarare lo stato di allarme, come già dichiarato da entrambe le Relazioni e dalla propria Corte Costituzionale.  Questa ha la competenza di qualificare il delitto e di formalizzare le accuse di fronte ad una giurisdizione che riconosce le particolarità delle responsabilità[...].

 

Il doppio apporto della Relazione Anaya interessa non solo la Colombia. Gli effetti tanto concettuali quanto procedurali per il dovuto processo per genocidio in corso, possono essere estesi per esempio, al caso mapuche in Cile o a quelli dei popoli amazzonici in Perù, tra i tanti altri che si registrano in America Latina. Le conseguenze sono sia morali ma soprattutto giuridiche, il che significa che si vuole intendere per applicabile e operativa secondo i termini del diritto internazionale a cui il Relatore Anaya si attiene, conformemente ad un diritto sovranazionale vincolante per gli Stati e per tutti i tipi di agenti politici, sociali ed economici.

 

Comunicazione ONIC

 

Traduzione di Fabiola Correale

 

La prossima settimana il documento completo del Relatore dell’ONU per le questioni indigene sarà disponibile in italiano su www.asud.net

 

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