Al via il forum della Società Civile: oggi è il giorno della COPAFRICA 14 novembre, 2016 | Redazione A Sud

Al via il forum della Società Civile: oggi è il giorno della COPAFRICA

 

 

[Marica Di Pierri per A Sud] Marrakech. Ha aperto i battenti oggi, nel campus della Facoltà di Scienza e Tecnologia dell’Università di Marrakech, l’Espace Autogèrè, forum di discussione organizzato dalle realtà sociali arrivate a Marrakech per la Cop22. Promosso tra gli altri dalla Coalition Climat 22 marocchina, da 350.org, Odissea delle Alternative e altre associazioni del movimento globale per la Giustizia Ambientale, lo spazio sociale è dedicato in questo giorno di apertura alla CopAfrica.

 

Africa e cambiamenti climatici

 

Anfitrione di questa edizione della Cop22, il continente africano è quello che più drammaticamente soffre gli impatti dei cambiamenti climatici in termini di siccità, desertificazione, perdita di biodiversità e – in generale – dei mezzi di sussistenza per migliaia di comunità locali.

Dal Maghreb all’area subsahariana, dal golfo di Guinea al Corno D’Africa, l’intero continente è in prima linea nella battaglia contro il riscaldamento del pianeta.

 

“Stop Cook Africa” è stato ieri, durante la colorata e partecipata manifestazione, uno degli slogan più volte ripetuti nel corso del lungo corteo: “con gli impegni attuali – ci racconta Godwin Ojo, di ERA-FoE Nigeria – la prospettiva per l’Africa è un aumento di 3-4 gradi di temperatura. Un’ecatombe per il continente che causerebbe tra l’altro un’apocalisse migratoria. Siamo arrivati a Marrakech dalla Nigeria, drammaticamente impattata da più di mezzo secolo di sfruttamento intensivo degli idrocarburi, per ribadire che dobbiamo iniziare a dare gambe all’accordo partendo da una decisione semplice e coerente: smettere ovunque e da subito di implementare ogni progetto estrattivo, industriale, infrastrutturale, energetico, di gestione delle terre e delle foreste, di smaltimento etc. che non sia completamente in linea con la riduzione delle emissioni necessaria a scongiurare il peggio”.

 

Gli interventi dei delegati africani provenienti dalle realtà sociali e arrivati in Marocco per partecipare tanto alle sessioni negoziali ufficiali quanto alle assemblee del forum sociale, pongono alcuni temi di grande rilevanza.

Primo tra tutti, la necessità e l’urgenza per i paesi africani di riprendere in mano il proprio destino e di uscire definitivamente da una logica coloniale, che – denunciano – aleggia ancora oggi nei meccanismi definiti per l’implementazione dell’Accordo di Parigi.

Riappropriazione delle risorse, modelli di gestione dei territori legati all’inclusione nei processi decisionali delle comunità residenti, finanziamenti cospicui e diretti a progetti la cui utilità è accertata, senza passaggi di mediazione presso governi regionali o nazionali.

 

Attenzione a parte merita il tema delle migrazioni ambientali: “qui in Africa le migrazioni ambientali e climatiche sono all’ordine del giorno” – spiega il delegato della Coalizione marocchina.

In Mali, Corno d’Africa, Nigeria, Gambia e in moltissimi paesi sono già milioni ogni anno le persone costrette a scappare da condizioni ambientali e climatiche non più compatibili con la vita umana.

Un tema questo di grande importanza ma marginale nel dibattito pubblico. La creazione di nessi tra le politiche migratorie e le cause delle migrazioni è al contrario elemento di grande valore per provare a ricostruire una narrazione non stigmatizzante dei flussi migratori e un fronte sociale coeso che da entrambe le sponde del mediterraneo provi a rispondere all’emergenza climatica e, assieme, alle emergenze sociali che essa produce, giorno dopo giorno.

 

 

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